Hollande record: 15% di popolarità. Paga anche la “guerra del mercoledì”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Novembre 2013 16:41 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2013 16:47
Hollande record: 15% di popolarità. Paga anche la "guerra del mercoledì"

Hollande record: 15% di popolarità. Paga anche la “guerra del mercoledì” (Ap-LaPresse)

PARIGI, 14 NOV – Francois Hollande ha battuto ogni record di impopolarità per un presidente nella storia Quinta Repubblica in Francia. Secondo un sondaggio Hollande riscontra il consenso del 15% dei suoi connazionali.

Pil in calo e battuta d’arresto nella timida ripresa dell’economia francese, scuole in sciopero contro la “riforma del mercoledì” e sondaggio catastrofico (15% di popolarità, inimmaginabile fino ad oggi per un presidente): la crisi ha colpito tre volte al risveglio stamattina e per Hollande è ormai notte fonda.

La caduta appare ormai inarrestabile e per alcuni versi anche incomprensibile nelle dimensioni e nella rapidità. Il presidente è stato persino immaginato da un settimanale politico nelle mani di uno psichiatra per capire in quale direzione stia andando. Non aveva ancora finito di gustare quello 0,5% di progresso del Pil nel secondo trimestre, che aveva fatto già gridare alla ripresa, e si ritrova adesso al punto di partenza, causa calo delle esportazioni.

Pierre Moscovici, ministro dell’Economia, ha parlato di un “momento” e non di un “declino”, ma ormai le previsioni ottimistiche appaiono sempre più fuori posto. L’Ocse, come se non bastasse, ha rigirato il coltello nella piaga sottolineando la perdita di competitività della Francia e l’assoluta necessità di avviare con decisione le riforme.

E una delle poche avviate da Hollande, che il 14 luglio annunciò per la festa nazionale il ritorno della ripresa, è quella della scuola e dei ritmi di lavoro degli studenti. Oggi, metà degli istituti interessati, forse di più, erano in sciopero e si dicono determinati a boicottarla, accusando il ministro dell’Istruzione, Vincent Peillon, di non aver calcolato le conseguenze di un cambio dei ritmi di lavoro.

Sulla scuola Hollande si è trovato a combattere la “guerra del mercoledì”. Di cosa si tratta? La spiega il Corriere della Sera:

“Già da candidato il presidente Hollande aveva promesso lacrime, sangue e tasse ai ricchi, al mondo della finanza, a Gérard Depardieu, ai calciatori e persino alle famiglie comuni chiamate a portare il peso del risanamento dei conti pubblici. La Francia è in crisi e in collera, ma se c’è un settore della società benedetto dall’attenzione generosa dell’Eliseo, quello è il mondo della scuola: 60 mila assunzioni in cinque anni (promessa che è in corso di realizzazione), grandi risorse garantite al ministero dell’Educazione nazionale, e la scelta di un ministro, Vincent Peillon, di alto profilo intellettuale e riconosciuta competenza. Proprio per questo fa ancora più male lo sciopero della scuola primaria – osservato a Parigi da un insegnante su due – organizzato ieri contro la riforma dell’orario settimanale, uno dei grandi cantieri aperti dal ministro Peillon.

Nel giorno dell’ennesimo crollo della popolarità personale, finita al 15 per cento (sei punti in meno rispetto a ottobre in base al sondaggio YouGov-Huffington Post-iTélé), il presidente Hollande ha visto migliaia di persone, proprio quelle che hanno beneficiato di più energie e risorse pubbliche, manifestare in piazza contro di lui e quella riforma ‘calata dall’alto’. ‘Giù le mani dal mio mercoledì’, era uno degli slogan, incomprensibili in Italia. Perché in Francia, dalla fine dell’Ottocento, un giorno infrasettimanale – prima il giovedì poi il mercoledì – è sempre stato lasciato libero dall’insegnamento, con il risultato che gli allievi francesi fino all’anno scorso andavano a scuola solo quattro giorni alla settimana (lunedì, martedì, giovedì e venerdì), ossia 144 giorni l’anno contro i 187 giorni della media europea. Gli esperti denunciavano da tempo i danni all’apprendimento di un ritmo continuamente spezzato, e Peillon ha deciso di dare loro ascolto introducendo una settimana scolastica di quattro giorni e mezzo, la mattina del mercoledì inclusa. Ma non va bene neanche così, un’organizzazione sociale e famigliare rodata nei decenni è stata scardinata, gli insegnanti si lamentano perché devono lavorare di più e i genitori parlano di bambini stanchi e stressati”.

Hollande era rimasto la settimana scorsa ai minimi storici per un presidente, 21% di popolarità, e oggi sembra essere riuscito a precipitare da quel punto così basso di altri sei punti.

È al 15%, anche se il sondaggio Yougov pubblicato da Huffington Post France presenta caratteristiche diverse dagli altri (propone la risposta “non mi pronuncio”, che in momenti di grave crisi sembra attiri le adesioni). Il dato si situa molto al di là della soglia d’allarme e arriva tre giorni dopo i fischi sugli Champs-Elysées e le manifestazioni in Bretagna.

La società francese appare depressa e al tempo stesso dà segnali di ebollizione: i prefetti di Francia, che rappresentano lo Stato sul territorio, hanno inviato una nota al governo – pubblicata oggi da Le Figaro – in cui mettono in guardia l’esecutivo contro “una società in preda al mugugno, all’esasperazione e alla rabbia”. Si dicono “preoccupati” che tanto malcontento possa sfociare in un'”eruzione” invece che nelle sedi e nei modi preposti. Si parla di rimpasto, ma Hollande ha ribadito la sua determinazione ad andare avanti così, mentre un nuovo sondaggio indica che la maggior parte dei francesi preferirebbe uno scioglimento delle Camere e nuove elezioni. Un’ipotesi – chiesta finora dalla leader del Fronte nazionale Marine Le Pen e dal centrista Jean-Louis Borloo – che resta comunque molto remota.

Intanto, lo stesso clamoroso sondaggio dà in forte calo, ed è una novità visti i continui exploit degli ultimi mesi, proprio Marine Le Pen, a causa dei continui sbandamenti “razzisti” di esponenti o persone vicine al Fronte nazionale. Premiati soltanto il sempre popolare Manuel Valls, ministro dell’Interno, e la Guardasigilli Christiane Taubira, vittima di quegli stessi sbandamenti che penalizzano l’estrema destra.