Chiesa: Francesco, Papa giusto al momento giusto

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 20 Marzo 2013 10:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2013 10:46
Chiesa: Francesco, Papa giusto al momento giusto

Papa Francesco

VATICANO  – Papa Francesco celebrava, martedì mattina sul sagrato di San Pietro, la messa di inizio pontificato. Fra le decine di migliaia di persone che affollavano la piazza, si aggiravano affannati telecronisti alla ricerca di sensazioni di popolo. Un plebiscito per Francesco, naturalmente, e la risposta di una signora che, nella sua semplicità “francescana”, dava senso compiuto all’evento. “E’ il papa giusto al momento giusto”. Una donna senza nome spiegava la storia della Chiesa, che se resiste da duemila anni, una ragione ci deve essere.

Chi ha vissuto da adulto le ultime vicende della Chiesa, ha potuto constatare di persona quanto sia vera la storia del papa giusto al momento giusto. Per non farla troppo lunga, basterà leggere la storia degli ultimi 55 anni, a partire da Angelo Roncalli, papa Giovanni XXIII, l’uomo del Concilio Vaticano II, passando per il suo successore Giovanni Montini, papa Paolo VI, l’uomo che “pregava” le Brigate rosse per Aldo Moro. Ma zoomando gli ultimi 35 anni, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI a Francesco, la trama si legge nitidamente. La trama di una istituzione millenaria che capisce un minuto prima degli altri quando è il momento di cambiare.

Perchè arriva oggi papa Bergoglio e non otto anni fa, quando -si racconta- lui si ritirò a favore di Ratzinger? Una risposta c’è. Oggi il mondo ha bisogno di un pastore capace di parlare ai poveri, perché oggi i poveri non sono più affare del Terzo e del Quarto mondo, ma sono affare dei Paesi ricchi, dell’Europa che è il cuore del Cristianesino e della cattolicità. Francesco è l’uomo che deve ridare speranza ai disperati, in nome di Cristo e della croce. Francesco è un gesuita abituato a combattere perchè il suo Ordine di provenienza è la Compagnia di Gesù, ordine-religioso militare fondato da sant’Ignazio di Loyola. I gesuiti hanno evangelizzato il mondo, dalle Indie al Giappone, al Sudamerica.

I gesuiti non hanno mai avuto un papa perché la loro Compagnia è già troppo potente, così potente che le Corone di Europa costrinsero Clemente XIV, papa francescano, a scioglierla nel 1773; fu Pio VII a farla rinascere nel 1814. Papa Francesco, che sceglie il nome del poverello di Assisi, è oggi l’uomo giusto al posto giusto. I suoi primi gesti, dall’abolizione delle insegne del potere al muoversi tra gente come un parroco, annunciano un pontificato diverso da quello di Ratzinger e spiegano la ragione della scelta. Sì è vero, ci sono anche i problemi dello Ior, della pedofilia, lo scandalo vaticano dei dossier sfuggiti al controllo. Ma il punto vero è che oggi la Chiesa è preoccupata della sua decadenza nella culla della sua civiltà, l’Europa, e si affida a un combattente che affronta il mondo a mani nude.

Anche otto anni fa, la Chiesa scelse il papa giusto al momento giusto. Il problema centrale, in quel momento, era il cosiddetto “scontro di civiltà” fra Occidente cristiano e Oriente musulmano. Quattro anni prima c’era stato l’assalto alle Torri gemelle di New York, Bin Laden, con tutto il contorno di terrorismo e di guerre, di guerre e di terrorismo.

La lunga malattia di Wojtyla aveva limitato la presenza “politica” della Chiesa di Roma. Serviva un pensatore, un uomo colto che riportasse il mondo alla ragione, anzi un uomo che facesse coincidere in qualche maniera Fede e Ragione. Vasto programma, ma la Chiesa, già dai tempi dell’Impero romano, ragiona solo per vasti programmi.

Joseph Ratzinger, raffinato teologo bavarese, era il più pronto per dipanare la complicata matassa, il più profondo conoscitore della Dottrina, l’unico in grado di pronunciare il discorso di Ratisbona sui secolari rapporti fra l’Islam e il Cristianesimo. Papa Benedetto XVI affascinava intellettuali e studiosi, e incantava anche il popolo che non sempre era in grado di seguirlo con cognizione di causa. Era come se il mondo andasse da un’altra parte. E Benedetto, uomo intelligente quant’altri mai, ha capito che il suo tempo era finito, che il suo pontificato “alto” non era più utile alla Chiesa, mentre la sua Curia si era allineata ai comportamenti peggiori dei Potenti della Terra. Intelligente e umile, Ratzinger s’è messo da parte, con un gesto forte e “impossibile”, aprendo la strada al suo antico “avversario”, quel Jorge Mario Bergoglio, vescovo del Terzo mondo, ancorchè espressione dei Gesuiti (come Martini) che a lui non piacciono particolarmente.

Ma, prima di Ratzinger, papa giusto al momento giusto fu anche Karol Wojtyla, il 58enne vescovo di Cracovia, ignoto anche a molti cardinali suoi elettori. Prete forte e risoluto che aveva vissuto le tragedie del nazismo e del comunismo sulla sua pelle. Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, il regime sovietico cominciava a dar segni di disfacimento. La cattolicissima Polonia era in prima fila nei movimenti secessionisti e libertari. Nasceva Solidarnosc ad opera di un certo Walesa, operaio e capopopolo poi diventato Nobel per la pace. La Chiesa era in prima fila, la Chiesa perseguitata dal regime comunista. Morto Paolo VI, i cardinali avevano eletto papa Albino Luciani, il patriarca di Venezia. Era stata una scelta di “ripiego” o un “errore” dello Spirito santo, con rispetto parlando. Luciani, col nome di Giovanni Paolo I, “regnò” solo 33 giorni. La Spirito riprese in mano la partita e rivolse le sue attenzioni all’Est. Un papa polacco avrebbe accelerato la caduta dell’Impero sovietico. Dieci anni dopo, crollava il muro di Berlino e cambiava la storia del mondo. Anche Wojtyla era stato l’uomo giusto al posto giusto.

L’anonima donna di piazza San Pietro ha detto in poche parole perchè lo Spirito santo, con tutto quello che può voler dire, sa come va il mondo e come prenderlo per il suo verso. La storia si ripete da duemila anni.