Da Previti a Ruby: la legalità impossibile, anche per la società civile

di Pino Nicotri
Pubblicato il 6 Aprile 2011 16:55 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2011 16:55

(foto Lapresse)

Osservazione numero uno: gli stessi che si strappano i capelli e si stracciano le vesti per evitare a qualunque costo che Silvio Berlusconi possa essere processato e che comunque possa essere considerato colpevole di un qualche reato sono gli stessi che sparano sentenze di condanna senza appello contro qualunque disgraziato o antagonista dei Berlusconi anche solo lambito da sospetti. Ricordate le parole “Allora abbiamo una banca?” dette al telefono da Piero Fassino e pubblicate a squarciagola da Il Giornale di Paolo Berlsuconi fratello di Silvio? Oltretutto a quelle parole mancava il resto della frase, che le rendeva assai meno sospette. Eppure tanto bastò per sparare a zero su Fassino&C. Ricordate le affermazioni del dossier Mitrokhin, dal nome dell’ex archivista del KGB dell’Unione Sovietica scappato in Inghilterra, su giornalisti di sinistra e dirigenti comunisti italiani? Le affermazioni non erano verificabili e gli stessi nostri servizi segreti le ritennero poco o nulla fondate, eppure per anni ci hanno intinto il biscotto un nugolo di personaggi del centro destra, non solo berluscomani girevoli come Paolo Guzzanti. Ricordate le “soffiate” su Romano Prodi “agente del KGB”? Assurdità campare per aria, eppure i vari Feltri e Belpietro ci ricamarono non poco. Ricordate il tormentone sulla “svendita della Sme a De Benedetti” e sul “lucro di D’Alema&C con i traffico tramite Telekom Serbia?”. Pura aria fritta, eppure i soliti noti ci hanno dato sotto per anni, con grande incremento di carriera per i soliti Feltri, Belpietro e compagnia – è il caso di dirlo – cantante. Con tanto di direttore d’orchestra….

Osservazione numero due: gli stessi che urlano pretendendo la “certezza della pena” per chi è condannato sono gli stessi che urlano pretendendo la certezza dell’impossibilità di pena, e prima ancora di processo, per Silvio Berlusconi e la patente di innocenza almeno fino alla sentenza della Cassazione per i condannati anche in secondo grado come Marcello Dell’Utri. Per non parlare della certezza dell’innocenza anche per chi è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione come Cesare Previti…

Osservazione numero tre: gli urlatori più o meno “Responsabili” in parlamento e poco responsabili in piazza più gli azzeccagarbugli a peso d’oro, e a carico dello Stato in quanto sistemati in parlamento, disposti a tutto per evitare che Berlusconi debba mettere piede in un’aula di tribunale, sbraitano che i processi non s’hanno da fare “perché le sentenze di condanna sono già scritte”. In questo non fanno altro che ripetere come ventriloqui ipnotizzati ciò che il loro padre padrone Silvio Berlusconi ama riperere come un mantra. Beh, nulla di più falso. Il loro Cavaliere è stato infatti assolto nelle inchieste per Medusa, Sme-Ariosto e tangenti alla Guardia di Finanza. Più 2 amnistie, per il “miracoloso” acquisto dei terreni per la villa di Macherio e la falsa testimonianza sulla sua iscrizione alla loggia P2. Più cinque prescrizioni per le varie imputazioni nei procedimenti per All Iberian, Lodo Mondadori, Caso Lentini-Milan, Bilancio Fininvest 1988-’92, Bilancio consolidato Fininvest.

Il vero e grave problema NON è che tutta questa bella gente mente, chi per soldo, chi per carriera, chi per poltrona o poltroncina, chi per mutande e chi per vocazione servile. Per quanto grave e anticamera dello sfascio istituzionale, il vero e grave problema non è che in parlamento oltre 314 deputati, ministri compresi, votano affermazioni assurde, demenziali, offensive, volgari e alla lunga autolesioniste come quelle votate ieri martedì 5 aprile 2011 sul cosiddetto (ma inesistente e inventato di sana pianta) processo “Ruby”. No, il problema vero è un altro. Ed è bene NON girarci intorno e NON limitarci a giaculatorie e buonismi ecumenici alla Veltroni o a diversioni “intelligenti” (?) alla D’Alema. Il problema vero è che tutto ciò che sta accadendo, a partire dalla centralità della melmosità e corruttibilità di larga parte del parlamento e servilismo di larga parte dei ministri, dimostra una cosa ben precisa: l’economia reale italiana e la conseguente struttura di potere, sociale, economico e politico, NON può sottostare alla legalità. Non è che non ci vuole stare, per prepotenza o malanimo, ma invece è proprio che NON PUO’ starci. Perché? Perché, ormai è evidente anche a un cieco, parte non più trascurabile dell’economia reale è illegale. Un malato di polmonite o anche solo di bronchite NON può accettare di esporsi alla pioggia nudo e senza ombrello, perché ne morirebbe. Un atleta con una gamba amputata non può accettare di correre né una maratona né i 100 metri. Una nave con lo scafo sbregato sopra e sotto la linea di galleggiamento non può accettare di navigare in mare aperto.

Questo è il motivo per cui a parte le chiacchiere anche la “società civile” continua a fare cilecca riguardo lo “scendere in campo”, riguardo cioè il fare politica. L’economia reale e il potere partitico e politico reale, bisognosi tutti più di illegalità che di legalità, sono il ritratto fedele della società civile. E viceversa.

Bisogna cambiare visuale e tempi, ormai quasi da lunga marcia. Non se ne esce senza sconvolgimenti. Neppure senza drammi. Chi ha detto che la “primavera” provoca sommovimenti solo nei Paesi arabi e del Nord Africa?