C’era una volta New York City. Il sindaco Bloomberg l’ha trasformata

di Licinio Germini
Pubblicato il 1 Marzo 2013 16:01 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2013 12:08
C'era una volta New York City. Il sindaco Bloomberg l'ha trasformata

C’era una volta New York City. Il sindaco Bloomberg l’ha trasformata

NEW YORK  CITY, STATI UNITI – C’era una volta New York City. Durante il weekend, intorno a mezzogiorno i bar lungo le avenues dell’East Side, con le loro pareti rivestite di legno scuro, cominciavano ad affollarsi di clienti, uomini e donne, che si scolavano birra, martinis, margaritas e quant’altro, non dovendo lavorare il giorno dopo, fumando sigarette, sigari e pipe a loro piacimento.

Naturalmente c’erano anche giovani che assieme alle loro ragazze si arrotolavano in un angolo del locale, con stupefacente abilità, spinelli, joints, di marijuana. Il barista lo sapeva, ma la cosa non lo turbava. Lui pensava a vendere ettolitri di birra.

I clienti dei bar, inevitabilmente alticci fattasi l’ora di pranzo, uscivano per strada con i loro bicchieri colmi, per godersi, nella buona stagione, l’incantevole primavera newyorchese, e formando gruppi che chiacchieravano del più è del meno. Le macchine della polizia sfrecciavano a sirene spiegate, una eterna caratteristica della Grande Mela, ignorando completamente gli assembramenti di assetati newyorchesi sul marciapiedi fuori dal bar.

Poi a City Hall è arrivato Michael Bloomberg, un multimiliardario ultrasalutista, che ne ha fatte di tutti i colori.

Prima di tutto ha vietato il fumo nei bar. Ora, i drinks accompagnati da sigarette erano una tradizione newyorchese, ma non solo, che si perde nella notte dei tempi, e bersi un very dry martini con oliva, o magari due, come alcolico viatico prima di tornare a casa da mogli e bambini uggiosi senza potersi accendersi una paglia nel bar a luci basse, è stato un grave colpo. È stato un grave colpo anche per i turisti, italiani compresi, che non conoscendo le volontà di Bloomberg, si aspettavano di bere qualsiasi cosa, o, diciamo su Madison Avenue o a Broadway, senza essere disturbati.

Un turista italiano che aveva scovato nel West Side un ristorante dove servono incredibili sandwich e hamburger a quattro piani (è perfino difficile addentarli) ha chiesto una birra per accompagnare il cibo e, nel frattempo, in attesa, fare quattro passi fuori. Molto gentilmente il proprietario del locale gli ha detto che se un poliziotto lo avesse visto bere per strada da un boccale sarebbero stati guai. Soluzione: il proprietario gli versò la birra in un grande bicchiere di cartone dove gli americani sono usi a bere caffè. Aspetto, quindi, del tutto innocente. Il turista, lontano dal suo triple-deck sandwich, tornò mestamente al suo tavolo, dove moglie e figlia mangiavano hamburger bevendo Coca-Cola.

Un’altra pensata di Bloomberg, che sta per finire il suo quarto mandato, riguarda la grassezza dei cuoi cittadini e degli americani in genere, i più obesi del mondo. Allora, per ridurre le calorie ingerite e perdere peso ha avuto una folgorazione: datosi che gli americani bevono bevande gassate in quantità per noi europei inconcepibili, la cosa giusta da fare era vietare la vendita dei bottiglioni di Coca-Cola, Seven.Up, Royal Cola e via discorrendo. Non solo: è recente la notizia che ha poi vietato il nudismo nell’unica spiaggia nudista rimasta: Fire Island, a ridosso di Long Island, 52 km da Manhattan. Non proprio vicina.

Ci si chiedera: con un sindaco così severo come mai i newyorchesi lo hanno rieletto per quattro volte? Perchè in fondo gli abitanti della Grande Mela si sono abituati a non fumare nei bar (c’è sempre la possibilità di fumare a casa con una bottiglia di Bourbon), e sono d’accordo con Bloomberg che i bottiglioni di bevande dolci e frizzanti non fanno che ingrossare la pancia. Certo, Bloomberg ha trasformato New York City da una sorta di Sodoma e Gomorra in una metropoli salutista. Ma la Grande Mela, con tutti i suoi divieti, sarà salutista, ma non è più la stessa cosa.