Mistero Orlandi. Silvana Fassoni madre di Marco Accetti: Come si fa a credergli?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 5 maggio 2014 7:38 | Ultimo aggiornamento: 5 maggio 2014 12:38
Mistero Orlandi. Silvana Fassoni madre di Marco Accetti: Come si fa a credergli?

Emanuela Orlandi suona il flauto traverso. Ma non è quello di Marco Fassoni Accetti

Mistero Emanuela Orlandi. Che ci faceva con tanta prolungata assiduità dagli ultimi mesi del 2008 fino ad almeno tutto il 2010 Marco Fassoni Accetti alle postazioni dei computer della biblioteca comunale di Villa Leopardi a Roma? E’ un caso che il 30 giugno 2008 il programma televisivo “Chi l’ha visto?” avesse lanciato un appello per chiedere ai telespettatori se qualcuno all’epoca avesse trovato un flauto traverso senza rendersi conto che poteva essere appartenuto a Emanuela?. Nel sito di quel programma televisivo si può ancora oggi leggere che nel corso della puntata del 30 giugno 2008 è stato ricordato  che

“Quando è scomparsa Emanuela Orlandi aveva con sé l’astuccio contenente il suo flauto traverso”,

e che da parte di Natalina e Federica Orlandi, sorelle di Emanuela,

“è stata mostrata una foto di lei che lo suonava ed è stato lanciato un appello a quanti siano in grado di fornire informazioni utili nel caso fosse stato ritrovato all’epoca senza essere collegato al caso”.

Come abbiamo abbondantemente dimostrato su Blitz, flauti come quello fatto trovare a “Chi l’ha visto?” da Marco Fassoni Accetti il 3 aprile dell’anno scorso si possono acquistare usati online, ma se ne trovano anche in mercatini tipo Porta Portese a Roma. Combinazione però vuole che in via Tripoli 60, a pochi metri dalla biblioteca Leopardi e dall’abitazione di Accetti, esista fin dagli anni ’70 la scuola di musica CIAC, acronimo di Centro Immagine Arte e Cultura, dove si insegna a suonare anche il flauto traverso. E probabilmente non manca neppure nella scuola CIAC chi vende il proprio strumento, specie se vecchio, perché ne ha acquistato un altro migliore o ha smesso con la musica.

Perché il flauto “di Emanuela Orlandi” fatto trovare da Accetti a “Chi l’ha visto?” è avvolto in fogli di giornali le cui date in almeno un caso riportano a vicende dello stesso Accetti? Infine: è vero che i genitori di Accetti hanno telefonato a “Chi la visto?” per scusarsi dello “scoop” del flauto e dei racconti del figlio sul suo preteso ruolo nella scomparsa della Orlandi per conto di una  “fazione vaticana” in lotta contro un’altra? Domande che dal 30 maggio scorso circolano con insistenza non solo tra i frequentatori di Villa Leopardi. Quel giorno nella sala riunioni della biblioteca è stato presentato il libro “Il segreto di Emanuela Orlandi”, scritto dal giornalista Pino Nazio, qualificato come “autore e firma storica di “Chi l’ha visto?”. Nel prendere la parola, Nazio si è accorto che tra lo scarso pubblico seduto ad ascoltarlo c’era anche Marco Fassoni Accetti, che ha chiamato a sé:

“Vedo che qui c’è anche l’Americano!”,

come era stato soprannominato dai giornali dell’epoca il sedicente portavoce dei “rapitori” di Emanuela,

“Lo prego di venire qui al tavolo con me”.

Sbalordimento generale. Con quel colpo di scena i  frequentatori della biblioteca scoprivano l’incredibile: quel signore da tempo impegnato come loro ai computer era “nientedimenoché” colui che il 27 marzo si era presentato ai magistrati come l’organizzatore della scomparsa della Orlandi, oltre che della sua coetanea Mirella Gregori sparita un mese e mezzo prima di lei. E che dal 3 aprile aveva messo in fibrillazione gli appassionati del mistero Orlandi esibendo al mondo “il flauto di Emanuela”. Ma andiamo per ordine.

Il parco di Villa Leopardi si trova a pochi metri dall’abitazione di Marco Accetti e dalla  discoteca di suo padre Aldo, la Overtour, un locale di 800 metri quadrati con annessi bar, tavoli per le consumazioni e palco per l’orchestra, in un seminterrato di via Tripoli 22. Il parco è delimitato da quattro strade del quartiere  Trieste e vi si accede dagli ingressi di via Nomentana 385 e via Makallè 4. Ospita inoltre anche la palazzina di una biblioteca comunale, nota come biblioteca di Villa Leopardi e dotata di 30 mila volumi, sale di lettura su due piani e  postazioni Internet a uso pubblico e gratuito.

