Una maggioranza Pdl, Pd e Lega. Per salvare i commercianti dalla “lista”

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Marzo 2012 17:11 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2012 19:06

ROMA – Una nuova maggioranza si aggira…nelle Commissioni parlamentari che si occupano della delega fiscale al governo. E’ una maggioranza che non ti aspetti, o forse sì c’era proprio da aspettarsela. Una maggioranza che per ora scrive, stende e prepara emendamenti. E che domani li voterà: tutti insieme, quelli del Pdl di Berlusconi, quelli del Pd di Bersani e, sorpresa, quelli della Lega di Bossi. E cosa mai unisce e raccoglie intorno a condiviso obiettivo sia gli acerrimi nemici di ieri che gli inconciliabili avversari di oggi? Cosa mobilita l’ingegno e l’attività degli estensori di emendamenti? Comune è l’angoscia che li rende solleciti, comune è la missione che la nuova maggioranza si assegna. Comune è l’intento su un punto che, come usa dire, è “qualificante”. Si tratta di “sopprimere” un’intenzione, una tentazione, un pericolo, ma sì, diciamolo pure, un attentato in gestazione e preparazione. Attentato alla eguaglianza e soprattutto “privacy” fiscale. Di chi? Dei commercianti.

Anzi non di tutti i commercianti, solo di quelli pescati dai controlli fiscali a non emettere scontrini fiscali. Non sono tutti ma sono tanti. Percentuali accertate che svariano dal 30 al 50 per cento. Ogni volta che si fa un controllo si tocca con mano come uno scontrino su tre o addirittura su due non venga “battuto”. Sarà per la distrazione, per la fretta, per acquisita fatica burocratica, per il troppo o troppo poco afflusso di clienti, perché il nastro di carta si è inceppato oppure la carta è finita. Oppure perché a pagarle tutte le tasse costa troppo, oppure perché caro fisco accontentati che ne ho “battuti” due, non ti sembra esagerato pretendere che “batta” anche il terzo? Oppure, non sia mai, per scientifica e sistematica evasione fiscale, sta di fatto che gli scontrini non “battuti” sono abitudine, diciamo una mezza regola e non certo un’eccezione. Ecco allora che era venuta la tentazione, l’intenzione, l’insana “trovata” da “sopprimere” con apposito emendamento appunto “soppressivo”.

E’ stata infatti fatta circolare, è finita perfino sui giornali l’idea di una “lista”, subito ribattezza dalla stampa e dalla tv “lista nera”. Nella lista sarebbero finiti i commercianti trovati ad eludere, a dimenticare, a non “battere” gli scontrini dovuti. E cosa sarebbe dovuto succedere a chi finiva nella lista? L’esposizione al pubblico ludibrio, la fustigazione, la “colonna infame” dopo e oltre la multa? No, niente di ciò. A quelli che finivano nella lista il fisco prometteva e garantiva che sarebbero stati i primi a subire ulteriori controlli fiscali. A Pdl, Pd e Lega nelle Commissioni parlamentari è parso troppo e troppo punitivo applicare questo strambo criterio secondo il quale chi ha già “peccato” di omissione fiscale sia automaticamente il primo a dover essere controllato.

Quindi niente “lista nera”, non è il caso. I commercianti che emettono gli scontrini e quelli che lo fanno a metà sono fiscalmente tutti uguali, non sia mai vi siano discriminazioni. Tenere al riparo i commercianti, non proprio tutti ma soprattutto quelli pescati a non emettere scontrini dalla lista nera del fisco: su questa piccola pietra è nata, si fonda e si aggira in Parlamento una robusta, inedita e accorta maggioranza. Pdl, Pd e Lega per una volta uniti nella lotta, all’indiscriminata oppressione fiscale. Seguono ovviamente comizi e impegni, ciascuno per suo conto, di Pdl, Pdl e Lega contro l’evasione fiscale e per il giusto utilizzo dei proventi, dei soldi recuperati dagli evasori.

A sera, a frittata già fatta, arriva la retro marcia del Pd: il partito di Bersani fa sapere di “essere sempre stato favorevole alla lotta all’evasione fiscale” e che quindi “appoggia” ogni iniziativa del governo al riguardo. Gli emendamenti anti “lista” firmati da senatori del Pd non valgono, sono stati presentati “a titolo personale”. Meglio tardi che mai, se ne sono accorti anche al Pd che questa storia non aveva odor di lavanda. Una domanda: a quale “istinto” ha obbedito l’iniziativa “personale” di chi aveva firmato?