Emanuela Orlandi. Camera di Consiglio deciderà: inchiesta da archiviare?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 21 Giugno 2015 7:15 | Ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2015 0:20
Emanuela Orlandi. Camera di consiglio deciderà: inchiesta da archiviare?

Emanuela Orlandi. Il mistero dura ds 32 anni

ROMA – Lunedì 22 giugno 2015, faranno 32 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e per una singolare coincidenza la sorte dell’inchiesta giudiziaria sul caso di Emanuela Orlandi sarà decisa in Camera di Consiglio fra il 30 settembre e i primi di ottobre 2015.

L’inchiesta, per la quale la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto l’archiviazione, è aperta da 10 anni e è la seconda sul mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi, dopo che la prima si era conclusa anch’essa con un nulla di fatto.

La sorte della nuova inchiesta giudiziaria verrà decisa tra il 30 settembre e i primi due giorni di ottobre. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Giovanni Giorgianni ha infatti fissato la Camera di Consiglio per il 30 settembre, apertura alle ore 9,30, per decidere nel giro di 2-3 giorni al massimo se accogliere o no la richiesta di archiviazione firmata dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone ai primi del maggio 2015.

A causa dell’opposizione della famiglia Orlandi – parte lesa nel procedimento giudiziario – alla richiesta formulata da Pignatone, al GIP non è rimasto che ricorrere alla Camera di Consiglio, che si svolgerà a porte chiuse. E a conclusione della quale Giorgianni potrà ordinare una delle seguenti tre cose:
– l’archiviazione, come chiesto dalla Procura della Repubblica;
– l’indicazione al Pubblico Ministero (PM) di ulteriori indagini;
– l’ordine al PM di formulare entro 10 giorni l’imputazione a carico di uno o più indagati. In questo caso si parla di “imputazione coatta”.

Ma proseguire le indagini o elevare l’imputazione a carico di chi, visto che sono finite con un buco nell’acqua le indagini condotte per anni su chi ha ricevuto un avviso di garanzia, compreso chi ha più o meno fatto parte del giro della cosiddetta banda della Magliana?
Alla domanda risponde l’avvocato Massimo Krogh, legale di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, e firmatario delle 15 pagine di opposizione all’archiviazione:

“Per i fatti che riguardano Emanuela e la banda della Magliana il consistente quadro indiziario giustifica l’imputazione coatta”.

Sì, ma a carico di chi? L’avvocato glissa:

“Non tocca a noi fare questa valutazione, spetterà al giudice decidere”.

Però aggiunge:

“Notiamo una contraddittorietà nella richiesta di archiviazione perché gli stessi fatti che la Procura analizza in modo circostanziato giustificano una prosecuzione delle indagini e l’imputazione coatta”.

È vero che la richiesta di archiviazione firmata da Pignatone contiene “fatti che la Procura analizza in modo circostanziato”, ma l’avvocato Krogh dimentica che in modo altrettanto circostanziato la stessa Procura ha appurato che sono fatti di scarsa o nulla importanza. Forse per bypassare questo non piccolo ostacolo l’avvocato Krogh la butta sul patetico:

“Su un caso di scomparsa di una ragazza, che porta tormento infinito alla famiglia, l’investigazione non può essere soggetta a termine”.

Krogh vuole quindi un’inchiesta “ad personam”, anzi “ad famigliam”, un’inchiesta infinita benché da sempre inconcludente. Richiesta che non bada alle leggi, queste infatti prevedono che in assenza di novità qualunque inchiesta sia soggetta alla scadenza dei termini. E richiesta che non bada neppure al fatto che in Italia gli scomparsi dal 1983 ad oggi sono migliaia, certo non c’è solo la Orlandi. Per quanto riguarda il “tormento infinito alla famiglia” c’è da dire che questo deriva dall’accanimento ormai morboso con il quale da 32 anni i mass media trattano la scomparsa di Emanuela, provocando anche non pochi depistaggi. Vedi il credito che è stato sempre dato alle “rivelazioni” e “assicurazioni” di Alì Agca, il terrorista turco che nel 1981 sparò in piazza S. Pietro a Papa Wojtyla ferendolo gravemente. Più di una volta Agca ha assicurato a Pietro Orlandi, volato apposta in Turchia, che “entro la fine dell’anno vi porto Emanuela a casa” e che “Emanuela è chiusa in un convento del Lazio e il Vaticano lo sa”. Tra le molte “rivelazioni”, Agca ha anche disinvoltamente affermato che

Emanuela è stata portata nel palazzo del principe Hans Adam del Lichtenstein, dopo un apposito incontro tra il principe e la Segretarie di Stato del Vaticano”.

Per non parlare del credito accordato anche dallo stesso Pietro Orlandi al bugiardissimo “ex 007 dei servizi segreti militari, nome in codice Lupo Solitario”, all’anagrafe Luigi Gastrini, smascherabile in pochi minuti senza dover invece correre scenograficamente a Londra sulla falsa pista indicata dall’”ex 007” fasullo e rilanciata alla grande, senza uno straccio di verifica, anche dal programma televisivo “Chi l’ha visto?”, oltre che a lungo dal giornalista Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera. Per la cronaca, Gastrini per essersi spacciato per 007 è stato condannato a otto mesi di carcere, pena evitata fuggendo dall’Italia.

