“Scudo anti-spread o veto sul Patto”: Italia e Spagna chiedono, Merkel cederà?

Pubblicato il 29 Giugno 2012 0:03 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2012 1:05

BRUXELLES – Senza una soluzione al problema della stabilita’ finanziaria e dunque al nodo degli spread, l’Italia non dara’ via libera al pacchetto del Vertice Ue, anche a costo di bloccare il piano per la crescita da lei stessa chiesto da tempo. La ”riserva” (di fatto un veto) di Mario Monti arriva a tarda sera: il premier italiano e’ seduto al tavolo del summit, davanti a lui Angela Merkel. Il professore scandisce le parole: tutto cio’ che e’ stato discusso finora non puo’ considerarsi approvato, compreso il piano per la crescita, fino a quando non si trovera’ un’intesa anche sulla necessita’ di dotare in tempi brevi l’Eurozona di un meccanismo che stabilizzi i mercati e tuteli i Paesi virtuosi dalle distorsioni del mercato sui titoli sovrani.

Insomma, senza lo scudo anti-spread, l’Italia non firmera’ l’accordo. In sala, raccontano, cala il gelo. La Merkel Tace. Ma non e’ finita qui: a prendere la parola e’ Mariano Rajoy. Lo spagnolo si schiera con Monti e anche lui minaccia di non firmare senza soluzione a ”breve termine”. Entrambi sono pronti a rinunciare a quelle misure da 120-130 miliardi per il rilancio dell’economia che chiedono da tempo, ma evidentemente la posta in gioco (la riapertura dei mercati) e’ troppo alta. E siccome il piano per la crescita e’ fortemente voluto da Francois Hollande, nel pressing su Berlino si aggiunge anche Parigi, peraltro gia’ schierata in favore della proposta di Monti.

L’aut aut italiano e spagnolo arriva proprio mentre gli ‘sherpa’ del gruppo di lavoro dell’Eurogruppo, dove per l’Italia siede il viceministro Vittorio Grilli, mettono sul tavolo dei leader un’ipotesi che contiene uno degli elementi chiesti proprio dall’Italia: dare al Fondo salva-Stati la licenza bancaria che gli consentirebbe di prendere in prestito denaro a tassi agevolati dalla Bce per acquistare i titoli pubblici di quei Paesi che hanno determinati requisiti: che hanno cioe’ conti in regola e riforme strutturali fatte. Grilli ha in qualche modo fatto passare il principio (finora fermamente contrastato da Berlino) che ora pero’ deve essere vagliato a livello di capi di Stato e di governo.

”La parola spetta ai leader e non e’ detto che l’idea non si areni”, spiega una fonte italiana che spiega cosi’ il veto italiano. E su questo stallo, mentre l’Italia calcistica trionfa sulla Germania, Monti si dirige alla cena di lavoro. Van Rompuy, in conferenza stampa, non puo’ annunciare l’accordo sulla crescita, spiegando che ”due Paesi” (presumibilmente Italia e Spagna) chiedono misure di ”breve periodo” per stabilizzare i mercati.

Per ora, i risultati del vertice Ue definito ”cruciale” per i destini dell’euro, stanno deludendo le aspettative. Le possibilita’ di un nuovo summit in luglio aumentano sempre di piu’: nei corridoi del Justus Lipsius si parla di meta’ luglio. L’urgenza della crisi ha scompaginato l’agenda dei 27.

A movimentare l’avvio del vertice, un ‘giallo’ sull’interpretazione di un’intervista del ministro tedesco delle Finanze Schaeuble, letta come un’apertura sulla condivisione del debito, poi corretta da Berlino. ”E’ la nostra posizione di sempre”, ha poi dichiarato il ministro all’ANSA. ”Solo alla fine di un processo verso una vera e stabile unione fiscale si potra’ parlare anche di una gestione comune del debito. Ma solo a quel punto”, ha messo in chiaro Schaeuble.

”Sono qui per ottenere una soluzione rapida a sostegno dei Paesi che sono in fortissima difficolta’ sui mercati, nonostante abbiano fatto sforzi considerevoli”, ha detto il presidente francese Francois Hollande, al suo arrivo (in treno) a Bruxelles, confermando cosi’ il ”sostegno politico” promesso a Monti.

”Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno di misure sia a breve che a lungo termine”, gli ha fatto eco il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn che, dopo le frenate dei giorni scorsi, oggi ha aperto a meccanismi che ”calmino le turbolenze dei mercati” e aiutino l’Italia e la Spagna a ”contrastare i forti tassi d’interesse”. Rehn ha parlato di ”messa in comune del rischio”.

La Finlandia – solitamente sulla linea rigorista della Germania – ha fatto un passo in avanti, ipotizzando l’emissione di titoli di Stato garantiti dai fondi di salvataggio europei Efsf ed Esm. ”Gli Stati vulnerabili – ha detto il premier Kyrkki Katainen – potrebbero emettere covered bond, garantiti da asset pubblici o entrate” con i due fondi ”pronti a intervenire per facilitare le emissioni”.

Van Rompuy però non dice nulla sul veto di Roma e Madrid, timoroso che la notizia faccia esplodere il ‘caso Italia’. Cosa che gli costa dure critiche dalla delegazione italiana. Ma ormai il dado e’ tratto. Monti pretende che nella dichiarazione finale ci sia un impegno formale a risolvere il problema della stabilita’ dell’euro, dando mandato all’Ecofin successivo di studiare i dettagli tecnici. Senza, l’Europa uscira’ dall’ennesimo Vertice salva euro con un nulla di fatto. La parola, ora spetta ad Angela Merkel.