Berlusconi: “I nuovi ladri? Solo birbantelli, li metteremo fuori dai partiti”

Pubblicato il 18 Febbraio 2010 - 14:34 OLTRE 6 MESI FA

Tangentopoli-bis quello no, proprio no: non gli sembra e lo nega. Però Berlusconi è preoccupato e infastidito di questa pioggia di “nuovi ladri”. Al punto da pretendere che inquisiti e condannati siano fuori dalle liste elettorali e, anche se non è chiaro come “fuori dai partiti”. ‘‘Non c’e’ nessun ritorno di Tangentopoli” dichiara secco il premier a Palazzo Grazioli. Un’analisi ma anche uno scongiuro: “Tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico, si tratta dunque di fatti personali che rientrano nelle statistiche: su 100 persone possono esserci 1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale”. ”Vale per le imprese – dice ancora il presidente del Consiglio – per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici”.

Berlusconi è anche intervenuto sul nuovo provvedimento per le intercettazioni, spiegando di voler inasprire ulteriormente le norme peraltro non ancora approvate: “Non mi convince del tutto perchè lo vorrei ancora più severo, però l’attuale testo sulle intercettazioni in Senato è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura. Penso si debba proseguire con quel testo”. Il premier ha poi detto di non aver “mai sentito parlare dell’ipotesi di un decreto in merito”.

Berlusconi teme inoltre per la propria sicurezza: lo ha ribadito durante una cena tenuta mercoledì sera a Palazzo Grazioli con alcuni senatori. “Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c’è ancora chi mi aspetta all’angolo per farmi fuori”. “Già nel ‘94 – ha argomentato il premier – hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudiziarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente… Non è cambiato nulla”.

Il premier ha accusato nuovamente la magistratura, stavolta in privato secondo quanto riferiscono alcuni commensali di una cena con il premier, in particolare con alcuni dei membri togati del Csm. E sarebbe poi di nuovo tornato sulla vicenda del Lodo Mondadori, lamentandosi della sentenza che lo costringe a dare circa 750 milioni di euro a quello che avrebbe definito “il signor tessera numero 1 del Pd”, vale a dire l’ingegner Carlo De Benedetti. Avrebbe definito l’intera vicenda “pazzesca”.

Da qui la necessità di arrivare alla riforma: “E’ arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Voglio subito la riforma della giustizia, è arrivato il momento di procedere spediti, finalmente possiamo farlo”. Il premier, racconta chi ha partecipato all’incontro, ha attaccato soprattutto il Csm “che premia i magistrati che mi attaccano”, e come esempio ha citato Ilda Boccassini. “E’ stata premiata – ha detto Berlusconi – solo perchè mi attacca da anni”. Per il Cavaliere c’erano giudici che avevano più titoli di lei, “ma la Boccassini – ha osservato – è stata premiata perchè mi attacca” da sempre.

Sulle sue “persecuzioni” in generale (da quelle della magistratura a quelle degli avversari politici) Berlusconi avrebbe raccontato ai suoi commensali l’ennesima barzelletta: “Violante mette al corrente D’Alema sulla difficoltà nel riuscire ad uccidere Berlusconi. Ecco la scena: incendio a palazzo Grazioli, Berlusconi sale all’ultimo piano, poi si butta, ma finisce su un tendone e rimbalza sui fili dell’alta tensione. Siccome ha le scarpe di gomma non muore e anzi finisce sull’asta di una bandiera turca ma sopravvive ancora. E alla fine cosa avete fatto?, chiede D’Alema. Abbiamo dovuto abbatterlo, risponde Violante”.