Microbrachius, primo sesso penetrativo 380 mln di anni fa in fondo al mare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Ottobre 2014 11:08 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2014 11:08

ROMA – I primi rapporti sessuali di tipo penetrativo risalgono a 380 milioni di anni fa. A “inventare” il sesso come lo conosciamo è stato il Microbrachius, una specie di pesci lunghi appena pochi centimetri e dotati di una corazza. A ricostruire la prima scena di sesso, con il maschio e la femmina che si abbracciano con le pinne anteriori per dare via all’atto sessuale, sono stati i ricercatori della Flinders University.

Il video pubblicato sulla rivista Nature è una ricostruzione delle abitudini sessuali di questi pesciolini vissuti centinaia di milioni di anni fa e i cui fossili sono stati ritrovati. Abitudini del tutto inaspettate, dato che i pesci usano la fecondazione esterna e il ritrovamento dei fossili suggerisce un’inversione del comportamento sessuale fino ad oggi ritenuta impossibile, come spiega John Long, paleontologo della Flinders University di Adelaide, in Australia, e autore della ricerca:

“E’ stata una scoperta totalmente inaspettata. I biologi non pensavano che una inversione dalla fecondazione interna a quella esterna fosse possibile, ma la ricostruzione ottenuta dai fossili mostra il contrario”.

La scoperta è particolarmente importante  perché questa specie è considerata la progenitrice degli organismi vertebrati, dunque di tutti gli animali tra cui anche l’uomo. Long ha spiegato a Nature:

“La nostra nuova ricerca suggerisce che dopo che i primi vertebrati svilupparono la fecondazione interna, c’è stato un punto in cui gli antenati dei pesci persero questo nuovo metodo di riproduzione”.

“Our new paper suggests that after the first jawed vertebrates evolved internal fertilization, then it was lost at the point close to where the last common ancestor of modern jawed fishes evolved,” Long told Nature.

Martin Brazeau, paleontologo esperto in vertebrati dell’Imperial College di Londra, ha commentato lo studio su Nature:

“Questo lavoro sicuramente porterà molte persone a sedersi e a riflettere più seriamente sull’evoluzione dei comportamenti sessuali. Una scoperta eccitante, perché porta più domande che risposte”.

(Screenshot da Nature)