Sondaggio: destra boccia Ici. Sinistra sì a pensioni tardi, no al blocco

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 Dicembre 2011 15:13 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2011 15:13

Mario Monti (Lapresse)

ROMA – Gli italiani si fidano di Mario Monti ma non dei suoi provvedimenti. L’Italia che viene fuori dalla fotografia fatta da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera, è un’Italia che conferma la fiducia e le speranze riposte nel nuovo esecutivo, anche se la percentuale di apprezzamento scende, fisiologicamente si potrebbe dire, dal 73 al 64%, ma nello stesso tempo ha più di una riserva sulla manovra appena presentata. Una fotografia che svela quindi la solita Italia un po’ schizofrenica, ma che riserva anche qualche sorpresa, come ad esempio il dato sull’aumento dell’età pensionabile, apprezzato tra gli elettori di centro sinistra (56% di favorevoli), sgradito invece a quelli di centro destra (30%).

Per quanto riguarda la fiducia nel professore, dal 24/25 novembre, l’apprezzamento generale è diminuito, scotto inevitabile delle misure presentate. Ma il giudizio rimane generalmente favorevole a Monti anche dopo la sua prima “prova pratica”. A novembre la fiducia era misurata sulle aspettative, ora si valutano i primi provvedimenti concreti. La valutazione complessiva sull’operato del governo poi mostra come la netta maggioranza degli italiani (61%) apprezzi quanto, nell’insieme, l’esecutivo ha fatto sin qui. Naturalmente, il giudizio positivo verso il presidente del Consiglio varia in relazione all’orientamento politico. È massimo tra gli elettori del centrosinistra (88% nel Pd), elevato tra quelli di centro (76% nell’Udc), e costituisce la maggioranza relativa (48%) tra chi vota Pdl. Ma persino tra gli elettori della Lega, che pure è all’opposizione, il 47% esprime una valutazione positiva nei confronti di Monti (a fronte del 50% che gli nega il suo consenso). E il premier è «promosso» anche dal 61% di chi è indeciso su cosa votare o tentato dall’astensione. Dati che risultano ancor più positivi in considerazione del fatto che arrivano all’indomani della manovra presentata, il cosiddetto decreto “salva Italia” da 30 miliardi di euro.

Diverso invece, e molto più sfaccettato, il giudizio che gli italiani danno alle singole misure della manovra. Se la media, come rileva Mannheimer, è positiva, con il 66% dei giudizi positivi, tortuoso è il percorso da fare per ottenere questo risultato. Con fette di elettorato, principalmente di centro destra, che boccia diversi punti. E i più contestati, o i meno graditi che dir si voglia, sono quelli più “pesanti”: tasse sulla prima casa e pensioni.

Proprio il ritorno dell’Ici è la misura più sgradita, promossa dal 52% degli elettori di centro sinistra, ma apprezzata appena dal 19% di quelli di centro destra. Scontato che il ritorno della tassa sulla prima casa fosse cosa invisa a molti, e in particolar modo nell’area Pdl-Lega, seppure il ritorno dell’Imu era già previsto dal federalismo, diverso è il discorso sulle pensioni. Per Bersani and co. il tema previdenza era, ed è, quello più delicato, come la patrimoniale per Berlusconi. Il sondaggio del Corriere racconta però una verità diversa: l’aumento dell’età pensionabile è generalmente sgradito (40% di favorevoli), ma è più apprezzato a sinistra (56% di favorevoli) che a destra (30% di favorevoli). Lo stesso orientamento critico (39% di giudizi positivi) si rileva nei confronti del mancato adeguamento all’inflazione per le pensioni superiori a 936 euro, anche in questo caso come risultato di orientamenti opposti tra l’elettorato di centrosinistra e quello di centrodestra.

Come sgraditi sono la possibilità per le regioni di aumentare le tasse sui redditi (36% di favorevoli), e l’aumento di altri due punti percentuali dell’Iva da settembre 2012 se le altre misure si rivelassero insufficienti (30%).

Riscuotono maggiori consensi invece gli altri capitoli della manovra: è così, ad esempio, per la tassazione sui beni di lusso (auto, barche, aerei) che vede un’approvazione del 93%; superiore persino a quella per la diminuzione dei costi della politica, con la riduzione degli organi delle Province (82%). E ancora, incontra il favore della popolazione (81%), il varo degli sconti fiscali per gli imprenditori che reinvestono gli utili in azienda; così come la tassazione dei capitali rientrati dall’estero con lo scudo fiscale (73%) e il divieto dell’uso dei contanti oltre i 1.000 euro (70%). Più contenuto invece il consenso per il passaggio al sistema contributivo nel calcolo della pensione (61%) e per la tassazione di tutti i depositi finanziari (57%).

L’insieme dei provvedimenti, se si calcola la media dei giudizi positivi sulle singole decisioni, è approvato quindi dalla popolazione, si ottiene infatti un valore pari al 66%, che mostra come vi sia consenso diffuso, anche se assai differenziato tra l’elettorato del centrosinistra (85%) e quello del centrodestra (59%). Questo supporto generalizzato è rafforzato dall’impressione, manifestata dal 68% dei cittadini (ancora una volta assai più nel centrosinistra), di una crescita di credibilità nel contesto internazionale dell’Italia. Monti va bene dunque, ma non così le sue misure. Tradizionale paradosso italico per cui tutti devono fare i sacrifici, basta che a farli sia qualcun altro.