Serie A: l’Inter crolla a Cagliari, pari il derby tra Genoa e Sampdoria

di Renzo Parodi
Pubblicato il 14 Aprile 2013 20:17 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2013 20:17

(Foto Lapresse)

ROMA – Cagliari-Inter 2-0

Un altro rigore inventato, questa volta dall’arbitro Celi, apre l’ennesimo baratro sotto i piedi dell’Inter. Ma non c’è molto d’altro a cui appigliarsi per giustificare il capitombolo contro il Cagliari, sul neutro di Trieste. Anche perché il Cagliari lamenta un fallo in area su Ibarbo, evidente, non sanzionato dall’arbitro e non è colpa di Celi se Alvarez, Cambiasso (palo) e Rocchi (altro palo) sullo 0-0 si mangiano gol quasi fatti. Un tempo di un’Inter motivata e discretamente propositiva, poi il rigore e il crollo verticale. Stramaccioni inveisce contro la sfortuna che lo ha privato in corso d’opera di Gargano e Nagatomo (appena subentrato), ma gli infortuni fanno parte del calcio, ogni squadra potrebbe spalancare il suo cahier de doleances in materia. Certo, senza Milito, Palacio e Cassano il potenziale d’attacco della Beneamata è fortemente ridotto e non bastano il talento di Alvarez (in progresso) e l’esperienza di Rocchi per compensare le illustri assenze. Il fatto, oggettivo, è che l’Inter ha fallito il traguardo stagionale – la zona Champions – e rischia – se di rischio si tratta – di restare fuori dall’Europa minore, scavalcata al sesto posto dalla Roma, vittoriosa su un eccellente Torino, ma sempre attraversata da malumori e tensioni (ne parliamo altrove).

Mercoledì l’Inter affronterà la semifinale di ritorno della coppa Italia, avversaria proprio la Roma, che aveva vinto (2-1) il match di andata. Oltre ai tre lungodegenti e ai due freschi infortunati di Trieste, Stramaccioni dovrà rinunciare agli squalificati Guarin e Pereyra ed effettivamente la lista degli indisponibili è lunghissima. Parlere di malasorte come fa Stramaccioni non è una boutade. La coppa Italia rimane l’ultimo traguardo accessibile, in finale c’è già la Lazio che ha eliminato la Juventus. La finale è in calendario il 26 maggio a Roma, tuttavia potrebbe slittare perché in quella domenica sono previste le elezioni per il sindaco della Capitale.

Con i tre punti colti a Trieste il Cagliari ha già staccato il biglietto per la serie A 2013/2014. Un risultato straordinario, a petto delle infinite traversie che hanno tormentato il club sardo. Le partite in campo neutro, a porte chiuse nel contestato stadio di Quartu sant’Elena, l’arresto del presidente Cellino nella vicenda giudiziaria che riguarda proprio l’impianto di Is Arenas. Nonostante tutto, il Cagliari-squadra ha tagliato di slancio il traguardo della salvezza. Complimenti vivissimi al duo Pulga-Lopez, che senza clamori hanno pilotato il Cagliari verso lidi tranquilli. Facendogli giocare pure un calcio piacevole e redditizio. E complimenti anche alla società che ha retto all’arresto del presidente. Il Cagliari è un esempio per tutti i club.

Torino-Roma 1-2

“Abbiamo raschiato il fondo del barile”, ha ammesso Aurelio Andreazzoli, a commento della Roma vittoriosa a Torino. Questo tecnico pescato nei quadri della società giallorossa sta gestendo una situazione esplosiva, una Roma attraversata sottopelle da malumori e tensioni. L’ultimo episodio, la litigata in allenamento tra Vurdisso e Osvaldo. Andreazzoli ha muso franco e lingua sciolta. In pubblico ha provato a disinnescare la miccia, sentenziando che i problemi alla Roma li creano i media, enfatizzando le minime scaramucce di spogliatoio. Sarà. Tuttavia in campo la Roma procede ondivaga, quasi come le accadeva quando lo scettro lo teneva in mano Zeman. Andreazzoli fa quel che può per domare un gruppo composito, pletorico, probabilmente non bene assortito anche sul versante umano, prima che su quello tecnico. Dispone, è vero, di talenti purissimi (Lamela, Pjanic, oltre al sommo Totti, che a Torino è subentrato dalla panchina), però di difficile assortimento. A Torino le castagne dal fuoco le hanno tolte Osvaldo e Lamela e tuttavia la Roma ha tremato, finendo a difendere il vantaggio con le unghie e con i denti. Il Toro ha colto un palo e una traversa con Cerci (Prandelli gradirà la notizia) ed è sempre rimasto in partita, raggiungendo il pareggio provvisorio con una unghiata di Bianchi, sempre separato in casa ma autore di dieci gol in campionato. Ventura si è lamentato, con lo stile pacato che lo contraddistingue, dell’ingiusto verdetto del campo. Al Torino (36 punti) ne mancano tre o quattro per salvarsi. Le prossime tre gare sono da brividi. Trasferte a Firenze e Milano rossonera e in mezzo il derby contro la Juventus. Con lo spirito-Toro la serie A non sfuggirà.

