Austria nemica se non fa entrare italiani, se invece lo fa la Sardegna…

di Lucio Fero
Pubblicato il 28 Maggio 2020 10:28 | Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2020 10:28
Fase 2. Austria nemica se non fa entrare italiani, se invece lo fa la Sardegna...

Austria nemica se non fa entrare italiani, se invece lo fa la Sardegna… (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Austria nemica se non fa entrare italiani, tutti d’accordo gli italiani.  Se invece lo fa la Sardegna di non far entrare italiani…

La Sardegna è uno Stato autonomo con i suoi confini nazionali? Non risulta, non sta scritto in nessuna Costituzione o legge dello Stato. Però gli amministratori (amministratori e non regnanti) della Regione Sardegna si comportano come fosse uno Stato autonomo. 

E da anni, molti anni, la gente e il sentir comune nulla sentono di strano o sbagliato quando questo sempre più spesso accade.

La Regione Sardegna, che non è uno Stato e non ha confini di Stato, annuncia di voler chiedere- imporre a cittadini italiani procedure e documentazione per entrare in Sardegna. Sardegna che è territorio dello Stato italiano. Ma la Regione Sardegna fortemente annuncia di voler dai cittadini italiani passaporto (sanitario) alla frontiera. Né più né meno di quello che farebbe l’Austria se solo passaporto sanitario esistesse in natura.

Passaporto sanitario è una sciocchezza in termini sanitari: un test sierologico negativo agli anticorpi effettuato prima della partenza per l’isola non attesta “purezza” del turista o viaggiatore (a meno del fargli il test all’aeroporto o al porto di sbarco e poi tenerlo in quarantena sul molo o nello scalo fino all’esito).

Passaporto sanitario è una panzana-illusione non poco ignorante: allo stato delle suo conoscenze relative a coronavirus nessuna entità o procedura sanitaria può emettere certificato di non contagiosità.

Passaporto sanitario è solo il riempirsi la bocca di auto propaganda, è solo una formula vuota, piena di nulla. Però qualcosa c’é: la parola passaporto.

Parola che svela un male, una distorsione, un ammaloramento profondo della vita pubblica italiana.

Non solo Regione Sardegna si comporta e si atteggia e si compiace di farlo come fosse uno Stato autonomo con confini nazionali.

Lo stesso e con la stessa sceneggiata del passaporto fa la Regione Sicilia.

Teorizzano una prepotenza folle in uno Stato unitario: il controllo di cittadini italiani alla frontiera di confini che non esistono.

Ma da Stato autonomo ha voluto su altri piani e altre questioni comportarsi la Lombardia. E così ha fatto il Veneto. E così ha scimmiottato la Liguria.

Puglia e Campania al Sud sono rimaste appena un po’ più indietro nel muoversi come l’Italia tutta fosse una Federazione di Stati autonomi.

Sardegna, Sicilia, Calabria, Lombardia e Veneto con molta nettezza hanno preteso e pretendono di essere di fatto Stati autonomi dentro una Federazione. Talvolta recitando il ruolo dello Stato martello, talaltra subendo il ruolo dello Stato incudine. Ma sempre Stato autonomo di una Federazione. Per non parlare della Provincia autonoma di Bolzano che ha addirittura annunciato, in proprio, il come e il quando della riapertura delle frontiere italiane, come fossero le “sue” frontiere e non quelle dello Stato italiano.

Sono i frutti acidi e insieme appiccicosi di una debolezza culturale e politica dello Stato centrale (minato nei decenni più dal populismo territoriale della sinistra che dal secessionismo originario della Lega).

E sono l’esplicitarsi di un equivoco via via ingigantito a bugia. Le Regioni hanno la competenza sulla Sanità. Vero, hanno la competenza e la responsabilità sulla spesa sanitaria e sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria. Compito che svolgono il primo con dovizia di sprechi e clientele e il secondo con difformità tali tra loro che griderebbero vendetta e rivolta.

Come che sia, la competenza delle Regioni sulla Sanità riguarda i soldi della Sanità (e qui quasi ovunque messo in piedi un sistema di super spesa e super burocrazia di nomina politica). 

Non c’è invece in nessuna parte di nessun ordinamento la competenza delle Regioni in materia di sovranità sanitaria. Se mai esistesse sul piano medici clinico un passaporto sanitario, a giudicarne l’utilità e l’uso deve essere il Ministero della Sanità, non la Regione tal dei tali che non ne ha né competenza, né diritto né, evidentemente, nozione.

L’epidemia di coronavirus ha mostrato come il danno si faccia proporzionalmente più grande a mano a mano che incontra organismi afflitti da patologie e quindi deboli. Il sistema italiano delle cosiddette autonomie (Stato-Regioni-Comuni) è pluri patologico: troppi a decidere, nessuno a decidere, eccesso di centri di spesa e spreco, incistamento di una ventina di Ducati semi autonomi ma totalmente pretenziosi dentro uno Stato voluto debole nei poteri ma responsabile ultimo.

A creare questo organismo debilitato e debilitante non è stato tanto Umberto Bossi ai suoi tempi quanto la sinistra governante che inseguì il federalismo pensando in realtà alla moltiplicazione dei centri di spesa pubblica. Da decenni si paga il prezzo di questa scelta, in termini di sovrapposizioni legislative, ritardi, blocchi, moltiplicazione di oneri fiscali, insediamento e avvicendamento clientele ad ogni giro elettorale.

Ma addirittura l’inesistente e auto proclamato Stato autonomo della Regione X o Y che non fa entrare cittadini italiani senza che esibiscano passaporto…Questo è oltre il colmo. Oltre il colmo è che uno spot pro vacanze in Regione (Venite, qui siamo covid free) si trasformi in una sorta dio legislazione frontaliera è, dovrebbe essere, intollerabile e non tollerato.

E si ricominci a chiamarli con il loro nome che è Presidenti di Regione. Presidenti, come in Italia ce ne sono a decine, centinaia di migliaia. Non Governatori, che Governatori non sono né per diritto né per Costituzione. Governatore, titolo pomposo e intriso di millantato credito.