Vari frequentatori della biblioteca ricordano bene che fino ad almeno tutto il 2010 vedevano impegnato a  una postazione due o tre volte la settimana un uomo  quasi sempre in compagnia di una giovane donna bionda, ritenuta la sua compagna. Uomo che il 30 maggio dell’anno scorso hanno scoperto essere Marco Accetti e giovane donna che in seguito hanno capito essere Dany Astro, sua convivente o inquilina e collaboratrice. Si tratta della Dany Astro che interviene a ogni pie’ sospinto con commenti su Blitz e post su Facebook per contrastare aggressivamente qualunque dubbio sulla bontà delle “rivelazioni” accettiane.

Le analisi ordinate dai magistrati – e testimonianze da noi raccolte non solo al Da Victoria – hanno escluso che quello sia stato davvero il flauto della Orlandi. Marco Accetti ha però insistito e insiste tuttora con la sua versione, sia davanti ai magistrati che davanti a telecamere e taccuini di giornalisti. Ma da quando si è saputo che per qualche anno ha frequentato assiduamente la biblioteca di Villa Leopardi e i suoi computer, più d’uno si chiede se tanta assiduità non sia dovuta allo studiare a fondo le cronache del caso Orlandi in modo da poter poi sostenere meglio la parte dell’”organizzatore del sequestro”, quale che sia l’eventuale ruolo svolto nella scomparsa della ragazza.

Accetti avrebbe potuto servirsi tranquillamente dei propri computer, quanto meno di quello dell’ufficio dell’Overtour, dove con Dany Astro si  interessa della gestione del locale.  Mentre però l’utilizzo di un computer privato permette di verificare facilmente quali siti siano stati consultati, l’utilizzo di computer pubblici ha invece il vantaggio di rendere molto ardua l’attribuzione delle singole “navigazioni” a una specifica persona. Per legge i server devono conservare per cinque anni i dati di tutti gli accessi a Internet. Me se l’analisi della memoria del server della biblioteca dovesse dimostrare che dai suoi computer c’è stato un gran numero di accessi a siti che parlavano del caso Orlandi, sarà estremamente arduo, se non di fatto impossibile, appurare con certezza il nome di chi li ha effettuati.

A differenza di Accetti, Dany Astro ha continuato a frequentare sia pure meno assiduamente la biblioteca anche dopo il 2011 e vi compare a volte ancora oggi.  Accetti è un fotografo e regista indipendente, che come nome d’arte ha aggiunto al suo anche il cognome Fassoni della madre e produce foto artistiche e piccoli filmati amatoriali che non hanno mercato, visibili di fatto solo sul suo sito Internet. Dany Astro collabora ai suoi lavori come montaggista dei filmati e a volte come modella per le foto. L’utilizzo assiduo e prolungato dei computer di Villa Leopardi potrebbe essere servito per preparare la realizzazione di opere di Accetti. Anche se la produzione non pare tale da giustificare tanta prolungata assiduità.

Veniamo ora ai fogli di giornale che avvolgevano il flauto di Accetti. Uno è un foglio de Il Messaggero del 3 agosto 1996. E vi si parla, anche in prima pagina  dei disordini avvenuti a Roma per protestare contro la richiesta di prescrizione al processo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine contro l’ex capitano delle SS Erich Piebke. Il quale ebbe parte nella fucilazione di oltre 330 persone il 24 marzo 1944 a Roma per la rappresaglia contro la strage provocata il giorno prima in via Rasella da una bomba che falcidiò 33 soldati dell’esercito tedesco, tutte reclute della Terza compagnia del reggimento di polizia Bozen. Vecchi amici di Accetti ricordano che prese parte alle proteste contro la richiesta di prescrizione. E c’è chi è convinto di vederne il volto di profilo nella foto proprio della prima pagina di quella copia del Messaggero del 3 agosto ’96.

Quella copia potrebbe venire dalla raccolta di pagine di giornale che Accetti ha sempre accumulato in quantità per ricordare gli avvenimenti che più lo interessavano e lo avevano colpito.  Se ne vedono in abbondanza anche in una delle foto del furgone Ford Transit scattata dalla polizia il 21 dicembre ’83, vale a dire il giorno successivo a quello in cui Accetti con quel furgone investì e uccise il 13enne Josè Garramon nella pineta di Ostia. Episodio abbastanza oscuro per il quale l’investitore è stato assolto per insufficienza di prove dall’accusa di pedofilia e omicidio premeditato, ma condannato per omicidio colposo e mancato soccorso.

Infine: è vero che i genitori, di Accetti, divorziati da decenni, hanno telefonato a “Chi l’ha visto?” per scusarsi di quanto rifilato dal loro figliolo?

“Ancora con questa storia!”,

sbotta senza negare la circostanza la signora Silvana Fassoni, madre di Marco. Che parlando delle “rivelazioni” del figlio, dalle “fazioni vaticane” all’asserito suo ruolo di organizzatore del “sequestro consenziente”, aggiunge di getto:

 “Ma come si fa a credere a una storia così ridicola? Basta! Se Marco insiste e viene ancora a parlare di queste cose, mandatelo via!”.