Tony Iwobi: è leghista il primo senatore di colore della storia d’Italia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 marzo 2018 14:32 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2018 14:34
Tony Iwobi: è leghista il primo senatore di colore della storia d'Italia

Tony Iwobi: è leghista il primo senatore di colore della storia d’Italia

ROMA – Il primo senatore di colore della storia d’Italia è un leghista. Si tratta del nigeriano Tony Iwobi, responsabile Immigrazione del partito di via Bellerio, tra le cui file milita da 25 anni, ovvero da quando la Lega era ancora un partito secessionista e la mutazione genetica imposta da Salvini sarebbe sembrata improponibile. È lui stesso ad annunciare ai sostenitori la sua elezione a Palazzo Madama nella circoscrizione di Bergamo-Brescia.

La nomina risale al 2014, quando la Lega decise di istituire un dipartimento per la sicurezza e l’immigrazione e di metterci a capo Iwobi. Una nomina che fu vista come una risposta a quella, avvenuta l’anno precedente, della congolese Cecile Kyenge come ministro dell’Integrazione nel governo Letta. Il battesimo del fuoco fu la manifestazione del 18 ottobre contro l’operazione Mare Nostrum al grido “Stop invasione”, slogan che Iwobi ha sfoggiato più volte anche sulle magliette. Una contraddizione? Niente affatto. Salvini ha sempre replicato alle accuse di xenofobia affermando di volere il rimpatrio dei clandestini e di considerare “italiani” gli immigrati regolari. Come Iwobi, che ha speso in Italia 40 dei suoi 62 anni. E ha sempre avuto le idee chiare. “Ci sono due tipi di immigrazione: quella regolare, che ben venga, e quella clandestina che è reato ovunque tranne che in Italia. Perché importare nuovi poveri senza poter garantire loro un futuro?”, fu la sua dichiarazione programmatica.

Perché si è innamorato della Lega?, gli chiese Libero in un’intervista del 2014. “Per il federalismo”, fu la risposta, “la Nigeria ha 36 Stati autonomi e confederati. È un progetto che funziona in Africa, perché non dovrebbe funzionare qui, che siamo nel primo mondo?”.

Iwobi non ci sta ad accomunare i clandestini con gli immigrati regolari. “Mi sono fatto da solo, col sudore della fronte”, spiegò, “l’integrazione è fatta di doveri, non solo di diritti. Il ministro Kyenge parla di ius soli? Una follia. Intanto un bambino italiano con due genitori stranieri sarebbe già un problema secondo me. Ma soprattutto ci sarebbe l’invasione di immigrate che verrebbero a partorire qui, solo per avere la cittadinanza automatica. Sarebbe un caos incontrollabile. E poi chi pagherebbe i servizi sociali per tutti questi nuovi concittadini, visto che non ci sono più soldi neppure per le famiglie italiane? Chi li manterrebbe, chi garantirebbe un futuro qui a tutti questi nuovi italiani? Qualcuno se l’è chiesto?”.