Tasse: dedurre 5000 euro a famiglia, altro che reddito cittadinanza o quoziente

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 Aprile 2015 14:02 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2015 14:10
Tasse: dedurre 5000 euro a famiglia, altro che reddito cittadinanza o quoziente

Tasse: dedurre 5000 euro a famiglia, altro che reddito cittadinanza o quoziente

ROMA – L’incipit è lapidario quanto affascinante: “Renzi ha tentato di mettere nelle tasche di una parte delle famiglie un po’ di soldi, i famoso 80 euro, meno di molle l’anno e maldestramente il Tfr in busta paga con una tassazione penalizzante. Alcuni partiti hanno proposto altre forme di sostegno alla famiglia tra cui il quoziente familiare (meno tasse più numerosa è la famiglia) il reddito di cittadinanza o elevazione della soglia di reddito su cui non si pagano imposte. Tutte soluzioni discutibili sotto il profilo dell’equità fiscale, di sapore assistenziale e molto costose”.

Chi è che in maniera così lapidaria giudica il Renzi sulle tasse meno che un brodino e i centristi alla Ncd sulle tasse solo rielaboratori di mance e M5S sulle tasse dei rivoluzionari in nome dell’assistenzialismo e la Cgil sulle tasse e dintorni dei burocrati dell’egualitarismo fittizio e tutti comunque sulle tasse fuori dal mondo perché propagandano cose che non si possono fare dato l’alto costo e neanche sarebbe tanto giusto farle visto che non tengono conto della reale geografia fiscale ma hanno come unica mappa quella degli interessi, categorie, corporazioni da proteggere? E’ un signore che ogni tanto scrive sul Corriere della Sera appunto di fisco e tasse. Un signore di nome Alberto Brambilla, direttore Master Liuc, Itinerari previdenziali. Un signore tra i non pochi che scrivono di fisco e tasse. Solo che lui propone, ovviamente inascoltato e sostanzialmente in solitario in paio di cosette…

Quasi da solo e nessuno se lo fila, almeno a livello politico. E questo incuriosisce, quasi affascina. Dunque, il paio di cosette. In dettaglio e con precisione è materia tecnica che non siamo in grado di seguire appieno e quindi di resocontare con completezza. Ci fermeremo ad una sommaria divulgazione del nocciolo del paio di cosette. La prima: concedere a ciascuna famiglia la possibilità di dedurre cinquemila euro l’anno (in via sperimentale per tre anni) dal proprio carico fiscale. Dedurre, portate in deduzione in sede di dichiarazione fiscale le spese per capirci dell’idraulico, del tappezziere, dell’elettricista, del meccanico, dell’imbianchino…). Fino a 5.000 euro l’anno e ovviamente in cambio di ricevuta fiscale rilasciata dall’artigiano finalmente non più pagato in nero in totale complice omertà.

Calcola Brambilla che così facendo una famiglia si farebbe una “quattordicesima” pari a circa 1.650 euro l’anno di tasse in meno e quindi di soldi in più in tasca. Aggiunge Brambilla che ci guadagnerebbe anche lo Stato, infatti i fornitori pagherebbero tasse e contributi che oggi non pagano (salvo poi finire nel grande mare dolente dei pensionati sotto i mille euro e gridare alla grande ingiustizia sociale). Non aggiunge Brambilla che le lobby dei fornitori farebbero polpette dei politici che volessero tradurre in legge la proposta Brambilla.

Aggiunge però la seconda cosetta che più o meno riassumiamo: indirizzare, pilotare quella “quattordicesima” verso il risparmio previdenziale e verso la sanità integrativa. Prendendo così un sacco di piccioni con una fava: “Riepilogando, deduco spese per 5.000 l’anno, risparmio 1650 che investo in un fondo di assistenza sanitaria integrativa e risparmio ancora il 33%, cioè l’investimento al fondo pensione…”. Forse è l’uovo di Colombo, forse è il gioco dei tre euro…Una sola cosa a nostra conoscenza e competenza depone a favore delle due cosette del Brambilla: nessuna forza politica ci fa sopra né propaganda né teatro fiscale.