Bersani alla fine ha capito: “Berlusconi piccona la Costituzione”. Ma prima c’era arrivato il “picconatore” Francesco Cossiga

di Marco Benedetto
Pubblicato il 13 Ottobre 2009 - 01:49| Aggiornato il 13 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA
Francesco Cossiga

Francesco Cossiga

Un po’ alla volta, il mondo politico della sinistra, i giornali e anche i cittadini cominciano a rendersi conto della pericolosità eversiva della tesi di Silvio Berlusconi sulla legittimazione del suo potere come «unico eletto dal popolo».

Si tratta di una tesi molto pericolosa, che Berlusconi ha elaborato e continua a sostenere. Sarebbe un po’ l’equivalente di quei tanti che in varie fasi della storia si sono sentiti Napoleone, se non fosse che la stessa teoria rimbalza anche tra le più alte cariche dello Stato.

Dà i brividi il comunicato congiunto dei presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, diffuso dopo l’incontro di circa un’ora che si è svolto al Quirinale la sera del 9 ottobre. Schifani e Fini, che ricoprono la seconda e la terza carica dello Stato italiano «hanno dato atto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del suo rigoroso rispetto delle prerogative che la Costituzione gli riconosce; hanno espresso l’auspicio che tutti gli organismi istituzionali e di garanzia agiscano, in aderenza al dettato costituzionale e alla volontà del corpo elettorale, per determinare un clima di leale e reciproca collaborazione nell’interesse esclusivo della Nazione».

Se non fossero due noti e collaudati esponenti della destra, verrebbe da pensare a qualche reduce del ’68, quelli dell’assemblea sovrana e idee rivoluzionarie del genere. Venendo da due pilastri dell’attuale maggioranza di Governo, tuttavia, non ci sonoi ragioni per stupirsi delle loro parole.

Disarmante è invece la dichiarazione dell’attuale segretario del Pd, Dario Franceschini, che sembra non essersi accorto di nulla e che nello sfrenato tentativo di non apparire troppo di parte ha detto: «I presidenti delle Camere, in linea con il loro ruolo istituzionale e con il dettato della Costituzione, hanno ricordato che tutto quello che è stato fatto in questi giorni e che è stato così violentemente criticato dal presidente del Consiglio è avvenuto nel pieno e rigoroso rispetto della Costituzione».

L’incongruenza delle parole di Schifani e Fini non è invece sfuggita all’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: «Deve essere un po’ per l’età e un po’ per la mia ignoranza, ma non riesco proprio a capire cosa significhi questo collegamento tra funzioni di garanzia e volontà popolare. Le funzioni di garanzia  sono stabilite per dirla banalmente “contro” la volontà popolare e cioè servono a impedire che la maggioranza sia “troppo maggioranza”. Siamo nella linea della svalutazione del principio maggioritario rispetto al volere dei migliori; e al ritorno del vecchio giacobinismo che passando attraverso Hegel porta dritti al leninismo, certo la più grande politica “complessa” del secolo XX e senza la quale nessuno avrebbe dato peso al marxismo».

E così, alla fine, c’è arrivato anche Pier Luigi Bersani, probabile nuovo segretario del Pd. L’attuale fase politica – ha detto Bersani – è caratterizzata da «una deformazione di fatto degli equilibri costituzionali e da un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali».

Attenti: «Berlusconi prende a picconate la Costituzione. La destra guidata da Berlusconi fa consapevolmente camminare il paese sull’orlo di una deformazione populista del nostro sistema». Un caso esemplare è quanto sta accadendo in questi giorni, quando il premier ha «parlato tranquillamente di coabitazione tra presidente della Repubblica e presidente del Consiglio come se fossimo in un altro quadro costituzionale». Insomma, ha proseguito Bersani si assiste ad una «deformazione» della nostra Costituzione, a partire da forme di controllo e condizionamento dei mezzi di informazione per non parlare del rapporto fra le istituzioni: «Il capo del governo – ha osservato – nomina ormai di fatto i suoi parlamentari; è il capo che dà la fiducia alla maggioranza e non viceversa», come dimostrano «i 25 voti di fiducia e i 38 decreti omnibus in 15 mesi». Perché nessuno pensi di avere capito male, giova riportare le parole di Silvio Berlusconi nei giorni successivi: Tutti, tranne il «popolo, che è l’unico sovrano in una democrazia», sono contro il governo. Per questo Berlusconi ringrazia gli italiani per il «sostegno» da cui deriva il dovere di «governare fino al termine della legislatura».

«Tranne il popolo- prosegue – cioè il 68,7% degli italiani, il nostro governo ha contro tutti: una minoranza organizzatissima di magistrati rossi, il 70 per cento della carta stampata, tutti i talk show della tv pubblica, gli spettacoli satirici. Il Capo dello Stato sapete a quale parte politica appartiene». «Ebbene, ringrazio gli italiani per il sostegno che continuano a darmi e mi fanno sentire in obbligo di ricambiare con impegno ancora maggiore. E so che il mio dovere è di governare per tutti i cinque anni della legislatura – conclude – fino al termine del mandato che il popolo italiano mi ha dato».