Proprio Peronaci continua a dar credito sulla versione online del Corriere della Sera e su pagine Facebook perfino al fotografo romano Marco Accetti, in arte Marco Fassoni Accetti, con l’aggiunta del cognome materno, nonostante Pignatone ne abbia chiesto il rinvio a giudizio per calunnia e autocalunnia. L’autocalunnia è dovuta al fatto che Accetti si è autoaccusato di essere stato lui l’organizzatore della “scomparsa consenziente” della Orlandi oltre che di un’altra ragazza, Mirella Gregori, sparita qualche settimana prima dell’ormai “storico” 22 giugno 1983.

“Chi l’ha visto?” ha lanciato a suo tempo con clamore anche il “reo confesso” e “supertestimone” Accetti che aveva portato in dono al programma “il flauto di Emanuela”, spacciandolo per il flauto traverso che Emanuela usava alla scuola di musica Ludovico da Victoria.

Come è noto, Accetti afferma di avere organizzato la “scomparsa consenziente” di entrambe le ragazze per conto di una “fazione vaticana” in lotta con un’altra fazione, e sulle sue “rivelazioni” si basa buona parte del ricorso di Krogh, che non a caso chiede di interrogare anche due cardinali oltre a una ventina di persone.

In vista del 30 settembre è possibile che compaiano altri “supertestimoni”, cioè altri esibizionisti, mitomani e piccoli truffatori, per tentare di fare pressione sul GIP Giorgianni e per tenere ancora in cartellone a “Chi l’ha visto?” il mistero Orlandi, ridotto sempre più a patetico show. D’estate anche “Chi l’ha visto?” va in vacanza, ma riapre i battenti ai primi di settembre, giusto in tempo per ricominciare a “premere” sui magistrati con eventuali colpi di scena, come accadde ai primi di settembre del 2005: allora il programma di Raitre mandò in onda una “telefonata” anonima che – sulla scia dello strepitoso successo di Romanzo criminale, affascinante romanzo scritto dal magistrato Giancarlo De Cataldo – permise di inaugurare la cervellotica pista “banda della Magliana/boss De Pedis”. Pista che benché sempre più fallimentare tiene banco a “ Chi l’ha visto?” da ben dieci anni e che si vuole far proseguire ad libitum. Le virgolette attorno alla parola telefonata sono dovute al fatto dhe i magistrati non sono riusciti ad appurare che si è trattato davvero di una telefonata e non di qualcos’altro.

È strano che affianco a Krogh non figuri l’avvocato ed ex magistrato Ferdinando Imposimato, legale rappresentante della signora Maria Pezzano vedova Orlandi, madre di Pietro e di Emanuela. Grande fautore della tesi del “rapimento politico” di Emanuela per essere scambiata con la liberazione di Agca, condannato in Italia all’ergastolo per l’attentato a Wojtyla, Imposimato da qualche tempo è piuttosto defilato: probabilmente a causa della scoperta che erano tutte balle le “rivelazioni” sul sequestro e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro – efferatezze compiute nel 1978 dalle Brigate Rosse – rifilategli da un millantatore e utilizzate e piene mani nel suo ultimo libro sul caso Moro.

A sollecitare altre sorprese, sotto forma se non di “supertestimoni” almeno di “testimoni” a scoppio molto ritardato, provvede l’appello lanciato in queste ore su Facebook da Peronaci. Dopo averne a suo tempo lanciato uno per tentare di corroborare la pista del Lichtenstein inventata da Agca, ecco il nuovo parto:

“APPELLO URGENTE
A quanti frequentano questo gruppo FB, sanno e tacciono.
A tre giorni dal trentaduesimo 22 giugno senza verità, mi rivolgo alle persone che, per circostanze diverse e al di fuori di qualsiasi responsabilita’ personale, sono venute a conoscenza di elementi relativi alla scomparsa di Emanuela Orlandi, che oggi dovrebbe avere 47 anni, mai emersi in passato nonostante le numerose inchieste. Nell’attesa che un gip si pronunci sulla richiesta di archiviazione del caso avanzata dal procuratore di Roma oltre un mese fa, e’ di tutta evidenza che solo novita’ testimoniali o riscontri di fatto potranno alimentare la speranza di giungere alla verita’ su questa odiosa vicenda, contro ogni proposito di insabbiamento, da qualunque parte esso provenga. Ho fondato motivo di ritenere che alcuni testimoni dell’epoca iscritti a questo gruppo Fb esitino a farsi avanti con la famiglia 0rlandi (e analogamente con i congiunti di Mirella Gregori) nel timore di esporsi. Per questo metto a disposizione la mia mail personale (fabrizio.peronaci@libero.it),che confido potra’ essere utile a raccogliere notizie, spunti, tracce e indicazioni autentiche (in forma anonima e non)”.

Chissà, magari a settembre vedremo cose da fare impallidire la “telefonata” anonima di “Chi l’ha visto?”…
The show must go on! È la dura legge dello spettacolo, che nulla ha a che vedere con l’informazione e il giornalismo.