Pensioni: per fregare i pensionati c’è chi pensa a cambiare la Costituzione

di Pino Nicotri
Pubblicato il 4 Maggio 2015 10:44 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 10:44
Pensioni: per fregare i pensionati c'è chi pensa a cambiare la Costituzione

Pensioni

MILANO – Incredibile ma vero. La Corte Costituzionale ha da poco reso pubblica la sentenza con la quale dichiara incostituzionale il blocco della perequazione per le pensioni superiori ai 1.217 euro netti al mese ed ecco che c’è già uno zelante sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che pensa a modifiche della stessa Costituzione pur di far passare le leggi approvate dal parlamento, quali che esse siano. Prima di procedere dobbiamo però far rilevare un particolare che nessuno ha rilevato pur non trattandosi di un particolare da poco.

La legge bocciata dalla Consulta era dunque illegittima, ma l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha egualmente controfirmata e promulgata. Speriamo che l’attuale Capo dello Stato, che proviene proprio dai ranghi della Consulta, abbia una maggiore sensibilità riguardo il rispetto della Carta fondamentale anche da parte del governo e del parlamento. Ciò detto, proseguiamo.

Oltre che sottosegratario all’Economia, Enrico Zanetti è anche il segretario di Scelta Civica, cioè di un partito di governo. Per l’esattezza, del partito fondato da quel Mario Monti che pochi giorni dopo il proprio insediamento, nel dicembre 2011, su suggerimento del ministro del Lavoro Elsa Fornero varò il famoso decreto dal nome decisamente ambizioso – decreto “Salva Italia” – ma dal contenuto incostituzionale: vale a dire, il blocco del parziale adeguamento all’inflazione delle cosiddette pensioni “d’oro”, superiori ai 1.217 euro mensili netti. Le esigenze del bilancio pubblico sono state considerate dal governo Monti-Fornero prevalenti su ogni altra legge dello Stato, compresi i diritti acquisiti.

Ecco cosa scrive Zanetti nel suo blog nel sito dell’edizione italiana dell’Huffington Post.

“Non è abitudine di Scelta Civica commentare le sentenze e questo vale anche per quella della Corte costituzionale che sancisce l’illegittimità del blocco delle indicizzazioni delle pensioni oltre tre volte la minima per il biennio 2012-2013.
“Una cosa però sentiamo il bisogno di dirla con chiarezza: se ogni modifica normativa che riduce anche in modo assai significativo le prospettive di futura pensione dei giovani di oggi è lecita, mentre ogni modifica normativa che scalfisce anche solo in piccola parte le pensioni già in corso di erogazione è incostituzionale, questo Paese è già morto.

“Scelta Civica crede nella tutela del lavoro, non soltanto di chi ha già un lavoro; della sostenibilità del nostro sistema pensionistico, non soltanto di chi ha già una pensione; del risparmio, non soltanto di chi ha già risparmiato. Un Paese con un sistema di tutele sempre e invariabilmente declinate al passato non ha alcun futuro.

“Paradossalmente, è il meno che la sentenza della Corte costituzionale possa aprire uno squarcio di alcuni miliardi di euro nel bilancio dello Stato. Il vero strappo, profondo e drammatico, lo fa nella carne viva del Paese esasperando una convivenza tra generazioni il cui equilibrio è sempre più fragile e le cui logiche sono sempre più incomprensibili.

“Nessuno può riuscire a spiegare ai cinquantenni, ai quarantenni e ai giovani di oggi perché è costituzionale passare per loro e solo per loro da un assai più generoso sistema retributivo ad un più sacrificato regime contributivo, mentre per i pensionati di oggi, che preservano il diritto a quel metodo retributivo negato ai pensionati di domani, è incostituzionale persino il doloroso, ma comunque non stravolgente blocco per due anni della sola indicizzazione della pensione al costo della vita per chi è oltre tre volte la minima.

“Il compito della politica non è contestare le sentenze, ma cambiare le regole. Anche quelle costituzionali, quando diventa evidente che pregiudicano la possibilità stessa di un futuro e di una civile convivenza tra generazioni, dove non può valere solo il principio del “chi prima arriva, meno peggio alloggia”. Proveremo a farlo.

“In un Paese pieno zeppo di sindacati e partiti politici che fanno a gara per grattare la pancia agli egoismi generazionali, fino a quando ne sarò alla guida, Scelta Civica avrà tra le sue priorità assolute quella di essere il riferimento per chi insieme alla pensione vuole conservare la lungimiranza e per tutti coloro i quali non accettano che possano esserci diritti acquisiti per alcuni e riforme lacrime e sangue per altri”.

