Dai lettori di Blitz @ Sergio Nili: Carrara, senza cinema è una città morta

Pubblicato il 6 Maggio 2010 - 18:24 OLTRE 6 MESI FA

Quale futuro per i cinema e teatri a Carrara? Se si vuol andare al cinema ad esempio si deve andare almeno fino a Massa o Sarzana. Perché? Semplice: a Carrara non ci sono più cinema.

Il Marconi ha chiuso i battenti, come era facilmente prevedibile, senza preavviso a causa delle “esigenze” dei nuovi appartamenti adiacenti che hanno cementificato le uscite di sicurezza distruggendo la macchina teatrale e conseguentemente mettendo in serio pericolo la stabilità dell’intero edificio, al punto da far mettere i sigilli ad una struttura che un tempo era considerata uno dei palcoscenici più “difficili” per i cantanti per il notevole senso critico dei carrarini. Adesso, oltre i sigilli e le impalcature di sostegno, sono rimaste solo le locandine che danno ancor più aria di decadenza e miseria.

Il Garibaldi, di proprietà dell’amministrazione civica, dopo aver strombazzato il suo restyling, con una mossa da pokerista, ha ristretto la sua programmazione, variando così, per molti, il settimanale e ormai consolidato appuntamento con il grande schermo. Avenza è rimasta sprovvista di sale cinematografiche da tempo; ricevitorie del lotto e appartamenti hanno preso il posto dell’Odeon e del glorioso Lux. Fino a poco tempo fa l’unica programmazione a Marina di Carrara era affidata al cinema Manzoni di proprietà della Diocesi; oggi anche questo locale dove per altro si era provveduto ad un restauro eccellente è chiuso. Il Vittoria come pure l’Olimpia hanno lasciato il posto a supermercato e cumuli di macerie.

Il Supercinema di Carrara è rimasto l’ultimo esercente ma presto anche questo pare resterà chiuso per la costruzione di due nuove sale cinematografiche al posto dell’attuale. Nel tempo che il Supercinema chiuderà i battenti per la riorganizzazione dell’intera struttura dove andranno i carrarini? Perché allora non approfittare di questa occasione per rilanciare il teatro dei Gesuiti? Il teatro-cinema, progettato nel 1962 dagli architetti Menconi e Petrucci (lo stesso che ha progettato l’attuale sede del Comune di Carrara). Formato da un’ampia platea e una galleria da 250 posti per una capienza complessiva di oltre 650 persone. Oltre a trovarsi nel centro cittadino a due passi dall’Accademia e dal Comune, proprio per le sue grandi potenzialità, sarebbe potuto essere sfruttato a pieno anche con programmazioni di prosa, musica oltre che cinema.

Curiosa è anche la soluzione della trattativa avvenuta tra il titolare del Supercinema e la Diocesi, proprietaria del teatro. In parole povere, il titolare del Supercinema si sarebbe impegnato, a proprie spese, a riportare la struttura a norma e ad ottenere tutte le autorizzazioni e certificati previsti dalla Legge per l’esercizio a pieno regime dell’attività nel teatro dei Gesuiti. Il tutto per una spesa che il Sig. Ambrosini sarebbe stato disposto a investire, senza alcun onere da parte del Vescovo, assumendosi così ogni responsabilità. In più la stessa Diocesi si sarebbe riservata il diritto di utilizzare il teatro per le proprie iniziative e per quelle delle realtà ed associazioni ad essa direttamente correlate dandone un congruo preavviso al gestore.

Questa proposta trovò favorevoli consensi non solo tra i cattolici, poiché sarebbe stata un’ottima iniziativa per un decisivo rilancio della cultura non solo cinematografica nella nostra città. La Curia inspiegabilmente e paradossalmente sbarrò le porte a questa iniziativa, essendo, molto probabilmente, già in accordo con il Comune di Carrara per ben altre soluzioni. Ecco così che Carrara va perdendo un altro teatro, lasciando l’intera città di stucco per un progetto che solo a Carrara poteva nascere e venire realizzato: la trasformazione del teatro in biblioteca. Si, proprio così: la biblioteca civica di Carrara con un accordo siglato tra il vescovo Binini e il sindaco Zubbani, col benestare dell’assessore alla cultura Giovanna Bernardini e di quello all’urbanistica Andrea Vannucci nonchè approvato dall’intera giunta, a quanto si legge dai giornali, si trasferirà dalla sua storica sede in via del Plebiscito per entrare dentro il teatro.

Un’ulteriore scelta insana di questa amministrazione, che dimostra solamente quanto sia evidente la miopia sia delle istituzioni comunali, dal Sindaco agli Assessori, agli stessi carraresi, che per l’ennesima volta non hanno saputo capire che Cultura non è solo libri e lettura. Come più volte Paolo Biagini, ex direttore del complesso degli ex Gesuiti, ha rimarcato, evidenziando la sua assoluta contrarietà ad un’opera che “sarà solo un palliativo, un grande spreco di denaro pubblico per un luogo in cui il Comune di Carrara dovrà pagare, a quanto riferitomi, un affitto annuale e al termine del contratto, dopo 18 anni e migliaia di euro gettati al vento, ci troveremo con lo stesso problema che abbiamo oggi”.

Stessa veduta di opinioni e grande apprezzamento nelle parole del Presidente della Circoscrizione 2 Carrara Centro Gianpaolo Pezzica che condivide a pieno questa presa di posizione. In tutto il comune di Carrara esiste solo un cinema commerciale, segno inequivocabile di disinteresse verso l’offerta di beni e servizi al cittadino che il Comune dovrebbe sapere gestire con molto più criterio. Il cinema Garibaldi resterà l’unico in grado di offrire cinema, sebbene in una logica di sovrapposizione con altri tipi di spettacolo? Dov’è finita quella che un tempo era definita la Settima Arte? La sua capacità di veicolare cultura, di sperimentare linguaggi, di utilizzare tecnologia, a Carrara che fine farà?

Il pubblico della nostra città non è scomparso. I carrarini automuniti potranno sempre ritrovarsi nei cinema delle città vicine impoverendo ancor di più quello di cui Carrara da anni avrebbe bisogno: vitalità. Poi però ci si lamenta se a Carrara non c’è più nessuno. Con tutti gli spazi vuoti che ci sono a Carrara, il Comune ha scelto accuratamente di puntare in un polo dalle innumerevoli attrattive per ragazzi e adolescenti come quello degli ex gesuiti di via 7 luglio dove i ragazzi, dopo giornate passate sui libri di scuola, hanno voglia di tutt’altro che trascorrere pomeriggi chiusi tra la polvere delle biblioteche.

Sergio Nili