Quando “esodato” è privilegio: alle Poste ti assumono i figli

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 Aprile 2012 15:43 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2012 16:27

Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane (Lapresse)

ROMA – “Esodato” di questi tempi fa rima con “sfortunato”, quando non con “fregato”. Tali si ritengono infatti, sfortunati nel migliore dei casi e fregati negli altri, i lavoratori che hanno visto saltare i loro piani pensione dopo l’ultima riforma varata dal governo Monti. Gli esodati, quelli che avevano accettato di lasciare l’azienda in anticipo per essere “accompagnati” sino alla pensione, si sono ritrovati dopo la riforma in un limbo senza lavoro e senza pensione. Proteste generali e governo al lavoro per risolvere la questione. Ma a volte esodati vuol dire anche privilegiati. Almeno alle Poste.

Le Poste Italiane, come raccontano Repubblica e Il Sole 24 Ore, negli accordi presi con i dipendenti per pre pensionarli, avevano infatti introdotto la possibilità di cedere “in eredità” il posto di lavoro ai figli. Scrive Repubblica: “Fuori il padre, dentro il figlio: la mobilità è meno dura se sai che l’azienda ti manda via, ma al tuo posto assume la prole. Così ha fatto Poste spa, trovando, per una parte degli esodati, una soluzione “in famiglia”. Nell’azienda, ad avere questo problema sono circa 5 mila dipendenti: lavoratori che hanno accettato di lasciare il posto per essere accompagnati – grazie agli ammortizzatori sociali – alle soglie della pensione, ma i cui progetti sono ora saltati per via dell’allungamento dell’età pensionabile introdotto dalla riforma Fornero. Poste Italiane una parziale soluzione al problema l’ha trovata. Lo ha annunciato il presidente Giovanni Ialongo, specificando come non sia possibile che ora i 5 mila esodati postali rientrino in azienda visto che “alcuni sono stati incentivati all’uscita grazie all’assunzione del figlio o della figlia”. In tempi di disoccupazione giovanile al 31,9 per cento una proposta molto interessante per chiunque abbia ragazzi a carico. Le Poste non forniscono dati su quante persone abbiano accettato lo scambio, ma i sindacati parlano di oltre 500 assunzioni avvenute grazie a questa staffetta famigliare. Il dieci per cento degli esodati, dunque”.

L’accordo di cui il presidente Ialongo parla dovrebbe far gridare vendetta. Un accordo simile infatti, seppur allettante dal punto di vista umano, e persino considerato “normale” probabilmente da molti italiani, è infatti un accordo che manda ancora una volta a farsi benedire principi di efficienza e meritocrazia. Principi che non sono evidentemente di casa nel nostro Paese, principi che non riescono a far breccia nemmeno in tempo di crisi. Gli italiani “tengono famiglia”, questo è il dato principale.

Seppur avvilente dal punto di vista sociologico, e demotivante per tutti quei giovani che un lavoro lo cercano senza mamma e papà, un altro aspetto inquietante deriva da questa pratica adottata dalle Poste: perché mai ora quegli esodati per cui tutti si preoccupano dovrebbero ricevere il sostegno pubblico? Cioè il sostegno di quei soldi versati da cittadini che magari il posto al figlio non l’hanno trovato? Nella logica medievale del “posto è mio e lo lascio in eredità” i soldi che al genitore mancano per coprire i contributi mancanti li dovrebbe pagare il figlio che ha avuto il posto fisso che tanto agognava, non certo la collettività.

Certo, non tutti gli esodati sono dei privilegiati. Alle Poste si parla di circa 500 casi, ma chi assicura che anche altre aziende non abbiano messo in pratica accordi simili?

L’accordo, che anche da un punto di vista aziendale sarebbe fortemente discutibile, è avvenuto grazie ad accordi individuali fra dipendente e azienda, sottolineano i sindacati che vorrebbero chiamarsene fuori. “La scelta è stata assolutamente discrezionale” assicura Enrico Miceli, segretario generale della Slc Cgil. Cgil, Cisl, Uil e Ugl tengono poi a precisare di non aver firmato alcun accordo su vie d’uscita familiare, anche se la soluzione – in passato – aveva ottenuto la benedizione dei sindacati (un paio d’anni fa erano stati firmate intese su assunzione – controscivolo in diversi istituti bancari). Complimenti al sindacato quindi che, forse non attivamente ma almeno passivamente, ha avallato questo accordo. Alla faccia della meritocrazia. E complimenti alle Poste che hanno evidentemente una “politica delle risorse umane” che prevede l’efficienza di sangue e il diritto dinastico.