Multe, sotto i 2000 euro l’esattore fa il solletico. Quindi l’80% non paga più

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 6 Giugno 2013 13:40 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2013 13:40

equitalia_lpROMA – I contribuenti italiani non pagano più le multe. E’ questo il primo vero risultato dell’allentamento della morsa della riscossione. Equitalia e i suoi esattori, come quelli di altre sigle, hanno meno poteri e fanno meno paura, e i Comuni non incassano più. Nel 2012 Roma, su 281 milioni di euro messi in bilancio come “frutto” delle contravvenzioni, ne ha incassati appena 14. Milano 135 su 471, Napoli 40 su 294 e la musica non cambia passando da grandi città a piccole realtà.

Da tempo ormai le amministrazioni comunali italiane sono abituate, chi più chi meno, a inserire nei loro bilanci le grosse entrate attese derivanti da multe e contravvenzioni. Voci molto ricche grazie alla naturale scarsa disciplina degli italiani, alla cavillosità esosa della segnaletica e della normativa e anche all’efficienza raggiunta nella riscossione dall’odiata Equitalia e, soprattutto, dai poteri che la legge le riconosceva. Venuti però meno questi poteri, o comunque significativamente ridimensionati, quale che sia l’ente riscossore il risultato è che l’incassato è molto inferiore a quanto preventivato.

Prevedendo i possibili buchi di bilancio che puntualmente stanno venendo alla luce, la Corte dei Conti ha imposto da tempo ai Comuni la creazione di un “fondo di svalutazione crediti”, un fondo cioè in cui accantonare denari da utilizzare per coprire le voci di bilancio si rivelassero senza copertura. Il fondo in questione, nella Capitale, dopo l’accantonamento di altri 85 milioni, ha raggiunto quota 350 milioni di euro, distratti, chiaramente, da altre parti.

Le multe però non si pagano più non solo a Roma, ma praticamente ovunque. Napoli ad esempio, dove il comune ha incassato circa 40 milioni su quasi 300 messi in bilancio, vantava lo scorso anno crediti per 211 milioni (dei 300 stimati cioè 211 erano un’eredità degli anni precedenti e 90 circa si stimava sarebbero stati quelli dell’anno in corso), crediti vecchi e persino antichi. Incasso? Nove miseri milioni, meno del 5%, che in altre parole vuol dire che il 95% per cento circa delle multe non sono state pagate. Una buona media. Fuori dalle città, a Sarzana, in provincia di La Spezia, il comune aveva previsto per il 2012 quasi 8 milioni dalle multe, riscosso un milione e 600 mila. A Galliate, in provincia di Novara, hanno direttamente rinunciato, come racconta Mario Sensini sul Corriere della Sera, cancellando con un tratto di penna dal bilancio quel residuo di 247 mila euro che non si sarebbe mai incassato.

Spuntati i denti e tagliati gli artigli di Equitalia e delle altre agenzia di riscossione, gli italiani non hanno più paura. Gli immobili non vengono più pignorati, specie le prime case, e questo fa tirare un sospiro di sollievo. Ma sono pochi statisticamente i debitori che arrivavano a veder messa in pericolo la propria abitazione, e la misura che ha fatto rasserenare e chiudere il portafogli agli italiani è principalmente un’altra. Per i crediti di importo fino a 2 mila euro, cioè la stragrande maggioranza, pari forse al 90% del totale di ciò che dovrebbero incassare i Comuni, è stata eliminata l’esecutività immediata degli atti di accertamento. Che tradotto significa niente più ganasce e fermi amministrativi, ma lettere. Due avvisi a distanza di sei mesi l’uno dall’altro prima di ogni azione di riscossione coatta. Nella peggiore delle ipotesi il problema, per un cittadino che si vede recapitare un avviso “bonario” relativo ad un debito ad esempio di 1.500 euro, si porrà quindi dopo un anno. A Roma si dice, in questi casi, “beato chi c’arriva”…

Quella norma sui piccoli crediti è stata ora cambiata, con il tetto ridotto a mille euro e con il recupero coatto solo dopo 120 giorni dal ricevimento di un avviso bonario con l’illustrazione dettagliata del debito che si chiede di saldare. Debiti inferiori e 6 mesi di meno quindi, ma gli avvisi bonari possono essere recapitati al contribuente, come dice esplicitamente la legge di Stabilità 2013, solo “per posta ordinaria”, che non è proprio sinonimo di certezza.