Berlusconi a cena con Boccia-De Girolamo: chiamano D’Alema. Così saltò Nazareno

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 febbraio 2015 10:37 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2015 10:37
Berlusconi a cena con Boccia-De Girolamo: chiamano D'Alema. Così saltò Nazareno

Nunzia de Girolamo e francesco Boccia

ROMA – A far saltare il patto del Nazareno in realtà fu una cena a Palazzo Grazioli con la coppia bipartisan Nunzia De Girolamo (Ncd) e Francesco Boccia (Pd). A mettere insieme i cocci e svelare l’antefatto della rottura è Franco Bechis sul quotidiano Libero.

Secondo Bechis a quella cena, tenutasi a metà gennaio, Berlusconi avrebbe manifestato le sue perplessità circa la tenuta del Pd sul nome Amato, concordato con Matteo Renzi e Angelino Alfano. E Boccia per fugare i dubbi dell’ex Cavaliere avrebbe alzato il telefono e chiamato Massimo D’Alema. Scrive Bechis:

D’Alema ha esordito frizzante: “Silvio, dopo tanti anni, non è il caso di darsi del tu?”. Il colloquio non è stato manco lungo. Ed è finito nel migliore dei modi. “Nessuno scherzo, tranquillo. A noi Amato va benissimo, è il candidato ideale”. Alla telefonata hanno assistito non pochi astanti, e soprattutto qualcuno di loro non è riuscito a tenersi il classico cecio in bocca. Fatto sta che la voce si è diffusa ed è arrivata allo stesso Renzi. Che attraverso canali terzi ha cercato di verificare l’episodio. Ricevendo rassicurazioni: “Ma no, è falso. Del tutto inventato”.

Fatto sta che il premier non ha gradito quel contatto alle sue spalle col suo nemico interno numero uno, Massimo D’Alema. E’ così scrive Bechis che il nome Amato si è bruciato:

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Si è arrivati così al famoso incontro decisivo a palazzo Chigi. Quando Berlusconi è arrivato, Renzi è andato subito all’attacco: “Tu hai cercato un patto su Amato con la minoranza del mio partito. E l’hai fatto con D’Alema”. Imbarazzato il leader di Forza Italia ha provato a negare: “Ma no… D’Alema lo avrò sentito solo al telefono una volta nelle ultime settimane”. Per Renzi è stata una ammissione vera e propria. Ed è andato all’attacco: “E’ stato un gesto scorretto. La minoranza del mio partito è un problema mio, non tuo. Bene, adesso Amato via dal tavolo, non esiste più”.

Ed è così che è arrivata la proposta di Sergio Mattarella con la formula “prende o lasciare”, sia pure edulcorata dall’eloquio renziano: “siccome la minoranza del Pd è affare mio, ho risolto io il problema. E ti propongo Mattarella, che va bene a tutto il Pd, e che non umilia te, perchè non è mai stato un tuo avversario diretto e so che hai manifestato pure un gradimento sulla persona quando il suo nome ti è arrivato un una rosa di candidabili”. Così sarebbe andata. E seguendo il filo di questa versione, si comprenderebbe meglio quel breve colloquio avvenuto fra Renzi e Berlusconi durante il ricevimento di Mattarella al Quirinale. Con Silvio che dice a Matteo: “sei stato birichino…”, e l’altro che gli risponde: “più birichino tu…”.