Il dl omnibus è legge. Referendum nucleare a rischio

Pubblicato il 25 Maggio 2011 20:13 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2011 21:16

ROMA – Con 301 sì, due astenuti e 280 no la Camera ha dato il via libera definitivo al dl omnibus: ora è legge. ”Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari”. Così recita un passo del dl con cui si bloccherebbe tutta l’attività legata alle nuove centrali nucleari, come previsto dalla legge 99 del 2009.

La norma potrebbe anche bloccare il referendum sull’energia atomica, già  fissato, insieme ai due sull’acqua e a quello sul legittimo impedimento, per il 12 e il 13 giugno prossimo.

Sarà la corte di Cassazione a dover decidere se la norma rende inutile il referendum. Nell’omnibus, peraltro, si stabilisce che tra un anno il governo potrà varare una Strategia energetica nazionale che, al momento, non escluderebbe l’opzione del nucleare. Tuttavia, rimane in piedi la struttura di quella legge in cui viene previsto, tra le altre cose, la creazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, e la costruzione del parco tecnologico con all’interno il deposito nazionale di scorie radioattive.

Ecco cosa contiene la nuova legge: Stop alle centrali nucleari e al referendum; aumento delle tasse sulla benzina per finanziare la Cultura; nuovo ruolo per la Cassa Depositi e Prestiti per difendere le aziende italiane dalle scalate straniere; Risorse per Pompei; proroga del divieto dell’incrocio tra Tv e giornali.

– NO AL NUCLEARE: il decreto inizialmente prevedeva una moratoria di un anno del programma nucleare, ma un emendamento del governo approvato in Senato abroga tutte le norme che riguardano la realizzazione di impianti nucleari decise con la legge 99 del 2009. Il decreto stabilisce che tra un anno il Governo vari una Strategia energetica nazionale, nella quale non è esclusa l’opzione nucleare. L’emendamento eviterebbe il referendum del 12 giugno e secondo l’opposizione differisce a tempi migliori una scelta sul nucleare che altrimenti sarebbe preclusa dalla vittoria del ”no” nelle urne.

– BENZINA E CINEMA: il decreto assegna alla Cultura 236 milioni di euro, di cui 149 per il Fondo unico per lo spettacolo (Fus), riportandolo a 422 milioni. I soldi vengono ricavati dall’aumento delle accise, cioè le tasse, sulla benzina. Abrogata invece la tassa di un euro sui biglietti del Cinema.

– POMPEI: dopo il crollo della Scuola dei Gladiatori, ecco che arriva ”un programma straordinario ed urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro” dell’area archeologica. Esso comporterà, tra l’altro, la possibilità di assumere personale specializzato, in deroga al blocco delle assunzioni, e alcune semplificazioni per favorire la ricerca di sponsor disposti a sostenere i restauri. Verra’ utilizzata una quota dei Fondi Fas per la Campania.

– INCROCI STAMPA-TV: è uno degli articoli più criticati. Viene prorogato al 31 dicembre 2012 il divieto per i soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete, di acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. Per le opposizioni Berlusconi blocca così l’arrivo di nuovi soggetti nel mercato televisivo.

– FREQUENZE RADIOTELEVISIVE: il passaggio al digitale terrestre è prorogato al 30 settembre 2011 mentre entro il 30 giugno 2012 il ministero dello Sviluppo provvede ad assegnare le frequenze radio-tv, anche in riferimento alla banda larga. Per quanto concerne le frequenze in ambito locale, il ministero dello Sviluppo predispone, per ciascuna zona, una graduatoria dei soggetti abilitati a trasmettere.

– SERVIZIO SANITARIO ABRUZZO: per le sole Asl della regione colpita nel 2009 dal terremoto, è prevista per il 2011 una deroga ai parametri di spesa per il personale a tempo determinato e per i contratti di formazione lavoro.

– NUOVI POTERI DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI: dopo la scalata di Lactalis a Parmalat, vengono ampliate le funzioni della Cdp che può assumere partecipazioni in societa’ considerate strategiche per il Paese purche’ non siano in crisi e risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività. Insomma niente salvataggi ma una difesa dei ”campioni” Tricolore. Il decreto del ministero dell’Economia che dovrà definire i requisiti di queste società viene trasmesso alle Camere. Per l’opposizione c’e’ troppa discrezionalita’ del Ministro per la Cdp senza alcun limite di carattere quantitativo e temporale che adombra una riedizione delle Partecipazioni Statali.