Elezioni, referendum: l’Italia vincente e l’Italia inventata

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Giugno 2011 15:49 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2011 15:49

ROMA-Ho visto cose che voi elettori, lettori e telespettatori…Sì, si son visti davvero i lampi sui bastioni di Orione e le fiamme della nebulosa. Si vedono commentatori che dottamente e convintamente argomentano e scrivono: la tv non conta più nulla, Minzolini e Fede parlano a nessuno, i giovani non guardano i Tg e la televisione, è il trionfo ineluttabile e indiscutibile della nuova informazione democratica, e peggio per quei barbogi che non se ne sono accorti. Sono gli stessi commentatori, le stesse firme, gli stessi giornali che una settimana fa, appena una settimana fa avevano arfgomentato e scritto che senza Annozero in onda non c’era più ostacolo ed argine alla trionfante propaganda berlusconiana, gli stessi che avevano argomentato e scritto che Santoro era l’ultimo bastione, caduto il quale sarebbe stata invasione e alluvione, gli stessi che predicano Rai3 come l’indispensabile informazione democratica che altrimenti non c’è. Mettersi d’accordo con se stessi non se ne parla: di grazia, la televisione è o no la madre e la matrice di tutti i risultati elettorali? Oppure è “matrigna” quando si perde e non conta quando si vince?

Si vedono commentatori e analisti che dottamente e convintamente argomentano e scrivono: c’è una nuova società civile compatta e trasversale nel suo marciare e sentire unita. Sono gli stessi che per mesi, fino ad ieri, lamentavano dottamente la “società liquida” che non si ricompone in nessuna forma solida e costante. Si vedono sociologi che scoprono niente meno che Internet come nuovo aggregatore della coscienza civile e politica, sono gli stessi che lamentavano dottamente la dispersione e polverizzazione dell’esperienza empirica e della capacità concettuale perpetrata a livelli di massa dentro e con Internet. Si vedono politologi che discettano della virtù civica del “ritiro della delega” da parte dell’elettorato. Sono gli stessi che dottamente lamentavano l’incapacità di massa a conferire delega che fosse altra dalla strenua difesa degli interessi della corporazione e del familismo amorale. Si vede un ‘Italia descritta fino a ieri come dispersa e contratta oggi descritta come in fiore, viva e vitale.

Complessivamente si vede un sacco di gente che, di fronte a una frana, scopre con stupore l’esistenza della legge di gravità e si complimenta con pietre e massi per la loro scientifica volontà di rotolare a valle. Quella che ha sconfitto e bocciato la destra alle elezioni amministrative e ha regalato 27 milioni di basta al governo tramite referendum non è un’Italia che prima non c’era né un’Italia che è mutata in una notte. Appena un anno fa l’Italia alle regionali concedeva alla destra ampia e fiduciosa delega. E’ successo quel che normalmente succede e anzi c’ è ancora qualcosa di anormale nel fatto che in Italia sia successo così tardi. Come le altre società europee, quella italiana è preoccupata e angosciata dal presente e dal futuro, fino al punto di tentar di resistere con ogni mezzo, e ogni voto, alla contemporaneità. Per lungo tempo ha creduto che Berlusconi la potesse esentare dal fare i conti con la contemporaneità che non garantisce “rischio zero” in economia e negli assetti sociali. Berlusconi raccontava la favola che nulla di sostanziale sarebbe cambiato, che tutto ciò che era acquisito lo era per sempre e, magari, altro si sarebbe acquisito. Alla favola l’Italia ha creduto fino ad ieri.

Poi ha visto calare i redditi e diventare incerti i posti di lavoro, ha visto un premier confusionario e parolaio, in molte occasioni perfino imbarazzante. E imbarazzante senza contropartita reale, ci fosse stata contropartita l’imbarazzo sarebbe stato assorbito come lo è stato per molti anni. Questo uno dei grandi affluenti, forse il più grande, del grande fiume che ha portato al maggio e giugno elettorale italiano. L’altro affluente è stato ed è la diffidenza verso la scienza e la tecnologia, la richiesta spasmodica del “rischio zero”. No agli ogm, anche se alcuni ogm curano e salvano il diabete, no alla Tav e al nucleare e alle onde elettromagnetiche. No a tutto ciò che non sia sicuro al cento per cento. E ancora un altro affluente che ha cominciato a sgorgare nel 2008: la tardiva critica all’iper capitalismo, al turbo capitalismo che garantisce consumi e redditi sulla friabilissima base del debito. Quindi più garanzie sociali, la riscoperta del “Noi” e non solo dello “Io”. Omettendo però dalla critica il debito casalingo su cui poggiano i casalinghi consumi e redditi che il nuovo “sociale” dovrebbe garantire. Tre affluenti e forse anche altri che diventano grande fiume, fiume che ha grande portata. Ma nella corrente indubbiamente nuova navigano e vengono trascinati, corrono e si sovrappongono i pezzi, e anche i detriti, della società che c’era prima. A Berlusconi l’Italia non crede più, si attende ancora qualcuno che le dica la verità ed è tutto da vedere se l’Italia la sopporterebbe questa verità. Il resto è canzone, anzi motivetto di accompagno, schiuma e solo schiuma del fiume che, è vero, non ha alveo e percorso. Ma questo è un problema e non la soluzione, anzi un guaio e non una virtù.