Andrea Orlando, Raffaella Paita trema. Presidenza Liguria, ministro indeciso

di Franco Manzitti
Pubblicato il 22 settembre 2014 13:01 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2014 15:39
Andrea Orlando, se il ministro della Giustizia si chiama Godot

Andrea Orlando, se il ministro della Giustizia si chiama Godot

GENOVA – L’intuizione l’ha avuta la bella Raffaella Paita, assessora alle Infrastrutture liguri e candidata alle prossime Primarie per scegliere il nuovo presidente della Liguria nel centro sinistra. Nel bel mezzo di un dibattito tra i tre candidati oggi in corsa per quella gara (oltre a lei, il sindaco di Savona Federico Berruti e il consigliere comunale Alberto Villa) Paita, presentatasi dopo l’estate con un look molto meno aggressivo, alla Lucia Mondella nella versione vintage dei Promossi Sposi, ha annunciato che lei da questa gara per agguantare il timone ligure non si sarebbe ritirata neppure se fosse arrivato Godot.

Ora tutti sanno chi è Godot, uno dei grandi personaggi di Samuel Beckett che non arriva mai, lo aspettano su una panchina Valadimir e Estragan e la celebre pièce teatrale si dipana nella sua vana attesa. Il fatto è che il Godot ligure, un nome e un cognome ce l’aveva e sulla ribalta genovese ci è effettivamente arrivato, la sera dopo le affermazioni lanciate da Raffaella Paita in un confronto senza scossoni, a parte quello di Godot e il velenoso botta e risposta tra candidati contrapposti, ancorchè tutti della stessa area pd.

Godot è Andrea Orlando, ministro di Grazia e Giustizia, quarantenne, coetaneo della Paita e anche suo conterraneo, non solo, anche amico d’infanzia a La Spezia della assessora, con cui ha condiviso la vita infantile, adolescenziale e quindi politica, tutti schierati da quella parte, Pci, Pds, Ds, Ulivo, Pd in una continuità quasi familiare, che ora esplode in una contrapposizione possibile e appunto attesa non si sa se come quella di Godot, quindi invano, nel gioco sottile di Beckett, di far succedere quel che non succede.

Orlando secondo molti tam tam liguri, per quanto alle prese con il kolossal della Riforma della Giustizia, per quanto mobilitato con Renzi, per il quale non spasima, essendo ricambiato della medesima moneta di diffidenza-distanza dal premier, avrebbe fatto un pensiero alla presidenza della Liguria, un perfetto buen retiro per un deputato che è: 1) alla terza legislatura parlamentare, quindi passabile di non conferma al prossimo turno, anticipato o no che sia; 2) alla fronda nel pd rispetto a Renzi del quale potrebbe costituire uno dei leader di maggiore forza e autonomia in una minoranza interna ai giochi complicati della dissidenza; 3) interessato, quindi a un quinquennio di stabilizzazione e di riconquista di un territorio politicamente un po’ terremotato, in cui sta tramontando la stella di Claudio Burlando, dopo un abbondante ventennio di progressivo dominio della scena.

L’incombenza di una clamorosa candidatura alle Primarie ligure del Guardasigilli spezzino è stata nel cuore dell’estate tanto forte, quanto la mobilitazione di una parte del Pd storico genovese e ligure contro la stessa Paita, da mesi oramai lanciata verso la sua candidatura e praticamente in una molto sfrenata campagna elettorale.

Lo hanno come invocato Orlando, l’establishment Pd, per quanto residuale ed anche molti dei giovani dirigenti, che non sono mai stati convinti della candidatura Paita, troppo “nominata” da Burlando e quindi destinata a incarnare, nella loro visione, un continuismo con la non certo travolgente gestione della stessa era Burlando…..
Tramontate altre candidature dello stesso Pd, magari anche con matrice post Margherita, come quelle del potente assessore all Sanità, Claudio Montaldo, datatissimo dirigente pd e come quella dell’assessore alle Finanze Pippo Rossetti, di matrice cattolica, lo sport estivo ed anche primaverile dei democrat era stato trovare “il cavallo di razza”, capace di disarcionare la Lella come la chiamano tutti, che aveva già frustato il suo di cavallo.

Ma il “cavallo di razza” non si trovava e in campo a galoppare restavano oltre a lei il sindaco di Savona Federico Berruti, cinquantenne molto vicino a Renzi, suo sostenitore della prima ora, capace ma non molto travolgente e poco agganciato a Genova e Alberto Villa, un ex fedelissimo di Marta Vincenzi, già sindaco di Genova, “caduta” nella tragic alluvione del 2011, consigliere comunale, presidente del Pd, un candidato di parata, che forse lo è meno di quel che sembra.

Mentre la Paita piantava bandierine sul territorio ligure con i suoi Comitati, ricopiando un po’ la mappa del dominio territoriale, disegnata dal suo presidente nei dieci anni di Governo, il fantasma di Godot si è ingigantito e sopratutto nella fine di agosto, e con la fioritura della Festa dell’Unità, anche a Genova le panchine dove Vladimir e Estragan ( e in realtà molti altri) erano seduti a aspettare e a strologare su Orlando, si sono infittite.

