Lettere da Parma: nebbia sul Teatro Regio. Pizzarotti, e la “casa di vetro”?

di Emilio Piervincenzi direttore di PolisQuotidiano
Pubblicato il 3 ottobre 2012 15:39 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 15:40
Federico Pizzarotti (LaPresse)

Federico Pizzarotti (LaPresse)

PARMA – Qualcosa del  comportamento del nuovo sindaco di Parma, Federico Pizzarotti comincia ad affiorare. Le ambasce provengono non solo dalla ormai annosa questione dell’inceneritore, la promessa elettorale vincente del MoVimento 5 Stelle, “Se vengo eletto, non sarà mai acceso”, e invece è ormai certo che – nonostante i grillini parmigiani le stiano tentando tutte, via giudiziaria compresa – il termovalorizzatore di Ugozzolo verrà avviato entro la fine di quest’anno. Ma la lettera che riportiamo qui sotto rischia di minare nel profondo uno dei cardini su cui poggia il “Credo Grillesco”: la democrazia, l’apertura ai cittadini, il dominio della rete e della casa di vetro (il Comune di Parma, nel caso specifico).

Succede infatti che pochi giorni fa Pizzarotti abbia nominato d’autorità il nuovo capo del Teatro Regio, modificando alla bisogna lo Statuto che ne regola leggi e comportamenti. L’ex commissario Ciclosi, subentrato lo scorso anno alla attuale ministro Cancellieri, aveva emanato un bando pubblico per assegnare la carica. Più di trenta le candidature (tra cui quella dell’ex Sovrintendente, Meli). Sfortunatamente nessuno ha mai potuto vedere che cosa c’era in quelle buste, quali curriculum, i nomi dei candidati (ad eccezione del sindaco e dei suoi stretti collaboratori ovviamente). Semplicemente perché Pizzarotti aveva già deciso chi dovesse essere il nuovo dirigente, e cioè Carlo Fontana, ex sovrintendente della Scala. E la trasparenza? E la meritocrazia?

Qualcosa, del grillesco comportamento del nuovo sindaco di Parma comincia ad affiorare e valica i confini del Ducato. Non fa nemmeno troppi chilometri, e quando arriva sulla scrivania di Giuseppe De Leo, sovrintendente della Fondazione Teatro della Fortuna di Fano, esplode con la violenza di un acuto di Pavarotti buonanima. Che fa incavolare, e assai, il sunnominato Sovrintendente. Il quale accende il computer e scrive la lettera che riportiamo qui sotto.

Caro Sindaco, apprendo della nomina del Sig. Fontana. Sono stupito ed amareggiato per l’evolversi della vicenda. Io avevo chiesto che democraticamente si procedesse con il concorso di cui al bando del Commissario Ciclosi e si arrivasse alla scelta del migliore… Invece ingloriosamente avete scelto di far entrare dalla finestra ciò che non poteva entrare dalla porta. Avete modificato illegittimamente lo Statuto del Regio con una norma “ad personam” per favorire la nomina del Sig. Fontana in un modo “che ancor m’offende…”. Ciò non può passare impunemente nonostante le grida e gli schiamazzi dei cortigiani “vil razza dannata”. Mi vedo costretto ad impugnare tutti gli atti in ogni sede ed in ogni grado di giudizio per ripristinare il diritto e l’etica così profondamente feriti. Anzi di più: sfido la S.V. ad un pubblico confronto sulla vicenda concedendo la scelta del luogo, della data e delle modalità in modo che ogni cittadino possa liberamente farsi una opinione su quanto è successo ma dubito che ora Ella abbia il coraggio di accettare di misurarsi con me… Sui principi di legalità e trasparenza che hanno ispirato questo “modus operandi”. Con viva cordialità.

Giuseppe De Leo

Sovrintendente della Fondazione Teatro della Fortuna di Fano.

Un’altra rogna, per Parma, con un nuovo inquietante cattivo pensiero che ora avvolge e incupisce la città: circa un anno fa, era il 29 settembre, Pietro Vignali rassegnava le sue dimissioni da sindaco, travolto dalla piazza e dagli arresti dei suoi amici. Confuse nella nebbia della politica pidiellina padana si erano consumate estorsioni e truffe, peculato e sperpero di denaro pubblico. Nel buio della più totale connivenza, Parma marciva. Pizzarotti fece due promesse (e vinse le elezioni): “L’inceneritore non si accenderà mai, il Comune sarà una casa di vetro”. Se l’inceneritore viceversa entrerà in funzione, possiamo farcene una ragione. Ma tornare alla nebbia padana, che tutto avvolge e tutto confonde, no, caro sindaco, proprio no…

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