Zanetti, e con lui molti altri, si strappa i capelli per le conseguenze della sentenza della Consulta sul bilancio dello Stato: la restituzione del maltolto assomma a cinque miliardi di euro per l’esercizio in corso, e a undici per l’anno prossimo. Difficile quindi, anzi impossibile che il “tesoretto” vantato da Matteo Renzi possa essere utilizzato come pensava di fare, compresa l’erogazione di un paio di miliardi agli “incapienti”, cioè ai ceti più poveri. Renzi per ingraziarsi l’elettorato con gli 80 euro mensili erogati ai redditi superiori agli 8 mila euro ha messo in moto una spesa da 10 miliardi l’anno per i prossimi due anni. Se non avesse speso in quel modo tutto sommato berlusconiano quei quattrini dell’erario, ma li avesse per esempio utilizzato per ridimensionare nell’Irap il cosiddetto cuneo fiscale, potrebbe assorbire senza problemi la stangata arrivata dalla Consulta e gli avanzerebbero ancora quattrini per gli “incapienti” e quant’altro.

Il tutto mentre neppure il Jobs Act pare incidere realmente sull’occupazione, specie giovanile, e gli inviti di Mario Draghi a varare una legge davvero efficace sul tema lavoro restano inascoltati.

Che si possano risparmiare miliardi di euro riducendo gli stanziamenti per le forze armate è cosa nota, e ancor più noto è che basterebbe ordinare meno cacciabombardieri F35 o cancellare del tutto il programma di acquisto di questi aerei militari made in Usa visto anche che negli stessi Usa questo velivolo è stato definito inaffidabile e pericoloso perfino da vertici militari. Ma dopo la visita di Renzi alla Casa Bianca di Obama, nel corso della quale il nostro primo ministro ha dichiarato con entusiasmo “L’economia americana [cioè degli USA] è il nostro modello”, è difficile che il nostro governo sul mega contratto degli F35 possa avere ripensamenti. Anzi, sarà il caso di controllare che fine farà la proposta della nostra Difesa di ridurre a 90 i 131 velivoli prenotati per un costo totale di quasi 12 miliardi.

E’ strano come Renzi, leader del PD partito soi disant di sinistra nonché nipotino del fu Partito Comunista Italiano (PCI), nel corso della visita al presidente Usa abbia dichiarato:

“L’economia americana è il nostro modello”.

Per Renzi dunque il modello è il liberismo senza freni made in Usa, con tanto di addio non solo al defunto comunismo, ma anche al socialismo e perfino alla socialdemocrazia che in Europa, specie in Germania, un ruolo positivo lo ha pure avuto e lo ha tuttora. A questo punto non si capisce perché il nostro primo ministro non riesumi il Partito Liberate Italiano. Come che sia, il liberista Renzi imita Walter Veltroni, che del PCI fu un esponente non di secondo piano per poi riciclarsi nei suoi eredi fino a dichiarare che lui in realtà non è mai stato comunista, bensì kennediano: vale a dire, ammiratore cioè del presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, lodatissimo anche per iscritto in più di un libro veltroniano.

Visto che parliamo di pensioni, Veltroni per essere coerente dovrebbe restituire tutti gli stipendi e annessi e connessi, pensioni comprese, intascati stando in parlamento come comunista quando invece, come lui stesso candidamente ci ha tenuto a far sapere, non lo era neppure da lontano.

E sempre visto che stiamo parlando di pensioni, fa un effetto pessimo leggere cosa scrive accoratamente Zanetti sapendo che fa parte di quel parlamento i cui membri si sono ben guardati dall’approvare la proposta di ridurre le proprie pensioni da parlamentare man mano maturate o in via di maturazione.

Ma ancor più impressione desta leggere quanto ci hanno fatto sapere gli economisti Paolo Raimondi e Mario Lettieri, ex sottosegretario all’Economia del governo Prodi:

“Negli anni passati i governi italiani hanno sottoscritto con 17 banche internazionali e 2 banche italiane vari tipi di derivati finanziari che a dicembre 2014 avevano un valore nozionale di 163 miliardi di euro. Oggi essi hanno una valutazione di mercato (mark to market) negativa per oltre 42 miliardi. Questa è la somma che si dovrebbe sborsare se dovessero essere conclusi adesso. Non lo si deve fare subito. Ma ciò dimostra la pericolosità dei derivati e l’irresponsabilità di chi li ha negoziati.

In ogni caso dal 2001 al 2004, in 4 anni lo Stato ha già pagato ben 13 miliardi di euro a causa di derivati andati male. Questi soldi sono usciti “quatti quatti” dal bilancio pubblico per arrivare sui conti delle solite banche “too big to fail”. Contemporaneamente – lo si ricordi – ci si strappava i capelli per trovare qualche centinaia di milioni per i lavoratori, per i disoccupati, per i precari, per i pensionati e per le piccole e medie industrie. Forse era una messa in scena perché i riflettori non venissero puntati sui miliardi che silenziosamente fluivano verso le banche internazionali”.

Come si vede, c’è poco da dare la colpa ai pensionati cosiddetti “d’oro”. Insomma, (anche) Zanetti bara o non è informato. Per risolvere i problemi di bilancio dello Stato basterebbe fare un po’ di pulizia, smettere di farsi dissanguare per pompar sangue alle banche, evitare di compare i voti degli elettori disagiati con regalie improduttive e smetterla una volta per tutte di ingannare l’opinione pubblica. Cioè a dire, i cotatdini della Repubblica italiana.