Merkel: “Europa più stabile”. Hollande: “Più crescita”. Il diavolo sta nelle tag

Pubblicato il 27 Giugno 2012 19:41 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2012 20:35

Francois Hollande e Angela Merkel (LaPresse)

PARIGI – Quel che resta dell’asse franco-tedesco, il nuovo président Francois Hollande e la cancelliera Angela Merkel, cena all’Eliseo, diventato casa Hollande da maggio. Ai microfoni della stampa presentano i soliti sorrisi e la solita unità d’intenti di facciata dietro la quale si nasconde la solita divergenza di obiettivi sostanziali. Basta identificare le parole chiave, i “tag”, del loro generico quadernetto di buone intenzioni. I “tag” della Merkel sono sempre la forza e la stabilità dell’Europa, quello di Hollande è sempre la crescita.

Riportiamo. Merkel: ”Abbiamo bisogno di più Europa, un’Europa i cui membri si aiutino fra loro. Siamo alla vigilia di un vertice di grandissima importanza per il futuro dell’Ue. La situazione è seria, abbiamo l’obbligo di costruire l’Europa forte e stabile di domani”. Hollande: “Abbiamo lavorato bene, in particolare sulla crescita”.

Il diavolo sta nelle tag.  Alla fine di una lunga giornata in cui la cancelliera, davanti al Bundestag, ha ribadito con meno durezza ma con identica fermezza gli stessi concetti affermati 24 ore prima alla riunione con i deputati della Cdu: gli eurobond sono “economicamente controproducenti”; la proposta del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy non va bene perché  “siamo contrari alla condivisione del debito. Potrà essere realizzata solo dopo il controllo congiunto sui conti pubblici”; sull’esito del vertice di Bruxelles “non mi faccio illusioni. Mi aspetto a Bruxelles discussioni controverse. E se non tutti, molti occhi saranno puntati ancora una volta sulla Germania. Dico subito quello che non sarà detto mai abbastanza: non esiste alcuna soluzione facile e veloce a questa crisi”.

Una lunga giornata alla fine della quale si fa sentire il presidente del Consiglio Mario Monti, che è già in clima trattativa e mette sul piatto il suo “sì” alla Tobin Tax, condizionandolo a un “sì” degli altri leader (leggi: Merkel) alle misure blocca-spread: “L’Italia che ha fatto un passo importante dichiarando di non esser più ostile alla tassazione delle transazioni finanziarie di fronte alla richiesta di procedere eventualmente ad una cooperazione rafforzata, cioé non a 27, ma per esempio per la zona euro, potrebbe prendere in considerazione questa richiesta ma aderirebbe solo se anche per altri aspetti, come la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli sovrani, ci fosse una cooperazione rafforzata e quindi ci si muovesse ad un livello di cooperazione maggiore”.