Cresce la voglia di un governo tecnico: opposizioni unite, Fini apre. Berlusconi e Bossi resistono, Bersani chiede

Pubblicato il 1 Novembre 2010 7:18 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2010 9:28

Silvio Berlusconi

Tempi duri per Silvio Berlusconi, stretto tra un nuovo scandalo, come quello del ‘rubygate’, e le opposizioni che, per una volta unite, chiedono a gran voce le dimissioni e la formazione di un governo tecnico. Gli attacchi all’indirizzo di Berlusconi arrivano da ogni parte ma quello che ha più colpito il Cavaliere è stato quello di Gianfranco Fini che ha lasciato intendere che se il “rubygate” dovesse risultare vero, l’esecutivo si dovrebbe dimettere. Dura la replica di Berlusconi: io non mi dimetto, se vuole sia Fini al staccare la spina al governo e si prenda le sue responsabilità.

Fini è sulla graticola. A parlare nei comizi e dire parole e giri di frase torniti ma anche vuoti sono bravi tanti retori. Ora Fini è chiamato a compiere un atto conseguente, un atto politico ed è un punto su cui si trovano d’accordo sia Berlusconi sia Bersani.

Infatti, a tirare la giacca di Fini sono anche le opposizioni. Primo tra tutti il Pd che sempre domenica, per bocca del segretario Pier Luigi Bersani, è tornato a chiedere al presidente della Camera una prova di responsabilità: “Oggi ho seguito Fini e da lui ci sono state parole giuste alle quali però devono seguire fatti giusti. Sia coerente e stacchi la spina”.

Si accoda anche Walter Veltroni che, in un’intervista alla Repubblica, sottolinea che Berlusconi ”è ai titoli di coda” e deve dimettersi subito. Secondo Veltroni, c’è un solo scenario possibile, quello di un ”governo di responsabilità nazionale che lasci decantare la fase di barbarie politica, riscriva la legge elettorale e affronti le nuove scadenze europee”.

Stessa posizione da parte dell’Udc, che con Cesa invita il governo a dimettersi e le opposizioni a dar vita a una ”fase politica nuova”. Aperture in tal senso anche dal finora restio Antonio Di Pietro che dice di essere disposto ad appoggiare un eventuale governo tecnico, sempre che esso sia un esecutivo di transizione e non un “modo alternativo per mettere il sedere sulle poltrone”. Appare evidente che sente odore di poltrone anche lui.

In casa Pdl-Lega, invece, la tensione resta alta. Berlusconi si para come può dagli attacchi e li respinge al mittente. I suoi tentano di difenderlo come possono. E’ il caso del ministro degli Esteri, Franco Frattini, che dice: “Le cancellerie straniere si informano sulla stabilità di governo, sulle possibili elezioni anticipate e sugli strappi della maggioranza, non sul caso Ruby che ha interessato il presidente del Consiglio Berlusconi. Il carattere esuberante del premier è stato sempre oggetto di una certa curiosità  ma nei limiti di un rispetto assoluto”.

In casa Carroccio se da una parte Bossi rimprovera al premier certi suoi comportamenti, nel ‘rubygate’, rientra immediatamente l’intenzione di appoggiare un esecutivo alternativo a quello attuale.

Silvio Berlusconi. Stretto fra il ‘caso Ruby’, gli affondi di Gianfranco Fini e i malumori interni al suo stesso partito, Silvio Berlusconi mette tutti in guardia sui rischi di un governo tecnico. Un grido di allarme, più che un monito, visto che il premier sembra appellarsi in primo luogo al capo dello Stato. ”Non credo che il presidente della Repubblica potrebbe mai consentire un rovesciamento del risultato elettorale con al governo chi ha perso le elezioni e all’opposizione chi le ha vinte. Sarebbe un rovesciamento della democrazia”. Una democrazia le cui regole, è il ragionamento del premier, non prevedono scorciatoie di sorta. Nemmeno quelle ‘suggerite’ da Fini che più o meno velatamente chiede le dimissioni di Berlusconi nel caso in cui il ‘Rubygate’ trovasse conferme.

Nessun ‘passo indietro’ dunque da parte del premier che, parlando con i suoi, controreplica al leader di Fli sfidandolo ad assumersi le sue responsabilità, sia sul caso di Montecarlo che davanti agli elettori: se vuole faccia lui un passo avanti e stacchi la spina, ma alla luce del sole.

Lega. Un no al governo tecnico arriva anche dalla Lega, che solo due giorni fa, con Umberto Bossi, aveva invece aperto alla possibilità di una coalizione “a termine” che possa traghettare l’Italia a nuove elezioni. Domenica sera è proprio il Senatur a tornare sull’argomento: “Il governo cade a gennaio? Non lo so”, ma in ogni caso Bossi assicura che il Carroccio non appoggerà mai un governo tecnico perché queste verrebbe fatto “per non arrivare al federalismo, per bloccare il federalismo”.