Scerni, l’ultima tragedia di una illustre e sfortunata famiglia genovese rivive davanti al Gup di Genova

Scerni, l'ultima tragedia di una illustre e sfortunata famiglia genovese rivive nel processo davanti al Gup di Genova, con i suoi strascichi giudiziari

di Franco Manzitti
Pubblicato il 27 Novembre 2022 - 19:15 OLTRE 6 MESI FA

Scerni, l’ultima tragedia di una illustre e sfortunata famiglia genovese rivive nel processo davanti al Gup di Genova. Con i suoi strascichi giudiziari.

Quando l’ufficiale giudiziario del Tribunale di Genova ha bussato alla porta della famiglia Scerni, con un documento che offriva in cambio della tragica morte di Paolo, avvenuta in un incredibile incidente stradale, un anno e mezzo fa, un risarcimento di 87 mila euro, deciso unilateralmente, il padre e le sue sorelle non potevano credere ai loro occhi.

Paolo, brillante erede della famiglia, agente marittimo, campione di vela, era morto a 46 anni il 21 marzo 2021, sulla autostrada Genova-Ovada-Milano, la A 26, perché un autista bulgaro, Petar Petrov, di 56 anni, stordito da otto ore di guida nella gimkana della rete ligure, tartassata da cantieri eterni, segnaletica carente, corsie deviate continuamente, aveva compiuto una manovra folle.

Uscito contromano da un’area di servizio, dove non trovava posto per posteggiare e riposare, dalla parte dell’entrata e non dell’ uscita, quindi, appunto, contromano, aveva occupato con tutto il suo Tir l’intera sede autostradale.

Un muro che l’auto di Paolo si era trovato improvvisamente davanti nel buio delle dieci di sera. Inutile sterzata, l’impatto era stato violento dalla parte del guidatore, con la Merdeces che era andata a incastrarsi sotto il Tir.

Morte sul colpo per lo sventurato Paolo Scerni, che non aveva neppure avuto il tempo di “lanciare un lamento”, come dice la famosa canzone di Fabrizio De Andrè, ferite leggere al passeggero che viaggiava con Scerni, a dimostrazione che la velocità non era eccessiva e che quell’ostacolo occupava tutta la sede stradale.

Appunto un muro nel buio, un incidente pazzesco in una autostrada trappola, un percorso obbligato, perché in quelle ore per viaggiare da Genova a Milano si poteva passare solo da lì. L’altra autostrada, la A 7, Genova-Serravalle-Milano, era chiusa per lavori.

Un incidente davanti al quale la giustizia italiana si sta arrendendo, dopo che nei confronti dell’autista bulgaro non è stata decisa alcuna misura dal momento tragico dell’impatto a oggi Non gli hanno ritirato la patente, non lo hanno fermato, non gli hanno applicato nessuna misura restrittiva, non lo hanno sottoposto alla prova dell’etilometro. Ha continuato a fare il suo mestiere di autista di Tir da subito, dopo aver posteggiato l’autocarro-muro della tragedia.

La settimana prossima si terrà l’udienza preliminare, davanti al GUP di Genova Nutini, nella quale l’autista bulgaro arriva come imputato di omicidio stradale colposo, con la possibilità di uscire indenne attraverso un patteggiamento, con l’ applicazione delle attenuanti generiche. Che il Pm di Genova, Longo gli ha concesso. E con una pena di pochi mesi.

Sul piano del risarcimento la mossa dell’ Uci, l’Ufficio Centrale Italiano, che si occupa degli incidenti che coinvolgono mezzi stranieri sulle strade italiane, viene giudicata dal collegio di difesa di Scerni, l’avvocato Salvatore Pino e l’avvocato Matias Manco, “uno scandalo”. Per le modalità e per il più complessivo atteggiamento della magistratura in una vicenda così tragica.

La famiglia Scerni ha ricevuto la proposta di incassare quattro assegni di 60 mila euro per il padre di Paolo, il notissimo Gianni Scerni, ex presidente della Camera di Commercio di Genova, del Rina e del Genoa Criket and Foot ball Club, grande agente marittimo, e di 9 mila euro per le tre sorelle della vittima, Federica, Claudia e Azzurra.

Se non accettassero, scrive l’ufficiale giudiziario, in attesa di una valutazione più congrua, saranno condannati a pagare le spese di giudizio. Non solo ingiustizia, quindi, ma anche la beffa e la volgarità di una procedura inspiegabile.

Gli Scerni non fanno certo una questione di soldi, ma proprio di giustizia. Un giovane uomo, nel pieno della sua carriera e della sua vita, muore schiantandosi in autostrada su un Tir che aveva compiuto una manovra folle. Bloccando le due corsie. E il responsabile del gesto se ne va indisturbato a riprendere il suo lavoro nella roulette russa delle autostrade liguri.

Non è un caso che nel 2021 su questi percorsi, che dal 14 agosto 2018 del crollo del ponte Morandi sono diventati un calvario che non finisce più, tra corsie interrotte, chiusure, segnaletica impazzita, deviazioni improvvise, restringimenti, gli incidenti sono stati 7.200, il 25 per cento in più dell’anno precedente.

Uno di questi incidenti è proprio quello di Scerni, che segna una famiglia colpita già da decenni da una serie di sciagure che sembrano quasi bibliche e nelle quali la morte di Paolo è un sigillo.

Suo padre, Gianni Scerni, aveva perso in giovane età due fratelli, Paolo e Federico in incidenti stradali. Uno di questi tra Bonassola e Levanto, era stato talmente tragico che se ne parla ancora in quel delizioso paradiso terrestre che sono le Cinque terre.

Inoltre la famiglia era stata colpita anche dalla morte di una bimba di due anni, la quintogenita, uccisa da un improvviso male incurabile. E recentemente da quella di Savina Scerni, la moglie di Gianni. Una grande donna, manager di teatro, che ha reinventato il “Politeama genovese”, lanciando le nuove stagioni che continuano con grande successo grazie alle figlie. Dimostrandosi un attrazione importante nel panorama degli spettacoli di Genova e non solo.

Ma non è per la gravità delle tragedie subite in tanti anni o per l’importanza della famiglia che viene chiesta giustizia dopo l’incidente del 2021.

La morte di Paolo Scerni ha colpito non solo la sua famiglia, i suoi affetti, già così provati, ma più in generale anche la sicurezza della circolazione stradale e autostradale in Liguria, come le cifre del bilancio 2021 hanno dimostrato. Viaggiare su queste autostrade, in queste condizioni, è da anni un rischio concreto.

Guidare su una corsia con quella a fianco invasa dai Tir ( in Liguria ne circolano quasi 4 mila al giorno) e con altri Tir davanti e dietro è oramai una condizione permanente.

I tempi di viaggio sono diventati eterni, sempre e su qualsiasi tratta, gli incidenti costanti e vanno dal semplice tamponamento alle tragedie come quella di Paolo Scerni.

L’autista bulgaro che la ha provocata era reduce da code infinite, ore di guida, sulla tratta Savona -Genova. Quando era giunto tra Masone e Ovada, dove è avvenuto l’incidente, cercava uno spazio per fermarsi a riposare, come il cronoprogramma di guida impone per legge.

Questa situazione può essere una spiegazione della follia di entrare nelle corsie di marcia dalla parte sbagliata, restare mezzo incastrato nel tentativo di svoltare e bloccare tutta la carreggiata, sia nelle corsie di marcia che in quelle di sorpasso.

Non è una giustificazione ma un inquadramento di una emergenza gravissima, che può provocare lutti terribili, come quello di Paolo Scerni.