E il crocifisso di suor Minetti fece traboccare il cardinale

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 Settembre 2011 - 14:42 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – E il crocifisso fece traboccare… il cardinale. Si potrebbe riassumere così la posizione della Chiesa espressa attraverso le parole del cardinale Bagnasco che si è spinto a chiedere, nemmeno troppo velatamente, un passo indietro a Silvio Berlusconi: “il gesto nobile di cui la storia gli sarà grata”. Va bene tutto, passino i due divorzi, passino i facili costumi, passi la vita privata e  modellata non esattamente sulla morale cristiana, ma a tutto c’è un limite,e il crocifisso tra le tette della Minetti no, proprio no. Quando hanno letto di quel crocefisso che lì pendeva e “ornava”, quando hanno letto che il premier non smentiva indignato ma rivendicava: “Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”, allora per la Chiesa italiana il crocefisso è stata la goccia, la goccia di troppo.

La Chiesa si sa, non è mai andata storicamente troppo per il sottile, ha appoggiato tiranni ed stata guidata da pontefici non proprio integerrimi. In duemila anni di storia ne ha viste di tutti i colori ed è stata sovente in errore come la Lega si è premurata di ricordare. “E’ un messaggio rivolto a tutti, che potrebbe valere anche per la chiesa per quando riguarda la pedofilia” ha detto Carolina Lussana, vicepresidente dei deputati della Lega Nord. Di “pelo sullo stomaco” la chiesa nei secoli ne ha avuto da vendere. E sa benissimo, la Chiesa, che con la politica ci si possono sporcare le mani. E per questo ha a lungo tollerato se non avallato comportamenti discutibili da un punto di vista cristiano. Per questo non ha avuto problemi per lungo tempo ad appoggiare Silvio Berlusconi. Quando al premier sfuggì una barzelletta al sapore se non di bestemmia di certo che violava il “non nominare il nome do dio invano”, allora un monsignore, monsignor Fisichella, invocò il “contesto” come salvacondotto e assoluzione.

 

Ultimamente però il rapporto tra i chiesa italiana e Berlusconi si è andato incrinando. Troppi scandali con protagonista il presidente del consiglio. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso potrebbe essere l’episodio riportato da Il Fatto Quotidiano a metà settembre: “a fine spettacolo (Berlusconi ndr) si è avvicinato a Nicole e con il crocifisso in mano le ha detto: ‘Dio santo ti benedica’. Poi ha fatto il segno della croce sul corpo di Nicole. Lo faceva sempre, era la specialità del presidente: benediceva e toccava”. Scriveva il quotidiano: Silvio Berlusconi era solito chiudere così gli spettacoli nella sala del bunga bunga. “Accadeva una volta al mese”, quando venivano “organizzate serate speciali dedicate a un film”. E nel febbraio 2010 toccò a Nicole Minetti scegliere la pellicola. “Voleva Sister Act e Nicole era bellissima vestita da suora. Salì sul palco, quello ormai famoso con il palo da lap dance. Fece un balletto e lo spogliarello. Un bellissimo spettacolo, davvero. Rimasta nuda il presidente le si è avvicinato, ha preso la croce di legno che tiene al collo e ha detto ‘Dio santo ti benedica’; poi le ha appoggiato il crocifisso sulla testa, tra le gambe e sui seni”. Vera o falsa che sia la ricostruzione de Il Fatto, i vescovi italiani l’hanno ritenuta plausibile, credibile. Comunque probabile nel “contesto” che emerge dalle intercettazioni e dalla vita privata del premier.

A raccontare nuovi particolari sulle “serate di relax” del presidente del Consiglio è una delle testimoni chiave di tutta la vicenda Ruby. Amica della marocchina, di Nicole Minetti, di Silvio Berlusconi (a cui telefonava liberamente sul cellulare privato) e di tutte le Olgettine. Evidentemente troppo.

 

Così il cardinal Bagnasco ha scaricato definitivamente il Cavaliere, che oggi ha inviato Gianni Letta a mediare con la Santa Sede anche se sembra improbabile che dopo le parole del cardinale ci possa essere ancora spazio per una mediazione. “Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto”. E ancora: “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. (…) Ecco perché si tratta non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni – crescendo – non restino avvelenate”. Parole chiare e nette. Anche se il nome del Cavaliere non mai stato fatto è evidente a chi l’invito a fare un passo indietro è rivolto, tanto e vero che nemmeno gli uomini del Pdl si sono avventurati nel dire che il cardinale non parlava di Berlusconi.

 

Ma il presidente del consiglio ascolterà l’invito della Santa Sede, invito comune a dire il vero a quello fatto dalle opposizioni e da Confindustria? La risposta sembra scontata: no, certamente no. Rimanendo in tema e usando le parole di Eugenio Scalfari, “nemmeno se venisse Gesù Cristo in persona a chiederglielo Berlusconi farebbe un passo indietro, lui resterà lì fino a che lo vota Scilipoti”. Gesù ha altro di cui occuparsi, non verrà certo a chiederlo di persona come nel paradosso di Scalfari, ma la gerarchia cattolica le dimissioni le ha chieste. Ora Berlusconi è premier a dispetto dei diavoli dei mercati e a dispetto pure dei santi.