Scuola: l’anno più buio dei nostri ragazzi, videochiamate, dad e chat non bastano, aumentano ansia e depressione

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 7 Marzo 2021 8:09 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2021 9:13
Scuola: l’anno più buio dei nostri ragazzi, videochiamate, dad e chat non bastano, aumentano ansia e depressione. Foto:folla sui navigli

Scuola: l’anno più buio dei nostri ragazzi, videochiamate, dad e chat non bastano, aumentano ansia e depressione. Nella foto: folla di giovani sui navigli a Milano

Scuola e covid, un anno nello sprofondo. Niente sport, lezioni a distanza, gli amici ridotti a presenze virtuali. Gli esperti la chiamano “sindrome della gabbia”. I nostri ragazzi  stanno vivendo il loro anno più buio. Con reazioni a volte scomposte e inattese. Aumenta la depressione.

Molti si rifugiano nei social, troppi scelgono i tragici “ giochi estremi”, abusano di sostanze, infilano maratone esagerate davanti a schermi di ogni tipo.

Niente feste, niente stadio, niente locali. Pochissimi contatti reali. Molta solitudine. Dove sono finiti i nostri figli, i nostri nipoti? Chiusi nelle loro stanzette. Isolati.

Mario Draghi, non a caso, nel suo primo discorso si è chiesto “quale futuro lasceremo ai nostri figli“. Già gli abbiamo tolto il presente. Come rimediare? Siamo ancora in tempo? Possiamo farcela? Dice lo psichiatra Furio Ravera (specializzato in neuropsichiatria infantile): “I genitori hanno spesso paura di vedere. L’ignoranza sul mondo social dei figli è intollerabile“. Capito da dove cominciare?

Soli con uno schermo. Il vuoto è nella cameretta. La responsabilità dei genitori che non annotano i cambiamenti bruschi  dei figli. E non sanno che succede in rete. Non sanno  delle sfide terribili che ci sono sui social.

Lo dico con schiettezza. Se un anno di Covid ha fatto crescere (notevolmente, certifica la fondazione Openpolis )  la “ povertà educativa “, significa che siamo all’allarme rosso.E che non c’è tempo da perdere. Che occorre intervenire. I nostri ragazzi hanno affrontato con grinta (dossier Eleonora Barbieri) il primo lockdown, ma sono crollati nel secondo.

Lontani dalla scuola, così vivono i giovani

E sono diventati “i grandi dimenticati della Pandemia “. Due dati emblematici (forniti dall’Osservatorio scientifico no profit Movimento etico digitale):  i ragazzi trascorrono mediamente 4 ore al giorno sui videogiochi e il 33% è consapevole di farne un uso eccessivo. Va ricordato che in Italia i ragazzi  tra i 14 e 19 anni sono 3 milioni. E che quelli che non hanno né pc né tablet sono 850mila. E sapete quante volte in un giorno un adolescente accede alle piattaforme on line? Ben 120.

Abbiamo smarrito la normalità del nostro vivere.Abbiamo una società debole, non abituata alla fatica, alla solidarietà. Non accettiamo più il dolore. Siamo diventati così molto più fragili.

Lo sostiene da tempo Umberto Galimberti, acuto filosofo e analista del pensiero umano. Lo ha scritto in un recente saggio (“La società senza dolore”, edito da Einaudi) il filosofo germano-coreano Byung-Chul Han. Ispirandosi – lo ha ammesso lui a stesso – a Illich e Foucault. Riferimenti inevitabili quando ci si muove tra pandemia e filosofia.

Ci muoviamo nella scuola in un clima di spaesamento

Non  “abbiamo più il paesaggio in cui abitare la nostra vita quotidiana con una certa quiete“. E i ragazzi sprigionano, incontrollati , la loro voglia di ribellione, socialità, paradosso, mobilità di gruppo. Non deve pertanto sorprendere la folle movida in Darsena a Milano con contorno di risse e bottigliate nel cuore della città.

O le ammucchiate di Torino, Napoli, Roma (Monti, Trastevere, San Lorenzo ). O il tutto esaurito sul lago di Como, sui lidi pugliesi, dall’Adriatico allo Jonio. Bisogna , invece, tenerne conto. Ne va del futuro dei nostri giovani. Guai dimenticarli o isolarli.Le videochiamate o le chat non bastano.