Nella Unione degli Stati europei, prima degli Stati Uniti, spendere non tassare

di Gustavo Piga
Pubblicato il 16 Giugno 2012 8:26 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2012 17:25

Guardare il passato, leggere la storia aiuta a immaginare il futuro. Serve, oggi, per mettere in una prospettiva diversa quanto sta accadendo in Europa, con la forzatura che vuole la Germania di mettere in comune politiche fiscali e bilanci degli Stati della Unione come passo avanti verso una Europa più federale.

L’esempio c’è ed è quello degli Stati Uniti d’America. Come qui da noi l’euro, il dollaro, la moneta unica, ci fu sin da subito (e in realtà anche le simil-banche centrali). Questo può indurre a pensare che la messa in comune del debito sia una precondizione della messa in comune della moneta. Così non è. Temporalmente non lo fu negli Stati Uniti visto che tanti Stati diversi sono sopravvissuti assieme, uniti, con una moneta unica sin dall’inizio. Una moneta unica può vivere bene con Stati diversi anche senza un debito in comune. Anzi, argomenterò, se mette il debito (ed altro) in comune troppo presto, muore.

Sarebbe un errore pensare che lo Stato federale americano nato nei primi dell’800 grazie alla (temporanea) messa in comune dei debiti fosse dominante. Tutt’altro. Fino al 1910, ci dicono i dati, il debito dominante non era federale e, per quel che più conta qui, non lo era il bilancio dello Stato, inteso come entrate e spese.

Fino al 1910, quasi 150 anni dopo la nascita dell’Unione, le entrate federali Usa erano infatti minoritarie e, soprattutto, rappresentavano meno del 3% del PIL. Le entrate fiscali degli Stati e delle città erano maggiori.

Solo nel 1911 con la prima riforma della tassazione dei redditi qualcosa comincia a muoversi. Ma è solo al termine di due guerre mondiali e dell’ultimo mandato a Franklin Delano Roosevelt che si può dire con certezza che la presenza dello Stato nell’economia Usa è divenuta significativa e il Governo federale è diventato l’attore dominante ed il bilancio pubblico è finalmente centralizzato.

Perché non fu centralizzato prima? Perché prima di costruire gli Stati Uniti d’America c’era da costruire … l’Unione degli Stati americani. E per farlo bisognava unire delle cose molto diverse tra loro, i singoli Stati, gelosi giustamente delle loro culture di partenza, della loro storia, delle proprie abitudini e, dunque, anche dei loro governi locali che tali aspetti finanziavano e sostenevano. Centralizzare il bilancio nell’800 sarebbe equivalso ad espropriare le culture di riferimento dei cittadini, e dunque a sancire la morte politica dell’Unione. Infatti non fu fatto.

Ci vollero una guerra di secessione, la maggiore mobilità grazie alle ferrovie ed ai treni e due guerre mondiali per creare il concetto di interesse nazionale e avvicinare le culture degli Stati, permettendo la (a quel punto giusta) centralizzazione dei bilanci e del debito.

Con una avvertenza: che le diversità rimangono. Il Mississipi è sempre il Mississipi e non è diventato il Massachusetts. E nessuno gli ha chiesto di diventarlo o ha minacciato la sua uscita in caso contrario. E siccome il Mississipi era ed è più povero, lo Stato Federale trasferisce di fatto circa il 10% di PIL a questo Stato per sostenerne standard di vita non troppo inferiori a quelli degli altri cittadini Usa, così da farli sentire rispettati e aiutati. Ecco come si è creata l’”unione”, tramite pazienza, cultura e solidarietà, e questa è poi potuta essere credibilmente formalizzata nella struttura duratura chiamata Stati Uniti di America.

La forza degli Stati Uniti è sempre stata, e è anche ora, la sua diversità all’interno, lo sappiamo: di razze, credi ma anche di Stati e culture.

La parola diversità fu proprio quella usata nel dopo guerra da un Padre fondatore dell’Europa, Jean Monnet, per descrivere cosa dovessero essere i nostri Stati Uniti di Europa: “La grande rivoluzione europea della nostra epoca, la rivoluzione che mira a sostituire le rivalità nazionali con l’unione dei popoli nella libertà e la diversità, la rivoluzione che vuol permettere un nuovo sbocciare della nostra civiltà, e un nuovo rinascimento, questa rivoluzione è cominciata con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio”.

Che potenza. Che parole. E che fatti, allora.

Chi chiede un piano che dia all’Unione europea le risorse necessarie, il diritto di tassare più in Europa e meno nelle nazioni e metta il bilancio federale sotto il controllo del Parlamento europeo sostiene una soluzione che ucciderà l’Europa.

Altro che tassare di più, cosa che uccide le economie, bisogna spendere di più (per chi può farlo, in deficit) per curare il malato. Una volta rimesso su il malato e ripagati i debiti, prevedere un meccanismo di trasferimenti permanenti dai paesi più ricchi a quelli più poveri, come avviene in Italia dal Nord al Sud, negli Usa dal Massachusetts al Mississipi, sapendo bene che parte di quei fondi saranno … sprecati ma che è quello il vero prezzo da pagare per stare assieme.

Se poi non si vuole pagare questo prezzo, allora è giusto che la Storia prenda un’altra curva, un altro bivio. Ma questa è un’altra storia, che speriamo per ora di non raccontare.