“Ruby. Sesso e potere ad Arcore”, la storia a fumetti del bunga-bunga

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 marzo 2014 9:58 | Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2014 9:58
"Ruby. Sesso e potere ad Arcore", la storia a fumetti del bunga-bunga

“Ruby. Sesso e potere ad Arcore”, la storia a fumetti del bunga-bunga

ROMA – E’ la storia a fumetti del bunga-bunga, “Ruby. Sesso e potere ad Arcore” è, soprattutto, la storia (ricostruita fedelmente con gli atti giudiziari) di Berlusconi, di Emilio Fede, e di una fanciulla dalle grandi ambizioni, Nicole Minetti.

“Ruby. Sesso e potere ad Arcore”, una ricostruzione firmata Gianni Barbaceto, Manuela D’Alessandro, con i disegni di Luca Ferrara. Edito da Round Robin.

L’articolo del Fatto Quotidiano:

È da oggi in libreria “Ruby. Sesso e potere ad Arcore”, storia (a fumetti) dello scandalo del bunga-bunga, ricostruito attraverso gli atti giudiziari. Qui di seguito, un brano dell’introduzione. Bunga-bunga è l’espressione nata in Italia più diffusa al mondo. Dal 2010 è il nostro prodotto più noto nell’intero pianeta. È il nome dell’ultima frontiera dei talent show: un XXX Factor, un talent a luci rosse, un X Factor molto sexy che il padrone della tv italiana riservava solo a se stesso, spettatore unico e unico arbitro. In una saletta sotterranea della sua villa di Arcore, con l’aiuto di un impresario, Lele Mora, di un giornalista, Emilio Fede, e di una fanciulla dalle grandi ambizioni, Nicole Minetti, convocava ragazze e ragazzine che si davano da fare, mostravano le loro capacità, si travestivano, cantavano, ballavano, si spogliavano. Selezione durissima. Almeno una ventina le concorrenti a ogni puntata, agguerritissime. Solo poche ottenevano il premio: una notte ad Arcore, con relativo generoso compenso, in biglietti da 500 euro stipati dentro una busta gialla preparata dal fedele ragionier Spinelli. La storia affiora nell’ottobre 2010. Non è voyeurismo giornalistico, intromissione nella vita privata di un cittadino, cronaca politica nell’era di Youporn. È invece emersione di una segretissima indagine della Procura di Milano, che qualche mese prima era incappata in un paio di reati piuttosto gravi: prostituzione minorile e, soprattutto, concussione. Una ragazza di 17 anni, marocchina, scappata di casa, senza documenti, in perenne fuga dalle comunità protette a cui era assegnata fin dall’adolescenza, finisce segnalata alla Procura della Repubblica per le sue intemperanze: viene fermata dalla polizia per furto, portata alla Questura di Milano; una settimana dopo, gli agenti la strappano da una casa sui Navigli dove aveva ingaggiato una furibonda rissa con una prostituta brasiliana. Comincia allora a occuparsene il procuratore aggiunto titolare dei reati contro i minori, Pietro Forno, a cui la ragazza, Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori, nell’agosto 2010 racconta un sacco di storie, alcune vere, altre inventate. Dice di essere stata ad Arcore, di aver partecipato a feste notturne nella villa del premier, di avere ricevuto molti soldi e regali. Forno interroga, la ragazza risponde: il magistrato cerca di distinguere il vero dal sogno.

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