Il “processo mediatico” di Berlusconi, in tribunale con la claque: “Io, il più perseguitato dell’universo”. E spunta il predellino…

Pubblicato il 28 Marzo 2011 10:03 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2011 12:12
berlusconi tribunale

Berlusconi durante il processo Sme (foto Lapresse)

MILANO – Mi si nota di più se vado o se resto a casa? Non è una festa, ma il premier ha scelto la prima soluzione, per dimostrare urbi et orbi che lui lavora e governa mentre altri (vedi i giudici comunisti) gli mettono i bastoni fra le ruote. Silvio Berlusconi torna in aula, dopo 8 anni, per difendersi, come dice lui, “da accuse infondate e ridicole”. Il premier sarà al tribunale di Milano nell’ambito del processo Mediatrade. E non sarà solo, perché per lui ci sarà una “claque” di sostenitori, organizzata dal coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani. L’intento sembra quello di trasformare il processo in uno “show mediatico”, condito da applausi (per l’imputato) e fischi (per i giudici). E alla fine, c’è stato anche un “predellino bis” davanti al palazzo di Giustizia. Ma l’autodifesa di Berlusconi è cominciata un’oretta prima dell’inizio dell’udienza sugli schermi di Mattino Cinque, la trasmissione di Maurizio Belpietro in onda su Canale 5. I toni sono quelli enfatici di sempre: “Sono il più imputato dell’universo”, “Quella dei giudici è un’offensiva comunista”, “Non mi sono mai occupato di diritti televisivi”.

L’ultima volta che Berlusconi si era presentato in un aula di tribunale era il 17 giugno 2003 ed era andato a rendere dichiarazioni spontanee al processo Sme. Invece oggi, 28 marzo 2011, il  premier non ha preso la parola, visto che si è trattato infatti di un’udienza tecnica e preliminare, che si è svolto a porte chiuse e che deve semplicemente stabilire il “percorso” del processo.

Niente dirette, niente interventi in aula, quindi, ma, nonostante questo, sono arrivati i “fans”. Il nuovo coordinatore lombardo del Pdl Mantovani (ha recentemente sostituito Guido Podestà) si è dato da fare e ha radunato le “milizie” pidielline con 600 sms, il cui testo recitava così: “Domani il presidente Berlusconi è a Milano. Mostriamogli, come sempre, il nostro affetto”. Mantovano ha spiegato che la sua iniziativa vuole essere una “manifestazione politica” per sostenere un “perseguitato”. E a chi gli ha ricordato, come Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, che è anche componente del governo, Mantovani ha seraficamente risposto: “Sono sottosegretario dal martedì in poi”.

Ma da chi era composta, (almeno nelle intenzioni) la claque a sostegno di Berlusconi? Lo ha ricostruito Fabio Poletti su La Stampa. Oltre ai gazebo “Forza Silvio”, avrebbero dovuto esserci i militanti de La Destra di Francesco Storace. Presente il Comitato cittadino per la Giustizia di Alberto Torregiani, finito in sedia a rotelle negli anni di piombo.

Non solo, Claudia Fusani su L’Unità ha anche raccontato quanto verrà pagata la “comparsata” nei gazebo davanti al tribunale: 20 euro al giorno più bibita e panino.

Come detto, Berlusconi non ha parlato in tribunale, ma nella trasmissione di Belpietro ha parlato eccome: il processo Mediatrade, ha spiegato il premier è “il venticinquesimo processo” contro di lui, “negli altri sono sempre stato assolto”, anche questo processo rientra nel tentativo della sinistra di “cercare di eliminare il maggior ostacolo”, sono “accuse infondate e ridicole”.

Poi, ha proseguito, “io questo Frank Agrama l’ho conosciuto negli anni Ottanta e poi non l’ho più visto. In Mediaset non mi sono mai occupato dei diritti televisivi, è un fatto che dal ’94 mi sono allontanato dalle aziende per dedicarmi al Paese”, ha spiegato il premier. “Non c’è stato un solo dollaro che sia passato a me da parte di questo Agrama”, ha precisato il presidente del Consiglio. La Procura di Milano “ha dimostrato di avere contro di me una volontà persecutoria che non si ferma neanche di fronte al ridicolo” e quindi la propria conclusione: “Non avrei avuto nessun interesse a pagare tangenti se fossi stato socio di Agrama”.

Poi, il solito accostamento tra giudici e comunisti: “Il comunismo in Italia non si è mai concluso e non è mai cambiato, cerca di usare qualsiasi mezzo per annientare l’avversario”. I fatti su cui indaga la procura di Milano, ha aggiunto il premier, “sono costruiti sul nulla. L’ho giurato sui miei figli e sui miei nipoti”. L’obiettivo dei giudici e della sinistra, ha osservato il Cavaliere, “è tenere sotto la spada di Damocle il presidente del Consiglio perché è un avversario politico”.

L’udienza preliminare per il caso Mediatrade stata rinviata al prossimo 4 aprile, lunedì prossimo, quando la parola passerà al pm Fabio de Pasquale per il suo intervento. Le prossime udienze fissate in calendario sono sempre di lunedì e cioè il 2 maggio e il 30 maggio.

Il premier è imputato nell’inchiesta Mediatrade insieme ad altre 11 persone tra le quali il figlio Piersilvio e l’amministratore delegato di Mediaset, Fedele Confalonieri in una vicenda che riguarda i diritti tv del gruppo Mediaset.