Corte dei Conti: tensione dei giudici contro il presidente Giampaolino

Pubblicato il 26 Marzo 2012 - 08:05 OLTRE 6 MESI FA

C’è fermento tra i magistrati della Corte dei Conti, la magistratura contabile italiana. Alla vigilia del rinnovo degli organi direttivi della loro associazione-sindacato di categoria (Associazione magistrati della Corte dei Conti) monta il risentimento contro il presidente della Corte, promotore di una commissione di studio “per la revisione e il coordinamento dei vertici della magistratura contabile”.

Dell’iniziativa l’Associazione non è stata preventivamente informata, come tradizione e fair play avrebbero imposto. Inoltre i magistrati contabili rimproverano a Giampaolino di non indire i concorsi interni per coprire i posti rimasti scoperti e di non bandire concorsi esterni per il reclutamento di nuovi magistrati nonostante l’elevato scoperto di organico”.

La Corte dei Conti non ha goduto, fino a oggi, della visibilità della magistratura ordinaria, ma con la crescente attenzione degli italiani verso le ruberie pubbliche c’è stata anche una crescente attenzione verso questa magistratura, forse nell’inconscia speranza che si tratti di un organismo meno politicizzato e quindi più garantista.

Il fermento tra i giudizi contabili trova alimento anche nelle ipotesi di nuovi compiti che la Corte dovrebbe o il suo presidente vorrebbe farle assumere. Nota Salvatore Sfrecola, presidente della sezione del Piemonte, in un post sul suo blog “Un sogno italiano.it”, che l’obiettivo della commissione contestata sarebbe “di ‘adeguare la Corte dei Conti alle nuove funzioni di controllo assegnate e pensare a una riforma del processo giurisdizionale che ha ancora tempi lunghi’, come è stato suggerito di scrivere all’Espresso, in edicola in questi giorni”.

In realtà, rivendica Sfrecola, “il processo per responsabilità amministrativa e contabile è, tra quanti ne conosce il nostro Paese, certamente il più celere (nella maggior parte dei casi il primo grado si conclude in un anno dal deposito della citazione (…) e in molte sezioni regionali le sentenze in materia di pensioni giungano nello spazio di pochi mesi dalla proposizione del ricorso”.

Giampaolino sembra voler andare da un’altra parte. Inaugurando l’anno giudiziario della sezione della Sardegna, il 19 marzo, ha messo l’accento sulla funzione di controllo preventivo della Corte, sulla sua evoluzione in una specie di consulente delle varie amministrazioni pubbliche, riducendo il ruolo di persecutore del malaffare a un “secondo momento”: “Missione principale della Corte non è quella della sanzione ma del contributo al miglioramento e allo sviluppo delle amministrazioni”.

A leggere queste parole viene un brivido. Che non si voglia deviare la Corte dal suo ingrato compito, rendendola più funzionale agli interessi non solo dei partiti e dei politici, bersaglio più evidente, ma anche delle migliaia di funzionari pubblici che ogni giorno, agiscano in buona come in cattiva fede, rischiano di incorrere nelle sanzioni della Corte?

Sfrecola fa da eco alle preoccupazioni di molti colleghi: “Dubito si pensi di potenziare le Procure regionali, oberate da istruttorie su sprechi e ruberie varie”.

Le parole “nuove funzioni di controllo”, secondo Sfrecola, costituiscon una “espressione che nasconde, come dimostrano iniziative recenti, l’“idea” equivoca di arruolare economisti tra i giudici contabili, una categoria ignota a tutte le magistrature, dalla Cassazione al Consiglio di Stato, che pure decidono su questioni che presuppongono l’incidenza di fatti di natura economica, per i quali, all’occorrenza, i giudici ordinari e amministrativi si avvalgono di consulenti tecnici”.

Continua Sfrecola: “Sono sconsigliate “riforme” che abbiano il senso di avventurose “sperimentazioni” destinate ad incidere negativamente sulla pelle dei cittadini contribuenti, tartassati da un fisco che non riesce a debellare la più grande evasione fiscale (120 miliardi di euro certificati Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate) dell’Unione europea, nell’ambito della quale l’Italia “primeggia”, altresì, in corruzione (60 miliardi, certificato Corte dei conti, esattamente la metà di quanto si denuncia in Europa, dove tocca quota 120 miliardi!), per non dire degli sprechi quotidianamente sotto gli occhi di tutti, che indignano quanti credono nello stato, così allontanandoli dalle istituzioni”.

Però occorre fare i conti con l’Associazione Magistrati, “la quale lamenta di non essere stata informata tempestivamente della costituzione della Commissione di studio né richiesta di fornire indicazioni in ordine a qualcuno dei suoi componenti. L’Associazione (…) è espressione della intera magistratura della Corte dei conti e, pertanto, è naturalmente rivestita di una autorevolezza che non può essere trascurata”.

Come sia accaduto che l’Associazione non sia stata informata, “non è chiaro, considerato che alla guida della Corte sta oggi un giurista solido, un garbato signore napoletano, da sempre attento alle forme nei rapporti istituzionali e interpersonali”.

Perché, dunque, si interroga Sfrecola, “una tale disattenzione, subito interpretata come uno sgarbo istituzionale nei confronti dell’Associazione? Considerato che siamo alla vigilia delle elezioni per il rinnovo degli organi associativi, in un momento di confronto serrato tra i possibili candidati alla presidenza e tra i gruppi che li supportano, per cui la vicenda della Commissione “di studio” sembra destinata ad avere l’e ffetto della classica benzina sul fuoco? Con inevitabili ripercussioni polemiche esterne, anche in Parlamento e sulla stampa”.