Coronavirus e Iran, loschi traffici, aeroporti e contagio

di Pino Nicotri
Pubblicato il 16 Marzo 2020 - 22:27| Aggiornato il 31 Marzo 2020 OLTRE 6 MESI FA
Coronavirus e Iran, loschi traffici, aeroporti e contagio

Coronavirus e Iran, loschi traffici, aeroporti e contagio (Nella foto Ansa disinfestazione di strade a Teheran)

E se il virus del Covid-19 fosse arrivato in Italia e in Europa non dalla Cina, ma dall’Iran

Lo prospetta con alcuni articoli il giornale online Africa ExPress, fondato, edito e diretto da Massimo Alberizzi, ex inviato in Africa del Corriere della Sera. Articoli firmati da Monica Mistretta, autrice anche di un libro sui traffici illegali di materiali nucleari.

1) Lei in articoli per Africa Express sostiene che il focolaio di infezione di Covid-19 è l’Iran e non la Cina. Su che basi lo sostiene?

No, il focolaio mondiale del virus è la Cina. È l’Istituto Superiore di Sanità che ha precisato che l’infezione da Covid-19 nel nostro Paese non sarebbe venuta da questo paese segnalando invece la presenza in Lombardia di una persona di nazionalità iraniana, presumibilmente infettata in Iran. Questa notizia per ora non ha avuto alcun seguito, purtroppo. Non ne sappiamo altro.

2) Perché a suo avviso i voli con Teheran non sono stati bloccati?

Perché Rimini e Pescara sono gli unici aeroporti europei che hanno scelto di sfidare le sanzioni americane per rifornire carburante alla Iran Air. Senza l’Italia, gli iraniani non potrebbero più venire in Europa con voli diretti.

3) Però il primissimo focolaio è stato Codogno, in Lombardia, e nel Veneto è stato Vo. In nessuno di questi due paesi si segnala l’arrivo né di iraniani né di italiani di ritorno dall’Iran. Lei ha notizie diverse?

Sì, certo. L’Iran Air fino a marzo ha continuato ad atterrare regolarmente a Milano Malpensa con Airbus da 200/300 persone. 

4) Il primario Galli sostiene che a Codogno hanno perso un intero mese, ma si sospetta che i mesi persi posso essere stati perfino tre, prima di capire che le polmoniti che avevano in abbondanza sotto il naso erano dovute a un nuovo virus. In quel mese o in quei tre mesi lei sa di contatti in quelle località con iraniani o italiani che erano stati in Iran?

Sicuramente ci sono stati contatti, proprio perché gli aerei provenienti dall’aeroporto Imam Khomeini di Teheran non hanno mai smesso di atterrare a Malpensa. 

Dagli inizi di gennaio, forse dalla fine di dicembre 2019, questi aerei hanno cominciato a fare scalo a Rimini per il rifornimento di carburante. 

Oggi l’aeroporto della città romagnola mi ha scritto dicendo che i passeggeri nelle due ore di sosta all’aeroporto non sarebbero mai scesi dall’aereo. 

Ma resta il fatto che è l’Istituto Superiore della Sanità ad aver messo in relazione il contagio alla presenza di un iraniano in Lombardia precisando che la persona si sarebbe verosimilmente infettata in Iran. 

Insomma, questo iraniano sarà pure sceso da un aereo, non credo sia venuto in macchina o a piedi.

5) E pare proprio che il contagio in Lombardia sia arrivato dalla Germania, non dalla Cina. E quindi neppure dall’Iran.

Questo non esclude affatto la pista iraniana: la Iran Air atterra più volte alla settimana a Francoforte, Colonia e Amburgo. 

L’Europa, in piena emergenza Coronavirus, ha fermato i voli dalla Cina e si è dimenticata di bloccare quelli dall’Iran dove il virus stava già dilagando. Lei non lo trova quantomeno curioso?

6) Perché i voli dall’Iran non sono stati interrotti in Italia e non solo in Italia? La non interruzione appare strana dato che non c’è un forte flusso turistico né di imprenditori e professionisti di vari settori.

Evidentemente facciamo tutti più affari con Teheran di quanto siamo disposti a raccontare.

7) Non pensa che la mancata interruzione da parte non solo italiana sia stata una dimostrazione di indipendenza rispetto la politica USA che da troppo tempo tende a evitare che l’Iran possa avere un rapido sviluppo industriale, economico e sociale grazie anche ai proventi del petrolio?

Certamente, l’Europa difende con convinzione e, oserei dire, giustamente l’accordo sul nucleare iraniano sottoscritto con Obama, l’accordo con Teheran che l’amministrazione Trump ha deciso di abbandonare nel maggio 2018. Le sanzioni americane hanno strangolato l’economia dell’Iran, anche perché molte grandi società europee sono state costrette ad abbandonare il Paese per poter continuare a lavorare con gli Stati Uniti.

Il problema è che per essere indipendenti bisogna aver la forza, anche economica, per difendere le proprie posizioni: occorre valutare se il gioco vale la candela. 

O se, invece, il gioco finirà per avvantaggiare solo alcune lobby e qualche azienda a discapito del resto del paese.

8) Lei ventila anche la possibilità che anche la guerra in Siria abbia contribuito alla diffusione del virus.

Esatto. Che possa avervi contribuito l’alleanza della Cina con l’Iran nella guerra in Siria l’ho sostenuto con un apposito articolo del 6 marzo. 

9) Dal colpo di Stato angloamericano del 1951 contro il presidente democraticamente eletto Mossadeq, colpevole di voler nazionalizzare l’industria del petrolio sottraendola alle Sette Sorelle, gli USA hanno sempre fatto in modo che la politica dell’Iran fosse  spinta sempre verso destra, fino a provocare l’arrivo trionfale di Khomeini e la teocrazia che purtroppo domina ancora. 

Il dilagare del Covid-19 in Iran non è una conseguenza delle sanzioni contro l’Iran, che colpiscono anche le possibilità di difesa sanitaria?

Che l’amministrazione Carter avesse le sue responsabilità nell’ascesa di Khomeini è stato detto tante volte. 

Di sicuro, da allora nessuno ha cercato seriamente di rovesciare il regime teocratico. 

Quanto all’emergenza Coronavirus, sulla carta materiali e aiuti umanitari possono raggiungere il paese. 

Ma sappiamo tutti che il crollo dell’economia indotto dalle sanzioni e il divieto di esportazione non possono certo essere d’aiuto in un’emergenza sanitaria di queste proporzioni.

10) Lei ha scritto un libro – intitolato Plutonio – sui traffici di materiale nucleare occidentale destinato a vari Paesi, Iran compreso. Sospetta che anche questi voli vi siano coinvolti in qualche modo e che questo sia il motivo per il quale non vengono interrotti?

In passato questi traffici di materiali nucleari ci sono stati e hanno interessato l’Europa: negli anni 90 il sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri riuscì a far perquisire e sequestrare momentaneamente a Pescara una nave con a bordo tracce di plutonio, la Korabi. Il magistrato si stava occupando di un colossale traffico di materiali nucleari diretto all’Iran.

11) Persone o aziende che in tali traffici sarebbero coinvolte?

Recentemente è emerso il nome di un industriale bresciano, ma il fascicolo che lo inchiodava adesso è top secret. Le indagini si sono apparentemente fermate.