La maggioranza lima ‘la legge bavaglio’: proroghe, sanzioni e cimici

Pubblicato il 13 luglio 2010 21:14 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 21:19

Per la maggioranza la riforma delle intercettazioni ‘deve’ passare. Come? Pdl, Lega e finiani fanno la conta delle modifiche: sei per i primi due, cinque per gli altri. Dai microfoni nascosti alle sanzioni ridotte per gli editori, gli emendamenti presentati sono undici. Portano le firme di Enrico Costa del Pdl e Matteo Brigandi’ del Carroccio, da una parte, e di Giulia Bongiorno dall’altra. I berluscones, appoggiati dai leghisti, cercano in tutti i modi di fare ritocchi ad hoc alla cosidetta legge bavaglio perché superi ogni ostacolo, compreso quello dei finiani più reticenti.

Sostituzione del magistrato Per Costa e Brigandi’ il pubblico ministero, accusato di aver rivelato segreti inerenti il procedimento che gli è stato affidato, deve essere sostituito solo nel caso in cui contro di lui sia stata esercitata l’azione penale. Non basta più la semplice iscrizione nel registro degli indagati.

Più tempo per gli ascolti Al Senato il tetto era di tre giorni in tre giorni di proroga sui 75 consentiti. Ora per Costa e Brigandi’ diventano “15 in 15”, ma la Bongiorno non ne parla. Si elimina il riferimento alle ‘riprese visive’ e per acquisire i tabulati bastera’ il via libera del Gip (non più del Tribunale distrettuale in seduta collegiale come si voleva al Senato).

Reati-spia Costa e Brigandi’ propongono di assimilarli a quelli di maggiore allarme sociale (art. 407 comma 2 lettera A del codice di procedura penale) per i quali verrà fatta valere la disciplina usata per i reati di mafia e terrorismo. Ma nel 407 non si parla di usura. Reato che i finiani volevano rendere ‘intercettabile’.

Sanzioni ridotte per gli editori Costa-Brigandi’ riducono solo le sanzioni. La finiana Bongiorno, invece, considera punibili gli editori solo nel caso di pubblicazione di intercettazioni di cui era stata ordinata la distruzione (quelle estranee alle indagini o relative a terze persone).

Intercettazioni ambientali Il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno affronta solo un tema della questione: quello che riguarda il concetto di ‘privata dimora’. Al Senato venne cambiato e sostituito con il piu’ generico ‘luogo privato’. In questo modo non sarebbe stato più possibile (come avviene ora) installare ”cimici”, ad esempio, nell’automobile di qualcuno.

Costa e Brigandi’ invece si occupano di un altro aspetto: la ‘flagranza di reato’. E propongono che le intercettazioni ambientali possano essere fatte in un luogo anche se non vi sia la certezza che li’ si stia svolgendo un’attivita’ criminosa (come prevede il testo licenziato del Senato). E’ necessario però che non si effettuino in ‘luoghi privati’ e che dalle indagini svolte risulti che attraverso le ‘ambientali’ sara’ possibile acquisire prove di fondamentale importanza (non si parla piu’ di ‘assoluta indispensabilita’ delle indagini’ come nella versione di Palazzo Madama). In più, si sopprime la norma secondo la quale il Pm avrebbe dovuto chiedere la proroga degli ‘ascolti’ di tre giorni in tre giorni. L’autorizzazione, invece, verrà data secondo quanto prevede la legge attuale, ad eccezione dei casi d’urgenza nei quali il magistrato potra’ provvedere con proprio decreto alla prosecuzione dei controlli.

Indagine contro ignoti Secondo la Bongiorno, per indagare contro ignoti vi dovra’ essere il ”fondato motivo di ritenere che siano a conoscenza dei fatti per i quali si procede” (come Costa-Brigandi’), ma poi facilita la procedura aggiungendo che in alternativa bastera’ ”che possano fornire elementi utili ai fini della prosecuzione delle indagini”.

Niente privilegi di casta La Bongiorno elimina in parte il privilegio introdotto al Senato secondo il quale anche per intercettare utenze di terzi, se vi parla un parlamentare e si ravvisi l’intenzione del Pm di ascoltare proprio quest’ultimo, si sospenda l’ascolto e si chieda il via libera alla Giunta della Camera di appartenenza.