Ior e riciclaggio. La nuova legge del Vaticano non convince in Europa

di Pino Nicotri
Pubblicato il 21 Marzo 2012 7:22 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2012 2:14

Si erano già presentati a metà dello scorso novembre, e s’erano fermati sei giorni di fila per setacciare di tutto, dalla legislazione ai modi di applicarla, dal funzionamento della banca di Stato alle possibilità di aggirarlo. Della lunga visita non devono essere rimasti soddisfatti, visto che hanno lasciato indicazioni per cambiare addirittura la legge dello Stato che dovrebbe vigilare sull’origine e la destinazione dei soldi depositati in banca o in transito bancario. E il 15 di marzo sono tornati per controllare se ci sono stati progressi, andandosene questa volta dopo soli due giorni e un lungo comunicato decisamente anodino, ma scuotendo ancora una volta la testa piuttosto perplessi, non del tutto convinti che le loro raccomandazioni siano state rese correttamente operative. Per esempio non pare scongiurato il cyberlaundering, che in italiano significa cyber lavaggio, ovvero lavaggio via Internet di soldi di origine sporca e a volte molto sporca.

Nessuno si aspetterebbe dubbi del genere sulle attività finanziarie del luogo chiamato anche Santa Sede e Città di S. Pietro, meglio noto nel resto del mondo come Stato del Vaticano. Eppure i molto pignoli ispettori di Moneyval, come si chiama il gruppo del Consiglio d’ Europa che valuta la virtuosità dei Paesi in fatto di leggi e iniziative antiriciclaggio del danaro sporco, in particolare quello fatto con il commercio delle droghe, è probabile che tornino una terza volta. Moneyval dovrà infatti decidere se è degna di essere accolta la richiesta del Vaticano di entrare a far parte della “white list” dell’OCSE, vale a dire degli Stati con i migliori standard di vigilanza e trasparenza finanziaria tra i 29 Paesi a economia di mercato che fanno parte dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: Australia, Canada, Finlandia, Francia, Irlanda, Corea del Sud, Olanda, Polonia, Svezia, Gran Bretagna, Austria, Cecoslovacchia, Francia, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Portogallo, Svizzera, USA, Belgio, Danimarca, Germania, Islanda, Giappone, Messico, Norvegia, Spagna, Turchia.

A novembre i mastini di Moneyval dopo avere messo sotto torchio una serie di uffici amministrativi e finanziari imposero, tra l’altro, una serie di modifiche alla legge CXXVII, in numeri non romani detta anche legge 127, che Vaticano si era data qualche mese prima per poter presentare domanda di ingresso nella “white list”.

I compiti a casa ordinati dagli inviati di Moneyval hanno costretto il Vaticano a lavorare sodo, ma i cambiamenti apportati hanno sollevato Oltretevere più di un mugugno e qualche frattura. Per alcuni dirigenti infatti la nuova versione della legge 127, promulgata il 25 gennaio 2012 per decreto dal governatore dello Stato vaticano, cardinale Giuseppe Bertello, segna un progresso nell’opera di pulizia e riassetto delle attività finanziarie dello Stato pontificio. Per altri invece segna un passo indietro. Tant’è che temono venga clamorosamente bocciata da parte dei tecnici di Moneyval la domanda di ingresso nelle lista dei virtuosi.

Chi volesse leggersi il testo integrale della nuova legge lo può trovare su http://vaticaninsider.lastampa.it/fileadmin/user_upload/File_Versione_originale/Decreto_25.01.2012.pdf . La precedente versione della legge 127, entrata in vigore il 1 aprile 2011, era stata invece firmata dal governatore di allora, cardinale Giovanni Lajolo, e dall’allora segretario generale del Governatorato, l’assai discusso monsignor Carlo Maria Viganò. I pignoli che volessero confrontare le due versioni della 127, possono leggere la versione Lajolo-Viganò su http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/26639.php?index=26639&lang=it .

Come si può vedere, la legge non è stata semplicemente modificata, ma quasi interamente riscritta. Segno inequivocabile che quella precedente non andava affatto bene. Non a caso gli ispettori di Moneyval storsero il naso ordinando una riforma radicale. E il 9 marzo 2012, cioè pochi giorni prima di sbarcare nuovamente Oltretevere, aveva ritenuto opportuno mettere le cose drammaticamente in chiaro pubblicando il suo rapporto intitolato “Criminal money flows on the Internet: methods, trends and multi-stakeholder counteraction”. Le 90 pagine del rapporto sottolineano due cose, entrambe preoccupanti:

– il “cybercrime”, cioè il crimine realizzato online, è sempre più diffuso e veicola, per “lavarli”, gli enormi proventi finanziari di attività criminose;

– l’attenzione delle autorità di controllo e l’attività di contrasto delle forze dell’ordine e della magistratura sono ancora non solo insufficienti , ma di fatto assolutamente inefficaci.

Per vedere se la riforma Bertello funziona a dovere bisogna vederla in funzione almeno un anno, ciò significa che il disco verde o rosso di Moneyval non potrà essere acceso prima del gennaio del 2013. C’è però chi spera che Moneyval dia la sua pagella ad aprile, cioè a un anno dalla legge Lajolo-Viganò rifatta nel frattempo ex novo da Bertello con il nome di “legge per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”.

Se gli ispettori di Moneyval faranno pollice verso, la resa dei conti in Vaticano è inevitabile. I critici della legge 127 targata Bertello sono capitanati dal cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria, e dal presidente della banca vaticana IOR Ettore Gotti Tedeschi , che non vedono l’ora di poter sparare ad alzo zero sui responsabili dell’eventuale disfatta, la cui roccaforte è nel formidabile tandem Governatorato e Segreteria di Stato.

I motivi per i quali Moneyval dovrebbe accettare la domanda vaticana sono stati riassunti dal giornalista de La Stampa Andrea Tornielli su http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/citta-del-vaticano-vatican-city-ior-12759/ . Ma i pessimisti, con in testa Nicora e Gotti Tedeschi, sono allarmati dalla recente presa di posizione del Dipartimento di Stato Usa, che nel suo recente Rapporto Annuale sulla Strategia per il Controllo del Narcotraffico ha infilato il Vaticano tra i Paesi con “giurisdizioni preoccupanti” in fatto di riciclaggio di quattrini messi assieme con il molto lucroso e criminale traffico delle droghe ( https://www.blitzquotidiano.it/teatro/vaticano-ior-riciclaggio-dipartimento-stato-usa-1152846/ ).

In tutto il mondo quando si tratta di quattrini e della loro amministrazione gli animi si scaldano, spesso si arroventano. La cosiddetta Santa Sede pare non faccia eccezione. Gli uomini di Moneyval non erano ancora ripartiti che il 16 marzo l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, ha voluto rilasciare un’intervista all’Osservatore Romano per dichiarare che “La slealtà è alla base delle fughe di documenti che hanno avuto risonanza mediatica soprattutto in Italia”.

Slealtà e fughe di documenti a causa delle quali “il papa è addolorato”. Tanto addolorato da indurre la Segreteria di Stato a disporre un’accurata indagine su tutti gli organismi vaticani. A livello penale se ne occupa il Promotore di giustizia del Tribunale vaticano. A livello amministrativo se ne occupa la stessa Segreteria di Stato. Il papa ha inoltre incaricato una “superiore commissione” a far luce sull’intera vicenda. Evidentemente anche Ratzinger conosce il famoso proverbio secondo il quale “fidarsi è bene, ma diffidare è meglio”.