“Quella è la porta”. Berlusconi e gli altri contro Fini

Pubblicato il 2 Dicembre 2009 - 12:52 OLTRE 6 MESI FA

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Via dal Pdl oppure offra spiegazioni chiare e convincenti davanti a una platea di partito. Questi i sentimenti a caldo, prima ancora del ragionamento politico, all’interno della maggioranza  sulla vicenda del fuorionda del presidente della Camera Fini. Il premier Berlusconi è descritto come furioso, tanto da considerare l’alleato – secondo fonti all’interno del Pdl –  già con un piede fuori dal Popolo delle libertà. E Bossi liquida la questione senza temere incidenti diplomatici: “Da noi il vero amico della sinistra è un ex fascista”.

Alle prese con la sua settimana nera (Spatuzza ecc.) il Cavaliere non si aspettava certo di dover rispondere alle dichiarazioni a microfono aperto di Fini durante il convegno di Pescara.  Il rapporto non idilliaco tra i due potrebbe a questo punto essere irrecuperabile, considerando poi le stesse parole dette da Fini intervenendo telefonicamente in diretta a “Ballarò”: “Sul filmato ‘rubato’ non ho nulla da chiarire, non debbo dare alcuna spiegazione”.  Secondo Il Giornale il premier sbigottito avrebbe confidato al suo entourage:  “E’ un errore da principiante. La misura è colma, la porta è quella”.

Di fatto da Milano ieri, scrive Repubblica.it, durante l’incontro con il nuovo presidente dell’Ue, Van Rompuy,  Berlusconi avrebbe convocato in via dell’Umiltà tutti i maggiorenti del partito. Presenti Cicchitto, Gasparri e Quagliariello. Non Italo Bocchino però, l’unico “finiano” rimasto nella compagnia. Berlusconi al telefono in viva voce avrebbe sfogato tutta la sua indignazione, dicendosi “disgustato” dalle parole del “co-fondatore” del Pdl: “Se ha dubbi morali su di me, si accomodi pure alla porta”.

Le voci di corridoio e i “si dice” aumentano quando arriva l’unica nota ufficiale del partito. Daniele Capezzone, al termine di un incontro a via dell’Umiltà con i vertici del Popolo delle libertà dichiara: “Non commentiamo i fuorionda. Nell’ultimo ufficio di presidenza del Pdl ci siamo espressi all’unanimità sull’utilizzo dei cosiddetti pentiti, sull’uso politico della giustizia, sul tentativo in atto di ribaltare il risultato della ultime elezioni politiche. Quel documento per tutti noi esprime la linea di fondo del Pdl. Tocca ora al presidente della Camera spiegare il senso delle sue parole rese note da Repubblica Tv e se con quelle ragioni è ancora d’accordo”.

Le parole di Fini con il procuratore Nicola Trifuoggi, alla luce del cruciale appuntamento del 4 dicembre quando il pentito Spatuzza sarà chiamato a deporre contro Marcello Dell’Utri – scrive Repubblica.it – avrebbero fatto infuriare il premier. A uno dei suoi consiglieri avrebbe ribadito le convinzioni che Fini stia giocando da tempo con Casini e Montezemolo, che voglia costruire un partito nuovo, una sorta di ‘Kadima’ italiano (l’esperimento politico israeliano ndr.).

Intanto si delineano gli schieramenti all’interno del partito.  “Certe cose bisognerebbe evitare non solo di dirle, ma perfino di pensarle” – ha commentato Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori del Pdl.  Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sandro Bondi, ministro della Cultura e coordinatore del Pdl:  “L’intervento di Fini nel corso della puntata di ieri di Ballarò mi ha particolarmente amareggiato”.

A mediare ci pensa Italo Bocchino, che è rimasto a lungo nell’ufficio del presidente della Camera:  “Capisco che viene chiesto un chiarimento, ma è meglio lasciare le cose come stanno. Del resto l’altra sera Fini a Porta a Porta è stato cauto e io ho fatto un’intervista che serviva a riconciliare”.

Smorza i toni infine il ministro dell’Istruzione Gelmini che invita a “non drammatizzare”.

La spaccatura tra Fini e Berlusconi rimbalza anche sui giornali rimanendo il pezzo forte della giornata.  Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri arriva a chiedere le dimissioni dell’ex leader di An : ”Fini si è tradito, chiarisca o si dimetta.  Sulla stessa linea Libero che titola:  “Fini ormai è fuori onda” e aggiunge: ”Ha fretta di archiviare Berlusconi e per farlo spera in pentiti e pm”.

Il Secolo d’Italia, sostenitore del presidente della Camera, fornisce invece una diversa interpretazione dei fatti. Nell’editoriale del direttore, Flavia Perina, si fa riferimento ad una dichiarazione di Daniele Capezzone in cui si chiede a Fini di spiegare se sia ancora d’accordo con la linea del partito. ‘Nessuna linea è stata messa in discussione. Chi ha interesse a forzare la polemica oltre ciò che e’ legittimo? A cosa punta questa escalation minacciosa, questa catena di ultimatum per di più espressi da soggetti politicamente non legittimati a nulla, da Feltri a Capezzone?”. L’editoriale così conclude:  ”Non amiamo la dietrologia, ma qui è evidente l’obiettivo: esasperare Fini e spingerlo altrove a forza di provocazioni, invettive, maldicenze e grossolani aut-aut”.