Renzi reincarico trappola. Gli altri fuggono da governo, tranne Pd

di Lucio Fero
Pubblicato il 8 dicembre 2016 10:44 | Ultimo aggiornamento: 8 dicembre 2016 10:49
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Renzi ci ha messo 85 minuti nella notte tra domenica e lunedì per dire in diretta televisiva “il mio governo è finito…la poltrona che salta è la mia”. E ci ha messo meno di tre giorni dopo la sconfitta al referendum per rendere formali le dimissioni da presidente del Consiglio, tre giorni scarsi di cui ogni ora è servita solo e soltanto per approvare in Senato la legge di bilancio 2017 (senza la legge di bilancio approvata entro l’anno lo Stato va in “esercizio provvisorio” cioè può solo spendere in dodicesimi, mese per mese, l’equivalente di spesa dell’anno precedente, un bel guaio generale).

Ha mollato, si è dimesso, ha riconosciuto e preso atto e tratto conseguenze dalla sconfitta con grande velocità. Con velocità e prontezza inusuali nella politica e anche nella società italiana. Forse anche per questo c’è chi non gli crede, chi non fa mistero della sua sensazione che Renzi sia ancora lì, chi non gli riconosce neanche l’onore delle armi per non essersi “inchiodato alla poltrona”. Tra questi non solo Grillo e Salvini (fanno il loro mestiere) ma anche Enrico Mentana che orienta il suo Tg e la sua lettura della crisi politica verso niente meno che un “reincarico” a Renzi. Un reincarico a Renzi pilotato da Renzi stesso.

Troppa astuzia nella lettura di Mentana e anche un discreto abuso di chiavi interpretative di conio misto tra prima repubblica e grillismo che sta diventando la cifra del Tg7. La realtà è che la crisi di governo è parecchio al buio e per nulla apparecchiata.

Renzi il reincarico lo vuole come uno al mattino vuole essere investito dal bus appena varca il portone di casa. Renzi reincaricato di restare al governo sarebbe lo sberleffo del paese e la sagoma su cui fare tiro a segno ogni giorno a colpo sicuro. Sarebbe inchiodato al governo patetico e ridicolo. Renzi lo sa che il reincarico è una trappola, che con il reincarico lo vogliono fregare. E quindi al reincarico ha detto un No almeno tanto forte di quello votato al referendum.

E allora perché si insiste su questa ipotesi, la si elenca tra quelle possibili quando è ai confini dell’impossibile e anzi della realtà politica? Perché M5S, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Sinistra Italiana, insomma tutti quelli che hanno vinto il referendum e battuto e cacciato Renzi hanno una precisa strategia e volontà, seguono il comandamento per cui chi tocca il governo muore alle successive (stavolta molto prossime) elezioni. Governo è per Grillo, Salvini, Meloni come i fili dell’alta tensione e insieme luogo in cui non farsi trovare dagli elettori (il che la dice lunga sulla qualità della prossima campagna elettorale).

Nessuna delle forze politiche di opposizione vuole toccare neanche con un dito la parola governo, Grillo, Salvini, Meloni e per ora lo stesso Berlusconi fuggono da ogni ipotesi di accostarsi a un governo, non solo per entrarci, ma anche per sostenerlo qualche mese o settimana.

Neanche un governo per andare a votare, neanche a quello vogliono accostarsi e essere accostati. Se e quando toccherà a loro governare, diranno allora che governano a loro insaputa e malgrado?

Resta qui e ora il fatto che sono tutti indisponibili per un governo che attenda il 24 gennaio la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum legge elettorale e poi sulla traccia delle decisioni della Corte stenda e approvi una legge elettorale buona sia per la Camera che per il Senato e porti gli italiani a votare a marzo.

Ma ci vuole davvero questo governo? Sì, perché con due leggi elettorali diverse e opposte (maggioritaria alla Camera, proporzionale al Senato) votare è da matti. Lo riconosce implicitamente anche M5S che propone Italicum (modificato dalla Corte) sia alla Camera che al Senato. Anche a farla come dice M5S si arriva almeno a marzo.

E chi ci sta al governo fino a marzo? Nessuno vuole, Renzi per ultimo. Però qualcuno c’è. In una delle sue infinite capacità di autolesionismo il Pd sta elaborando la strategia che…a raccontarla non ci si crede. La strategia di resistere alla richiesta di elezioni anticipate che viene da…dovunque. Di resistere il più possibile, tirarla a lungo, mettere in piedi un governo. Guidato non da Renzi che non vuole non ci sta ma…da un altro uomo Pd.

Perché nel Pd alberghi questa idea che definire suicida è eufemismo è cosa insieme facile e difficile da spiegare. D’Alema e Bersani non sono i soli a pensare e ad agire come se il partito, la “ditta” sia la prima e fondamentale cosa da conquistare e aggiudicarsi. Lo fanno da anni e anni anche molti altri e adesso lo stanno pensando anche le “correnti” che hanno sostenuto Renzi. Qualcuno, più d’uno scalpita per prendersi il Pd passando per il governo. Oltre a questo vi è genuina paura delle urne. E infine l’orrore: andare a votare subito con Renzi leader? E se vince? Disastro, tragedia, avevamo appena festeggiato la vittoria della sinistra sul centro sinistra, la morte del Pdr, del partito di Renzi…

Dunque Salvini che fosse per lui si può votare anche senza legge elettorale, Salvini la cui “linea” è gli altri che si dimettono, lui che fa campagna elettorale e il mondo finisce qui perché altro nella testa di Salvini proprio non c’è. Grillo ed M5S che comprensibilmente diffidano di governi “tecnici” che potrebbero sognare di arrivare magari all’estate e poi all’autunno…Grillo e M5S che come il paese vogliono si voti ma non sono disposti a “sporcarsi” con parola governo, neanche governo per elezioni subito.

E Fratelli d’Italia e Sinistra Italiana che contano poco e collaborano meno a qualunque soluzione. E Berlusconi che è l’unico tentato dal sostenere un governo per le elezioni, ma Forza Italia non ci sta, non vuole perdere voti. E il Pd che sta meditando come buttarsi di sotto di testa confondendo come spesso gli accade la tromba delle scale con le scale stesse. Eccola la crisi al buio, al buio perché nessuno vuole accendere neanche un cerino della “sua” scatola, neanche per illuminare un po’ la strada che porta alle elezioni.

 

 

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