Fino a quando la Paita ha smascherato il giochino, scegliendo la citaziane beckettiana e la sera dopo Godot-Orlando si è materializzato, spezzando l’attesa e anche la trama di Samuel.
Intervistato in pompa magna alla Festa il ministro ha negato, prendendo perfino le distanze da Beckett ( che non gli piace troppo) e sopratutto spiegando che “ a me quando incomincio un lavoro piace concluderlo e ora sto lavorando alla Riforma della Giustizia”.

Non sono mancate le stilettate al dibattito genovese e ligure del suo partito. Invece che stare a discutere di chi arriva o non arriva a giocare questa partita perchè non parlate di contenuti di cose da fare, di programmi innovativi. Orlando-Godot ha anche fatto una vera dichiarazione d’amore alla Liguria e ha svelato tutta la sua disponibilità per partecipare ai piani di salvataggio.

E così, mentre una parte del pubblico di questa politica molto chiacchierata ha creduto alla smentita di Orlando, un’altra parte ha intravvisto ancora una possibilità che Godot arrivi davvero e stia solo prendendo tempo.

Intanto quanto durerà questo Governo? E se le elezioni regionali saranno come sembra a maggio 2015 c’è ancora molto tempo e tutto può succedere.
In questo modo la partita riparte e Godot potrebbe essere ancora atteso.

Nel frattempo Raffaella Paita corre sulle macerie della Liguria con un piano molto dettagliato, che sta implicando ora il suo sbarco a Genova, la città capitale, dove la battaglia regionale si vince o si perde e dove ci sono per la ragazza spezzina le maggiori difficoltà di penetrazione. La città è chiusa, avvolta nella sua crisi, appesantita da tanti dossier negativi del suo sviluppo: la potente spinta di de industrializzazione con le vertenze che si ammucchiano una sull’altra…… dure all’Ilva di Cornigliano, alla Piaggio Aerei, all’Esaote Biomedicale, con la speranza sempre più al lumicino di realizzare veramente il distretto di Erzelli per l’high tech e la ricerca postindustriale.

Il territorio stenta a riqualificfarsi con i lavori del nuovo nodo ferroviario lenti come le vecchie locomotive su per il valico dei Giovi, le stazioni ferroviarie storiche di Principe e Brignole con lavori in corso da decenni, quartieri interi in declino demografico e in mano a bande violente di immigrati, l’Amt, azienda dei trasporti, sull’orlo del patatrac, dopo un salvataggio per mano della Regione di Burlando, che oggi appare fittizio, la sanità ligure senza più eccellenze, corrosa dalle fughe di medici e pazienti verso il Piemonte e la Toscana, con l’indecisionismo sulla costruzione di nuovi ospedali e un buco nero davanti all’unico ospedale regionale, quello di san Martino, dove si accede scavalcando un cratere, l’incombenza del clima che fa tremare ogni autunno per le alluvioni che colpiscono sistematicamente Genova e la Liguria e contro la quale non si fa nulla se non a parole. Anno dopo anno, pregando Dio che la bomba d’acqua cada in mare, manco fossero gli inglesi del 1943 a sparare…..

La candidata, che non aspetta Godot, si fa forza di essere l’assessore che ha inaugurato di fatto i lavori del Terzo Valico ferroviario Genova- Milano dove sono già impegnati 2000 lavoratori, dopo 120 anni di attesa. E rivendica la creazione di una filiera positiva, con l’arrivo della “Concordia” nel porto di Prù-Voltri, per una lucrosa demolizione che potrebbe aprire un filone di lavoro. E poi i temi cittadini genovesi non sono tutti del sindaco Marco Doria, che resiste nel suo avamposto, mentre i calcinacci della città gli vengono addosso uno dopo l’altro? E Raffaella Paita, “Lella”, non è un po’ tanto spezzina?

Sarà anche così, ma chi vuol governare la Liguria non può non affrontare la grande crisi di Genova, la città più vecchia del mondo, il suo destino postindustriale, il suo porto da ricostruire 140 anni dopo la munificenza dei Duchi di Galliera che regalarono le nuove dighe e porla al centro di una nuova strategia.
Aspettando Raffaella o Godot, la Liguria si aspetta proprio questo: un cambio di strategia anche programmatica che smetta di percorrere il reticolato e le trincee della crisi “com è e dove è”, per usare uno slogan vecchio di una vecchia campagna elettorale.

La Liguria aspetta di essere “connessa” al resto del mondo e marketizzata a dovere: forse questa è la priorità oggi che il sistema infrastrutturale strozza ogni week end le austostrade liguri fino al soffocamento (basta collegarsi la domenica sera con Isoradio 103,3 e si parla solo di Liguria in coda) e che l’aeroporto di Genova non ha neppure un’edicola dove comprare i giornali e non esiste un aliscafo che colleghi il capoluogo con alcuna delle sue perle nelle Riviere. Gli ultimi assessori al Turismo e alla Cultura ligure _ i settori che qualificano oramai la funzione regionale dopo la sanità_ sono stati un flop clamoroso.

Ci vuole una cultura diversa e una idea di far politica “nuova”: in questo senso forse Samuel Becket aveva ragione a inchiodare i suoi attori su quella panchina ad aspettare qualcuno e qualcosa che non arrivano mai…