Intercettazioni, dilemma governo: più paletti (privacy), più poteri (terrorismo)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Marzo 2015 14:22 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2015 14:22
Intercettazioni, dilemma governo: più paletti (privacy), più poteri (terrorismo)

Intercettazioni, dilemma governo: più paletti (privacy), più poteri (terrorismo)

ROMA – Intercettazioni, dilemma governo: più paletti (privacy), più poteri (terrorismo). Come far passare una legge che consentirebbe, per arginare la minaccia attuale del terrorismo, poteri indiscriminati ai governi di accesso e controllo per intercettare dati e informazioni personali conservate su pc e smartphone e allo stesso tempo imporre limiti e paletti all’uso delle intercettazioni per garantire la privacy?  E’ il dilemma in cui si dibatte il governo, un imbarazzo che intanto ha portato allo stralcio d’imperio voluto da Matteo Renzi della norma del controllo sui pc.

Ma ieri mattina (26 marzo, ndr.), è stato lo stesso Matteo Renzi a prendere la decisione: via, stralciato senza troppi complimenti, l’emendamento ”governativo” che tra le possibilità di intercettazione inseriva, senza limiti, l’acquisizione di file «anche attraverso l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico».

Al momento, l’ipotesi è di collegare questo testo alla normativa che riguarderà le intercettazioni, qualunque sarà il suo destino (ed i suoi tempi). In ogni caso, spiegano dal Pd, dovranno essere posti limiti precisi a quando e come utilizzare programmi come i ”Trojan”, capaci di acquisire tutte le informazioni contenute in un supporto informatico. (Sara Menafra, Il Messaggero).

Sull’altro versante della questione, soprattutto per il pressing di Ncd (Angelino Alfano è segretario e ministro dell’Interno) scottata dalla pubblicazione delle intercettazioni su Lupi defenestrato da ministro senza essere però nemmeno indagato, si ragiona su un nuovo disegno di legge ad hoc (per aggirare l’iter lungo della delega sulla Giustizia) per mettere qualche limite alla pubblicazione  nelle ordinanze dei giudici sulle registrazioni che riguardano le persone non indagate. Silvia Barocci su Il Messaggero elenca le misure dell’articolato allo studio a Palazzo Chigi.

Nelle ordinanze cautelari, patrimoniali o di perquisizione, il magistrato dovrà operare una selezione delle intercettazioni allegando solo quelle penalmente rilevanti, senza quelle dei non indagati, e mettendo in sicuro in cassaforte le altre; nei verbali dovrà essere richiamato unicamente il contenuto e non la conversazione integrale; sarà nel corso di un’udienza filtro, alla presenza degli avvocati, che il giudice deciderà quale intercettazioni sono da distruggere e quali invece possono essere utilizzate dalle parti.

Resta aperto il problema su quando fissare l’udienza filtro in caso di arresti e cosa poter allegare alle ordinanze di misura cautelare. La certezza è che per i giornalisti che pubblicano ciò che non dovrebbero non ci sarà il carcere ma una multa. (Silvia Barocci, Il Messaggero).