Prima della Scala, serata perfetta, Boris Godunov opera-simbolo: la musica ha battuto la Politica

Prima della Scala, serata perfetta, Boris Godunov opera-simbolo: la musica ha battuto la Politica, trionfo della cultura che supera le barriere

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 9 Dicembre 2022 - 07:36 OLTRE 6 MESI FA
Prima della Scala, serata perfetta, Boris Godunov opera-simbolo: la musica ha battuto la Politica

Prima della Scala, serata perfetta, Boris Godunov opera-simbolo: la musica ha battuto la Politica

Prima della Scala, serata perfetta, Boris Godunov opera-simbolo: la musica ha battuto la Politica.

Due o tre cose bisogna pur dirle sulla serata perfetta alla Prima della Scala ed il suo valore pedagogico , civico, prevalentemente etico.

1) ALLA PRIMA DELLA SCALA IL TRIONFO DELL’ARTE OLTRE LE BARRIERE

Con la Russia di Boris Godunov – opera di insolita potenza di creazione e suggestione, capolavoro di voce e teatralità – ha trionfato la cultura. La musica ha battuto la Politica. Tutti d’accordo. Tranciante e cortese il presidente Sergio Mattarella:”La grande cultura russa è parte integrante di quella europea. Non si può cancellare”. 

Di più: i capolavori in quanto tali appartengono all’umanita’. Sono di tutti. Dunque ha vinto (dominando) l’arte,  su tutto e tutti. Sopra le beghe e ripicche del quotidiano. L’Arte che non cede a diktat e cancellazioni. Una bella lezione. La cultura getta ponti, non barriere.

2) PUTIN NON DISTRUGGA LA FANTASTICA RUSSIA

Lo ha detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, esaltando questa “opera-simbolo “ che rivela, in tutta la sua potenza drammatica, la modernità di “una partitura davvero sorprendente “, come ha detto il direttore Chailly (applausi). Il popolo russo ne esce alla grande, pilastro di una storia (ambientata da Puskin tra il 1598 e il 1605) che mette a fuoco l’ascesa e la caduta di Boris  che diventa zar di tutte le Russie uccidendo il bambino erede al trono, lo zarevic Dimitri, per poi finire- dopo anni di regno cupo e sanguinario – dilaniato dalla folla e dai sensi di colpa. Un monito per l’attuale zar Vladimiro.

3) VOLA L’IMMAGINE DEL BELPAESE

Terza lezione: la serata perfetta della Scala in cui la Cultura ha rialzato la testa (e Milano ha sdoganato la “sciura “ Meloni d”Armani vestita) è volata nel mondo con un messaggio chiaro, pacifista, autenticamente ecumenico.  Un Paese che ha intatte, nonostante il popolo del No, le sue prerogative e le sue potenzialità. Una identità che resiste e “affascina” come hanno testimoniato gli oligarchi russi, tipo Mikhail Kusnirovich (il miliardario imprenditore di Mosca) sorridente nel foyer lampeggiante orgoglio ed estasi ai confini  della “elevazione mistica”. Testimonianza (facile supporlo) prontamente girata a Putin. L’Italia, caro Vladimir, è tutt’altro che un Paese ostile.