Treni, squadre speciali anti rom: zona rossa a Firenze

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 21 luglio 2014 13:45 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 17:47
Treni, squadre speciali anti rom: zona rossa a Firenze

Treni, squadre speciali anti rom: zona rossa a Firenze

FIRENZE – Otto minuti. Questo è il tempo di sosta dei treni dell’alta velocità nella stazione Santa Maria Novella di Firenze. Una finestra temporale che, come raccontano le molte denunce dei viaggiatori, si è trasformata in un vero e proprio assalto alla diligenza. Minuti in cui intorno e sui convogli si crea un’inevitabile ressa fatta di persone che salgono e scendono, passeggeri che scaricano le proprie valige o le sistemano, mamme che inseguono i figli, manager che cercano il loro posto a sedere e, in mezzo a questa marea umana, un organizzatissimo esercito di borseggiatori e truffatori vari pronti ad utilizzare il loro miglior alleato: la calca.

Una realtà non particolarmente nuova e assolutamente conosciuta da chi viaggia nel nostro Paese. Ma a Firenze, prima città in Italia, per cercare di trovare una soluzione, da qualche settimana si è deciso di installare delle vere e proprie barriere a tutela dei viaggiatori, dei muri umani fatti di controllori ed agenti che hanno il compito di tenere lontano dai binari chi non ha il biglietto e quindi non è lì per partire. Funzionerà?

All’estero è una tecnica già in voga ma a Firenze, stando alle cronache dei primi giorni, sembra che queste barriere finiscano solo con lo spostare il problema. L’esercito di pickpocket, come si dice in inglese, vanta infatti un’organizzazione da fare invidia ad un generale e sembra aver prontamente dirottato l’attenzione sui convogli che ad alta velocità non sono e che non godono, per ora, della stessa protezione.

“Gli otto minuti di sosta dei treni veloci – scrive Sandro Cappelletto su La Stampa – si erano trasformati nel set di un film di guardie e ladri. Tre i protagonisti: squadre di borseggiatori fronteggiati, in maniera inadeguata, da pattuglie della Polizia Ferroviaria e nuclei della Protezione Aziendale attivati da Italo e Trenitalia. Una sola la vittima: il viaggiatore, in partenza, in arrivo, in transito. Ghiotto il bottino: portafogli, zaini, trolley e grandi valigie. In questo periodo estivo i treni sono molto affollati (infatti è diventato difficile trovare tariffe in offerta) e a Santa Maria Novella transitano fino a 10 convogli veloci con a bordo 5000 passeggeri ogni ora. (…) La tecnica messa a punto dagli aggressori era collaudata: prima fare ressa tutti assieme alle porte di salita/discesa dei passeggeri aumentando la confusione, poi dividersi in due gruppi. Un gruppo, composto da ragazze, sale a bordo e si piazza accanto al vano bagagli della carrozza, dove sono accatastate le valigie più voluminose, il primo bersaglio; poi percorre il corridoio centrale del vagone, puntando ai colli più piccoli e chiedendo l’elemosina. Spesso, il borseggiatore salito a Firenze, scende a Bologna: 37 minuti di viaggio, utili a perlustrare tutto il treno e in particolare le carrozze di seconda classe, le più affollate. L’altro gruppo, maschile, si dispone lungo il binario e si offre con insistenza, soprattutto ai turisti stranieri, come portabagagli, ad un costo di almeno 5 euro a valigia. I Frecciargento sono i treni più propizi al furto: porte e corridoi più stretti rispetto ai Frecciarossa aumentano il livello di affollamento e confusione. Più di Torino, Milano, Venezia, Roma e Napoli, è stata prescelta la stazione di Firenze perché qui, nella città che si trova al centro del tipico “viaggio in Italia”, è maggiore il ricambio: ad ogni arrivo e ripartenza i vagoni si svuotano e si riempiono, valigie e passeggeri vanno e vengono. E 8 minuti di sosta sono un buon margine di tempo per agire”.

Scene simili si ripetono in molte delle principali stazioni. Ma è Firenze la prima ad aver sentito il bisogno di introdurre le barriere, e questo perché, come hanno notato le squadre dei borseggiatori, la città toscana è il crocevia del turismo e del traffico ferroviario del nostro Paese. Tutti i turisti che vengono in Italia fanno una tappa nella città di Dante e chi non vi si ferma comunque passa per la sua stazione, sia per andare verso Roma, Napoli e il sud Italia, sia per andare, al contrario, verso nord, verso Venezia o Milano. E’ quindi a Firenze che c’è il maggior traffico di treni e di uomini, e ovviamente di valige, portafogli, trolley e quant’altro. Ed è quindi qui che il problema assume dimensioni maggiori che altrove.

Ogni stazione, non solo italiana, ha la sua “equipe” di borseggiatori e truffatori vari. Ma forse solo Firenze, almeno nel nostro Paese, è terreno di caccia per un vero e proprio esercito capace di studiare e pianificare i tempi delle azioni in relazione con i tempi di sosta dei treni, organizzarsi in squadre, dividersi i compiti e gli obiettivi.

L’Associazione Nazione Rom ha protestato per “i soprusi, gli abusi, le illegalità commessi contro cittadini di etnia Rom trattenuti negli Uffici della Polfer di Santa Maria Novella” e ha proposto “di costituire una cooperativa di portabagagli legalmente costituita da cittadini di etnia Rom ed italiani disoccupati. Un servizio di accoglienza per i tredici milioni di turisti che arrivano ogni anno nella città di Firenze”. Una soluzione forse non percorribile visto che a Venezia, unica città della penisola dove ancora esiste il servizio di portabagagli, si segnalano numerosi diverbi e scontri fisici tra facchini italiani e stranieri, muniti di regolare autorizzazione, ma accusati di praticare tariffe più basse.

In attesa di una soluzione magari più organica rispetto all’esperimento “barriere” di Firenze, la cosa migliore che i viaggiatori possono per ora fare è non perdere mai di vista i propri bagagli e diffidare di facchini vari e di dubbia onestà.