Governo in crisi, anche il mediatore Letta non sa più che fare: e cita “l’impareggiabile amarezza” di Cavour

Pubblicato il 16 Novembre 2010 - 16:54 OLTRE 6 MESI FA

Sarà Gianni Letta, il “mediatore” per eccellenza, a tentare di ricucire lo strappo tra la maggioranza e i finiani. Come spiega Antonio Fraschilla in un articolo pubblicato su Repubblica, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha sofferto molto per le dimissioni dei finiani dagli incarichi di governo: “L’uomo dalle mille mediazioni, si sente affranto e impotente, forse per la prima volta da quando è al fianco di Silvio Berlusconi”.

Preso dallo sconfroto, Letta ha addirittura citato il conte di Cavour, come raccontato da Fraschilla: «Mi piacerebbe ricordare il richiamo a quei “momenti d’impareggiabile amarezza” come scrisse Cavour – dice Letta – Ma rischierei di scivolare nell’attualità politica, non lo voglio fare, non è il luogo, non è il momento e quindi me ne astengo. E poi non vorrei che scrivessero che ho avuto l’ardire di paragonarmi a Cavour».

Le parole del sottosegretario, spiega il giornalista, “nascondono non solo un profondo disagio per quanto sta avvenendo sotto i suoi occhi, ma anche una mancanza di mezzi per intervenire e porre rimedio a uno strappo, quello di Futuro e libertà, che ieri è diventato davvero irreparabile. Così al sottosegretario non rimane altro che appellarsi «al senso di responsabilità» della classe dirigente. «È evidente l’amara esperienza di quanto sia difficile governare e decidere oggi in questo Paese — dice Letta — Soprattutto quando sono in gioco gli interessi generali dell’intera comunità. È ne-cessario che su questi temi l’intera classe dirigente sappia unirsi».

Infine il sottosegretario avrebbe concluso: «Nel passaggio difficile che l’Italia sta vivendo, in cui una crisi finanziaria nata altrove presenta ricadute sempre più evidenti anche sull’economia reale, occorre una dimensione morale che renda una comunità nazionale. Occorre ricostituire una rete forte di sentimenti e di passione tra tutti gli italiani, guardando oltre le divisioni, i localismi e gli interessi particolari».