Massimo Bossetti, Carmelo Lavorino: Incastrato da microtracce, lo dissi mesi fa

di Pino Nicotri
Pubblicato il 2 Marzo 2015 13:26 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2015 13:26
Massimo Bossetti, Carmelo Lavorino: Incastrato da microtracce, lo dissi mesi fa

Massimo Bossetti, Carmelo Lavorino: Incastrato da microtracce, lo dissi mesi fa

ROMA – A quanto pare la posizione di Massimo Bossetti per quanto riguarda l’uccisione di Yara Gambitasio si aggrava. E si aggrava a casua delle analisi sulle cosidette microtracce , delle quali aveva parlato a Blitz il 30 giugno dell’anno scorso il noto criminologo Carmelo Lavorino . Ricordiamo che Lavorino non è solo un criminologo, ma anche criminalista, investigatore, tracciatore di profili di probabili colpevoli, analista della scena del crimine e direttore del Centro Studi Investigazione Criminale.

Lavorino, lo sviluppo delle indagini pare le diano ragione, sembra proprio che confermino quanto aveva anticipato a Blitz.

“L’estate scorsa fui molto chiaro anche a MATRIX specificando che Bossetti sarebbe stato incastrato dalle microtracce su Yara, dai tabulati telefonici e dai suoi comportamenti sulla scena del crimine prima dell’accaparramento della preda. Ricordo che il conduttore Luca Telese si tolse la giacca, la buttò a terra e spiegò ai telespettatori il concetto del trasferimento delle microtracce dalla scena all’aggressore ed alla vittima, e così via…! Ora emerge che il 26 novembre 2010 Yara sarebbe salita sul furgone di Massimo Bossetti, come si evince da alcuni fili del tessuto dei sedili del furgone Iveco Daily di Bossetti presenti sui suoi leggings”.

Dell’assassino aveva tracciato a Blitz anche il profilo psicologico, da lei individuato fin dal 2011.

“Infatti. Tre mesi dopo il rapimento avevo tracciato il sequente profilo dell’assassiono ignoto, pubblicato dai media e riportato da alcuni emittenti, fra cui TG5, RAI Uno e SKY: “È il ”Classico soggetto insospettabile, di buona famiglia, con dei figli della stessa età della vittima e che gode della sua fiducia, proprio perché era considerato soggetto non pericoloso e che ha potuto abbattere le difese della vittima grazie al rapporto di frequentazione, di conoscenza e di fiducia”. Circa 40 anni. Si presenta come “timorato di Dio”, affettuoso e premuroso padre di famiglia. È un territoriale. Ha perso il controllo, ha cercato di effettuare un’aggressione del tipo sessuale nei confronti della piccola Yara, ma quando ha capito di essere andato oltre, ha temuto di essere denunciato e di perdere il rispetto e la dignità e di vedere infangata la propria situazione sociale: così è passato all’atto distruttivo aggressivo’. È il predatore occasionale che approfittando della situazione, delle opportunità e della vulnerabilità vittima, slatentizza l’istinto assassino dopo quello sessuale aggressivo, perde il controllo, si fa dominare dalle fantasie sessuali e dai desideri repressi: perde il controllo, ghermisce, attacca, colpisce, uccide””.

La sua analisi però non venne accolta bene da tutti.

“Ricordo che già diversi “pseudo investigatori, pseudo profiler, pseudo criminologi (!?)” e squallidi giornalisti “investigativi” (!?)” avevano “sofferto” a causa proprio delle mie analisi. Sofferenza per rosicamento, che continua inesorabile, perché tutti sanno prevedere che dopo il lampo arriva il tuono, ma in pochi sappiamo prevedere da dove arriva il fulmine, quando e perché!”.

Oggi però dovrebbe andare meglio, visto che gli sviluppi delle indagini pare le diano ragione.

“E invece… Altro aspetto della vicenda è che trasmissioni televisive tipo Porta a porta, Quarto grado, Chi l’ha visto (ed altre) si ostinano a non conoscere le mie considerazioni anticipatorie, le mie osservazioni e deduzioni vincenti..”