Contro il decreto salva liste, tutti in piazza, con tricolore e costituzione

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 7 Marzo 2010 15:54 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 18:00

Antonio Di Pietro

Non condividiamo la richiesta di impeachment nei confronti del presidente Napolitano avanzata da Antonio Di Pietro. Al di là di qualsiasi altra valutazione, tale provocazione ha raggiunto un solo obiettivo, quello di spostare l’attenzione dalla violenta aggressione contro la Costituzione e lo stato di diritto voluta da Berlusconi alla ennesima polemica all’interno del centro sinistra.

Se davvero siamo in piena emergenza democratica, come lo stesso Di Pietro sostiene, allora è il momento di ricercare la più vasta unità tra tutte le forze che hanno ancora a cuore lo stato di diritto, comprese quelle personalità della destra che, a cominciare dal presidente Fini, non nascondono più le loro preoccupazioni sul futuro della Repubblica.

Allo stesso modo, tuttavia, non bisogna far finta di non sapere che il decreto in questione è una vergogna senza precedenti, un colpo mortale inferto allo stato di diritto, una alterazione delle regole del gioco che mina il principio di uguaglianza. Non a caso persino i critici più benevoli del presidente della Repubblica per trovare una ragione comprensibile alla sua firma sono costretti a ricorrere ad argomenti solo e soltanto politici: “Non poteva fare altro, Berlusconi avrebbe messo a ferro e fuoco il paese, non c’era alternativa, lo stesso Fini sarebbe stato travolto..”. Queste alcune delle motivazioni ascoltate e lette, ma nessuna di queste ha convinto i costituzionalisti più seri e avvertiti che, invece, continuano a denunciare il rischio che sia stato travolto l’ultimo argine.

Abbiamo troppo rispetto per il presidente Napolitano per non continuare a pensare che le ragioni di una firma, oggi non comprensibile e per molti non giustificabile, potranno risultare più chiare nelle prossime settimane e probabilmente lo saranno di più subito dopo le lezioni quando il processo di disgregazione della destra, a prescindere dal risultato, si accentuerà sino alla dissoluzione del rapporto tra Berlusconi e Fini. Ma sino ad allora bisognerà arrivarci vivi, impedendo che si possano consumare nuovi e più gravi strappi all’ordinamento democratico.

Sarà bene ricordare, infatti, che in queste ore non si è consumata solo la ferita alla costituzione con la legge truffa sulla liste, ma si è consumato anche l’assalto all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, alla autonomia della contrattazione e si è arrivati con un regolamento che non ha precedente alcuno ad oscurare tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico, così in questi giorni non si è potuto neppure discutere di quanto sta accadendo, ai cittadini è stato sottratto anche il diritto ad essere informati,una casualità?

Per tutte queste ragioni non ci sembra il caso di alimentare polemiche e divisioni tra quanti, pur essendo distinti e distanti, non vogliono avviarsi a capo chino sulla strada di una repubblica presidenziale autoritaria a telecomando unificato, per una volta sarà davvero il caso di far prevalere l’interesse generale su qualsiasi spirito di parte, di partito, di fazione.

Il Pd e le altre forze di opposizione hanno già convocato una manifestazione per sabato prossimo a Roma in piazza del Popolo, sarà il caso di andarci, magari portando con sé una bandiera tricolore e una copia della carta costituzionale.