Alfano. Ncd con Renzi morirà, fuori sarà erede nel dopo Berlusconi

di Gennaro Malgieri
Pubblicato il 17 febbraio 2014 8:07 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2014 22:27
Alfano. Ncd con Renzi morirà, fuori sarà erede nel dopo Berlusconi

Alfano. Per Gennaro Malgieri, Ncd con Renzi morirà, fuori sarà erede nel dopo Berlusconi

Si ha l’impressione che l’Italicum sia già stato posto sotto chiave da Matteo Renzi. Il suo compare di riforme, Silvio Berlusconi, difficilmente se ne farà una ragione., tuttavia abbozzerà perché a conti fatti non può fare altro. Aveva puntato tutto sulla spregiudicata normativa elettorale per far fuori Alfano ed il Nuovo centrodestra e adesso vede sfumare la grande occasione per annientare i “traditori” grazie alla smodata ambizione del segretario fiorentino che s’è messo in testa di diventare presidente del Consiglio senza neppure avvertirlo mentre stipulavano il “patto del Nazareno”.

E già: il Cavaliere ha un bel problema. Se Renzi non rivede la legge, non ottiene i voti di Alfano senza i quali il governo non nasce. Ed Alfano è ben deciso a vendere cara la pelle soprattutto per non darla vinta al suo antico mentore: gliela farà sudare la fiducia a Renzi il quale, più furbo comunque dei due ex-sodali, non rompe con nessuno dei due semplicemente rimandando alle calende greche l’approvazione del provvedimento tanto atteso con un escamotage degno di un democristiano d’antan: governare fino alla scadenza naturale della legislatura, per quattro anni insomma. Se va così, Alfano non può dirgli di no; Berlusconi, dal canto suo, dal momento che non ha fretta di andare a votare anche perché non si può candidare (il 10 aprile verrà affidato ai servizi sociali oppure sarà costretto agli arresti domiciliari), non potrà mai dire di essere stato preso per il naso dal novello statista di Pontassieve e continuerà a ritenersi co-fondatore della Terza Repubblica in attesa di tempi migliori.

Dunque, se Alfano fa il prezioso, Berlusconi non fa la vittima: Renzi governerà assistendo tra l’altro alla dissoluzione di quel poco che resta del centrodestra, posto che il leader di quello che hanno chiamato “Nuovo” non sembra avere alcuna intenzione di lavorare per costruirlo davvero un polo alternativo alla sinistra e al berlusconismo. Perciò se in corso d’opera dovessero maturare fatti nuovi, Renzi non ci metterebbe molto a liberarsi del Ncd e allargarsi magari a sinistra, sempre nel nome di nobili scopi come quelli che lo hanno indotto a mutare opinione su Enrico Letta (e che noi nella nostra pochezza ancora non abbiamo compreso) rimangiandosi ciò che soltanto qualche settimana fa diceva dell’inquilino di Palazzo Chigi, autorevole esponente del suo stesso partito.

Si gioca, dunque, con la legge elettorale per ottenere il risultato desiderato da parte di Renzi: la non ostilità assoluta di Berlusconi; l’appoggio indispensabile di Alfano. Questi alza il tiro contro il leader di Forza Italia nella speranza di far naufragare parzialmente il progetto di riforma al fine di ottenere l’abbassamento della soglia di sbarramento per le coalizioni in modo tale da potersi affrancare dalla inevitabile alleanza con il “carissimo nemico”: è su questo che si accenderà la trattativa con Renzi il quale gli prometterà che l’Italicum resterà chiuso in cassaforte, in modo tale da ottenere i suoi voti e nello stesso tempo tenerlo in un continuo stato di tensione. Con Berlusconi, nello stesso tempo, non romperà almeno fino a quando gli interessi di entrambi convergeranno nel mantenere la tregua.

Il Nuovo centrodestra se non capisce che le cose stanno in questo modo è bello che spacciato. Ha ancora qualche giorno per riflettere sul da farsi e concludere che si infilerà in una trappola mortale se entrerà a far parte di un governo nel quale ci starebbe come i cavoli a merenda. Se nello scorso aprile aveva un senso la “grande coalizione”, adesso è soltanto il giochino messo in piedi da Renzi per diventare il più giovane presidente del Consiglio della storia d’Italia, fregando per pochi mesi perfino Benito Mussolini.

Del resto, se si fa un elenco delle cose che stanno a cuore al Pd ed un altro di quelle a cui tengono gli alfaniani, non è difficile rendersi conto dell’incompatibilità tra le due formazioni. Ma mentre il Pd ha tutto da guadagnare imponendo ai “neo-centrodestristi” le sue priorità strategiche, questi, da subalterni, cos’altro potranno fare se non chinare la testa sulla quale, come detto, pende la spada della legge elettorale?

Se Ncd – ripetiamo – volesse giocarsi la partita della vita dovrebbe assumere una linea autonoma; comporre le disperse membra di un polo disfatto ed organizzarsi per una lunga traversata nel deserto. Ovviamente non con l’animo rassegnato di chi è votato al martirio, ma con la certezza che il “dopo Berlusconi” è già iniziato ed un partito capace di raccogliere un elettorato frammentato, disperso, confuso proponendosi come artefice di un programma chiaro e definito, di stampo “conservatore” (in senso anglosassone), può aspirare a costituire una degna alternativa ad un sinistra malmessa nonostante un avventuriero – paragonato negli ultimi giorni da alcuni zelanti lecchini ad un discepolo di Machiavelli ! – possa far credere prendendosi con un colpo di mano e centotrentasei voti dell’apparato del Pd Palazzo Chigi. Neppure al Duce l’impresa riuscì tanto facilmente.