Ashley Madison, le confessioni di una traditrice

Ashley Madison, le confessioni di una traditrice
Ashley Madison, le confessioni di una traditrice

ROMA – Il sito salon.com ha pubblicato le confessioni di una delle poche donne registrate e attive sul popolare sito per incontri extraconiugali ashleymadison.com. “Volevo cacciare e non essere cacciata – confessa la donna in un lungo articolo pubblicato da Salon (traduzione Dagospia) – Quanti uomini potevo avere. All’inizio fu galvanizzante ma poi divenne troppo”.

Ecco il racconto della donna:  Quante donne usano “Ashley Madison”? Non ne ho idea ma io sono una di loro. Circa un anno fa, mi ritrovai vinta dalla noia. Essendo già in passato stata infedele al mio bellissimo, divertente e quasi perfetto marito, ho pensato di rifarlo. Avevo letto del sito “Ashley Madison” e lo avevo accantonato nella mente, per eventuali usi futuri. In quanto donna, la mia registrazione era gratuita. Ero scettica, ho dato poche informazioni riguardanti la mia identità sul profilo.

Volevo cacciare, non essere cacciata, perché avevo paura di essere scoperta, da un vicino, da un amico, da mio padre. I miei dettagli personali erano minimi. Scrissi: «Ho 30 anni e un marito favoloso, amo il mio lavoro e la mia famiglia. Il mio libro preferito è “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il mio film preferito è “Fiori d’acciaio”, la mia band preferita sono i Grateful Dead».

Ho girato fra i profili maschili cercando belle facce, un qualcosa che indicasse successo professionale, e controllando che la grammatica e la punteggiatura fossero corrette. Ne ho contattato qualcuno che mi sembrava attraente. Ci siamo scambiati messaggi sul sito, poi siamo passati alle mail, sugli account privati. Solo a quel punto ho dato il mio nome vero e la foto. Ho dato vaghe spiegazioni sui miei propositi, ma era chiaro che non intendevo lasciare mio marito e minare la nostra relazione.

Quando mi sono sentita abbastanza a mio agio, ho postato la mia foto (con occhiali da sole) su “Ashley Madison”, e sono piovuti complimenti ed inviti. Quanti uomini che potevo potenzialmente avere! All’inizio fu galvanizzante, poi divenne troppo, dava dipendenza. Non ne guadagnai in autostima…potesse essere così facile. La lusinga era che sembravo “normale”, e per me era rassicurante, data l’avventura disonesta e amorale. “Normale” lì è la parola che significa “reale”, “non prostituta”.

E quante foto di cazzi che ho ricevuto! Senza chiederle. Alla fine sono riuscita a chiacchierare con un tipo che ritenevo interessante. Via internet avevamo una incredibile alchimia, la conversazione mi faceva venire le farfalle allo stomaco. A lui pensavo sul lavoro, mentre giocavo con mio figlio. Mi convinse a vederci di persona, in un ristorante, a metà strada fra casa e ufficio. Incontrai anche altri 5 uomini. Era in parte esperimento sociologico, in parte avventura romantica, in parte adrenalina.
Non avevo molta confidenza con la monogamia finché non incontrai mio marito. Volevo crescere i nostri figli, invecchiare con lui. Gli rimasi fedele il primo anno. Provò ad accettare la mia idea di matrimonio aperto, ma quando confessai il mio primo tradimento, non ne volle più sapere. Dissi che avrei rispettato il suo desiderio, ma poi ebbi una relazione con un altro uomo incontrato on line. Lo confessai di nuovo a mio marito, il quale reagì molto male, mettendo in discussione il nostro rapporto e minacciando il divorzio. Vivemmo separati per qualche mese, andammo in terapia, alla fine mi perdonò. Per qualche altro anno gli rimasi fedele.

Non so come spiegare la mia propensione all’adulterio. E’ un insieme di voglia di cercare, di innamorarsi di una persona nuova, e di autodistruzione, di rafforzare meccanismi di difesa patologici. Poi c’è anche il sesso. E’ una bella fetta, ma nel mio caso non è per via di un insaziabile appetito o di mancanza di soddisfazione coniugale. No, è proprio la voglia di novità. L’intensità. La fuga. L’infatuazione…

Quando incontrai il mio primo uomo “AM” al ristorante, capii subito che non sarebbe successo niente. La alchimia on line non si traduceva nella realtà. Quando, dopo un cocktail, mi disse: «Vuoi scopare?», capii definitivamente che non lo avrei fatto. Era stato un buon amico. Via mail mi faceva ridere, ci confidavano. Durante la nostra amicizia, sua moglie aspettava il terzo figlio. Dopo di lui incontrai un uomo che faceva sport di montagna, cosa che adoro. Ne ero attratta.

Bevemmo al bar e lui mostrò interesse, mentre io ero ancora reticente. Era prima di pranzo e lui si era scolato già tre cocktail, io uno. Inoltre lui aveva un accordo con la moglie, il che mi faceva sentire come se io avessi qualcosa da perdere (mio marito) e lui no. Facemmo petting sulla sua Durango come due adolescenti. Ci frequentammo per qualche mese, senza fare mai davvero sesso. Lo mollai quando disse di essersi innamorato e masturbato sognando di ingravidarmi.

Il terzo uomo fu il Texas Ranger. Inizialmente non rispose ai miei messaggi e lo trovai sexy. Scrisse che era appena tornato da un viaggio fra le montagne del Perù. Dal vivo era più basso e più magro che in foto, ma mi piaceva. Sembrava ci conoscessimo da anni. Scoprii che non era sposato, contrariamente a tutti quelli che frequentano il sito. Nonostante l’alchimia con lui, contemporaneamente frequentai un altro tipo. Stava per divorziare e cercava storie senza impegno. Lo incontrai nel suo appartamento e subito cercò il contatto fisico. Inizialmente resistetti, poi cedetti, infine lo salutai sapendo che non lo avrei più rivisto.

Con l’ultimo andai a prendere un caffè in città. Lo vidi e capii subito che non ero interessata. Non era il mio tipo. Si trattava di un uomo gentile, che viveva separato dalla sua famiglia per via del lavoro. Non era abbastanza per tradire mio marito. O forse non riuscivo a togliermi dalla testa il Texas Ranger. Lui lo frequento da quasi un anno. A volte la sua presenza riattizza il rapporto con mio marito, altre volte minaccia il mio matrimonio. Tecnicamente io e il mio amante non abbiamo futuro.

Lui ha una fidanzata e vuole sposarla. Io ho un marito e vogliamo un altro figlio. Eppure non riesco a troncare. Mi piace, ma soprattutto credo si tratti di dipendenza. Continuo a voler sfuggire alla realtà di tutti i giorni, ad aver bisogno di esplorare, vivere la novità e l’eccitazione di conoscere qualcun altro. Ironia della sorte, l’infedeltà ti isola molto. Non ne puoi parlare con nessuno, non puoi condividerla se non con chi tradisce. Questo segreto mi allontana dalle persone della mia vita e mi rende sempre più sola.

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