Suicidi e killer anti Stato: lacrime oblique sugli imprenditori

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 Marzo 2013 14:59 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2013 15:05
Uccide due dipendenti negli uffici della Regione Umbria e si suicida

Uccide due dipendenti negli uffici della Regione Umbria e si suicida (LaPresse)

ROMA – Scrive Alberto Orioli sul Sole 24 Ore, il quotidiano degli imprenditori: “Impresa di quelle che fanno formazione…diventa essa stessa paradigma di un sistema che ha fatto negli anni formazione per i formatori e non per chi doveva trovare un lavoro o ritrovarlo dopo averlo perso. Nell’Italia della crisi, del credit crunch e delle amministrazioni che non pagano i fornitori non c’è più spazio per attività border line, per i corsi-non-corsi, per consulenze senza idee…”. Perché sul giornale degli imprenditori questo si scrive a proposito, a commento e riflessione su Andrea Zampi imprenditore, suicida e killer anti Stato?

Andrea Zampi ha ucciso a Perugia due funzionarie della Regione e poi ha ucciso se stesso. Assassino e suicida fondamentalmente per due motivi. Il primo l’instabilità psichica, acclarata e di vecchia data. Il secondo il rancore contro lo Stato, la Cosa Pubblica che non gli faceva avere 160mila euro di finanziamento “europeo” per la sua azienda di formazione nel campo della moda. Rancore diventato volontà omicida dentro la psichica instabilità, ma rancore nato fuori da questa condizione. Rancore sociale partorito dalla trasformazione di un vantaggio, agevolazione e in fondo anche elargizione di pubblico denaro in diritto inalienabile dell’uomo. Ed ecco che la sua storia, depurata dalla umana pietà cui ha diritto, un po’ meno diritto delle sue due vittime a dire il giusto e il vero. Depurata anche di ciò che non conosciamo della sua sua salute e delle cure a lui applicate, la storia folle e assassina di Andrea Zampi è quel che Il Sole 24 ore definisce un “paradigma”.

Paradigma? Parola difficile. Volgarizziamo: quei 160mila euro di soldi pubblici europei che Zampi aspettava e che forse giustamente o forse non giustamente tardavano ad arrivare erano con tutta probabilità soldi buttati. Buttati dalla collettività in qualcosa che alla collettività fa danno. Paradigma le aziende e società di “formazione”. Non formano lavoratori né specialisti, è assodato. fanno un  altro lavoro: raccolgono finanziamenti pubblici europei, statali, regionali, comunali, provinciali e ci campano sopra e sopra ci fanno campare. Ci campano gli imprenditori organizzatori, ci fanno campare gli insegnanti, mandano avanti la baracca. Non è che rubino, anche se talvolta accade. Però sempre, diciamo quasi sempre per carità di patria, sprecano. Non servono a niente. Sono soldi che si fanno girare per bruciarli, soldi sterili. Si poteva fare, scrive il giornale degli imprenditori, quando i soldi uscivano “dagli occhi, traboccavano…” dalle casse pubbliche.  “Ora non c’è più spazio”.

Ma un’obliqua retorica e un obliquo pianto accompagnano queste storie di suicidi e killer anti Stato. Spesso per fortuna mancati suicidi e killer. Come quel “serenissimo” Luciano Franceschi fattosi rambo anti Agenzia delle Entrate. Salvo scoprire che più o meno come Zampi, dello Stato non era vittima ma semplicemente non più assistito e beneficiato come prima. Retorica e pianto obliqui su una vasta e volutamente indistinta platea di imprenditori. Imprenditori tutti sui quali versare una lacrima quando danno di matto? E se per esempio, per trarre esempi dalla cronaca di un solo giorno, dessero di matto domani quegli imprenditori di Pavia che hanno costruito e venduto come appartamenti privati e di pregio sui terreni destinati all’edilizia residenziale universitaria? Se andassero in fumo i loro sudati e attesi guadagni e quindi dessero di matto, una lacrima anche per loro? E anche per i responsabili della dogana dell’aeroporto di Olbia che si facevano pagare, in contanti e servizi, lo sveltimento e la circolazione selettiva di uomini e merci in atterraggio e decollo dalla Costa Smeralda? Anche qui, anche per loro una lacrima se danno di matto dopo che perdessero tutto il guadagnato?

Davvero la società tutta deve piangere, deve indossare il lutto perché una forma imprenditoriale tutta impostata, cresciuta e nutrita di denaro pubblico a fondo e scopo perduto va in difficoltà? Ci sono in Italia decine di migliaia di imprenditori veri oppressi dalla Pubblica Amministrazione, dal fisco, dal credito che non c’è, dai trasporti inefficienti, dall’energia troppo cara…Decine decine di migliaia che sopravvivono coi denti e qualcuno, pochissimi e disperati, sceglie il suicidio. Questi meritano solidarietà umana e sociale. E ci sono miglia di imprenditori solo del trasloco di denaro pubblico da un indirizzo all’altro fino a che la pubblica banconota si consuma. Se questa imprenditoria salta non è lutto sociale, anzi. Chi faceva questa attività deve essere aiutato e messo in condizione di farne altra. Ma il diritto ad essere imprenditore di soldi pubblici con soldi pubblici è diritto che non esiste, anzi è danno sociale. Chi desse di matto per gridare questo inesistente diritto merita tutte le cure e comprensioni e solidarietà umane. Cure, comprensioni e solidarietà sociali nessuna.