Genoa-Sampdoria 1-1

Due tiri in porta, uno per parte, dentro una partita bruttissima, piena di calcioni, soprattutto per colpa del Genoa, che l’ha subito messa sulle maniere forti. Orsato non ha saputo arginare le durezze, agitando cartellini a vanvera. Il pareggio, nel drammatico derby della Lanterna, fotografa la pochezza tecnica delle sue squadre. Il punto – guadagnato in extremis con un cross di Matuzalem che ha ingannato Romero serve a tenere a galla il Genoa, ora penultimo a 28 punti a braccetto col Palermo. Virtualmente tutte e due le squadre scenderebbero in B col Pescara, se il campionato fosse già terminato. Il calendario lascia spiragli di speranza al Grifone, purché sappia esprimere una cifra di gioco almeno decente. Cosa che non è avvenuta se non, più sui nervi che per meriti tecnici, nell’ultima mezz’ora di gioco, condotta con la forza della disperazione alla ricerca del pareggio. La Sanpdoria ha costruito qualcosa di meglio in mezzo al campo, grazie alla qualità di Obiang e Poli. La perdita precocissima di Krsticic (il vero perno del centrocampo blucerchiato) ha scombinato i piani di Delio Rossi, togliendo equilibrio e coperture alla squadra. Il fallaccio di Matuzalem sul serbo della Sampdoria a termini di regolamento andava punito col rosso, Orsato era a tre metri, ha certamente visto l’entrata a tacchetti spianati del brasiliano (non nuovo a prodezze simili, chiedere al laziale Brocchi), forse non se l’è sentita di sbilanciare il match dopo appena 5’. Ha sbagliato, indirizzando la partita, come ha pacatamente osservato Rossi a fine gara. Il segnale della tolleranza dell’arbitro ha indotto i giocatori del Genoa a permettersi rudezza assortite che hanno rischiato di far naufragare il derby, già misero di contenuti tecnici, in una serie di risse. Nel finale Orsato ha cambiato metro di giudizio, ha espulso Costa per doppia ammonizione, il secondo giallo è apparso … arbitrario, visto le valutazioni precedenti dell’internazionale di Schio. A quel punto al Sampdoria, che già aveva subito le confuse sfuriate del Genoa, peraltro innocue, si è spaventata e Matuzalem. che non sarebbe dovuto essere in campo, ha indovinato il “sette” di Romero con un pallone che, partito in cross, si è magicamente trasformato in un tiro-gol. Il Genoa in superiorità numerica ha perfino rischiato di vincere la partita. Alla fine l’1-1 non è un verdetto ingiusto. Certamente lo ha gradito la Sampdoria, al di là della delusione per la mancata vendetta sui cugini che due anni fa (ricordate il gol di Boselli al 97’?) li avevano spediti in serie B. La squadra di Rossi dovrà raccogliere tre punti per salvarsi, impresa largamente accessibile. Il Genoa per salvarsi di punti dovrà raccoglierne una dozzina. Giocando così male, nonostante un calendario meno ingrato di quelli che attendono Siena e Palermo, sarà un’impresa ardua. Primo spareggio sabato a Marassi, contro l’Atalanta. Mancheranno Borriello e Denis, squalificati.

Palermo-Bologna 1-1

Serve a poco al Palermo il pari interno col Bologna, che spezza la rincorsa costruita sulle vittorie con Roma e Sampdoria. La squadra di Sannino aveva in pugno la partita – grande gol di Ilicic, sempre più bomber, dopo 5’– ma l’ha riconsegnata al Bologna. Colpa di una clamorosa topica del portiere Sorrentino che inciampando goffamente su un retropassaggio di Morganella, ha spalancato la porta al gol di Gabbiadini. Poi è successo un po’ di tutto, Miccoli ha colpito un palo, il Bologna si è mangiato un paio di gol fatti, e l’arbitro Doveri non ha concesso un possibile calcio di rigore alla squadra di casa, episodio che ha scatenato le proteste del pubblico del Barbera e del tarantolato Sannino. Il tecnico rosanero ha tuttavia ammesso che i suoi avrebbero dovuto fare di più per prendersi i preziosi tre punti. Nella colonna delle negatività va annotato anche l’infortunio muscolare a Ilicic, che ha dovuto abbandonare il campo nel corso della ripresa. Grave perdita, nonostante il ritorno dopo sei mesi di Hernandez. I Palermo è atteso da un trittico terribile: Catania, Inter e Juventus. Il Bologna a 38 punti è quasi in una botte di ferro. Domenica ospiterà la Sampdoria, un pareggio non sarebbe sgradito e nessuna delle due squadre.

Parma-Udinese 0-3

Giù il cappello davanti all’umile Udinese di Guidolin che zitta zitta sta scalando la classifica, è arrivata a due punti dall’Inter e cova qualche speranziella di Europa. Rifilare tre gol a domicilio al Parma non è impresa da poco. L’Udinese ha dominato l’avversaria e Muriel ha dato spettacolo come ai tempi belli di Lecce. Ha segnato una doppietta e si è preso gli applausi che di solito vanno a Di Natale, assente a Parma per qualifica. Il Parma a 39 punti è virtualmente salvo e in tutta evidenza ha mollato i pappafichi. Ma c’è modo e modo. Il pubblico del Tardini non ha gradito.

Chievo-Catania 0-0

Il Chievo non è ancora salvo e si capisce la prudenza con la quale ha condito la sua partita contro il Catania, temuto avversario con i suoi razzenti attaccanti. Ne è venuta fuori una partita a basso ritmo, soffocata dal grande caldo che gravava sul Bentegodi. Un punto per uno non fa male a nessuno, sebbene freni la rincorsa della squadra di Maran, scavalcata in classifica dall’Udinese e scesa di un gradino, al nono posto.