Iva 21%, debito e evasione salgono. Bersani-Visco smascherano il “buco” di Monti

Pubblicato il 5 dicembre 2012 11:50 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2012 11:54
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Bersani e Visco smascherano il buco di Monti e il flop dell’Iva al 21%

ROMA – Con l’Iva al 21% introdotta dal governo Monti, l’evasione fiscale sull’imposta indiretta è aumentata, con un gettito inferiore alle previsioni compreso fra i 5,5 e i 7,5 miliardi. Anche il calo del Pil è più elevato di quello indicato dal Tesoro, 0,5% contro lo 0,2 nel 2013. Per i mancati tagli e le minori entrate l’avanzo primario (saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito) si collocherebbe tra il 2,4 e il 2,6%, contro il 2,9% previsto dal Governo. Conclusione: per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, obiettivo primario del governo dei professori e vincolo pattuito con l’Europa, sarà necessaria appunto una manovra da 7 miliardi.

Leggiamo queste considerazioni, che assomigliano a una sconfessione dell’azione di Monti, nel documento appena pubblicato del Nens (Nuova economia Nuova società, leggi qui per intero), il think-thank economico del segretario Pd Bersani e dell’ex ministro delle Finanze del governo Prodi, Vincenzo Visco (è il quotidiano Libero che ha diffuso per primo il documento). Il freddo report del Nens, “Andamento e prospettive della finanza pubblica italiana”, riporta fedelmente il contenuto della nota di aggiornamento (Nda) sui conti pubblici degli ultimi 4 mesi prodotta dal Governo (Def). Nota che ridimensiona, se non stravolge, l’ottimismo di Palazzo Chigi.

Dice il documento del Nens: “Tenendo conto del pessimo andamento dell’Iva, presumibilmente dovuto all’incremento dell’evasione, l’avanzo primario per il 2012 potrebbe quindi collocarsi tra il 2,4 e il 2,6 del Pil (contro il 2,9 previsto dal Governo) mentre l’indebitamento netto raggiungerebbe un valore compreso tra il 2,9 e il 3,1 del Pil (contro il 2,6 previsto dal Governo). Nella peggiore, ma non improbabile, ipotesi, quindi, l’Italia non uscirebbe dalla procedura comunitaria per disavanzo eccessivo, il che renderebbe sostanzialmente obbligatoria una manovra immediata per il governo subentrante”.

Più chiaro di così. Da Bersani (e Visco), grande elettore dell’attuale governo e probabilissimo premier in pectore, arrivano bordate micidiali contro Monti, accusato nell’ordine del boomerang dell’Iva, di sostanziale fallimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio, di nascondere la necessità di una manovra aggiuntiva, di fornire dati non veritieri. A tal proposito, cioè sul formale raggiungimento del pareggio di bilancio, prosegue il documento:

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“Il problema di fondo è queste stime si fondano su previsioni macroeconomiche per il 2013 piuttosto ottimistiche. Modificando queste previsioni, anche sulla scorta di quelle formulate da istituzioni nazionali ed internazionali, si ottengono risultati molto diversi. Se, ad esempio, il tasso di crescita del Pil nominale nel 2013 scendesse allo 0,5%, e se si mantenessero le ipotesi di elasticità al PIL della spesa primaria e delle entrate che il Governo implicitamente considera nella NDA, l’avanzo primario e l’indebitamento netto peggiorerebbero nel 2013 di quasi 1 punto percentuale, portandosi rispettivamente al 2,9 e al -2,8%. Se la crescita nominale fosse nulla, vi sarebbe un peggioramento ulteriore di questi saldi, in quota di Pil, di 0,2 punti. La principale conseguenza di queste ipotesi è il mancato raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale nel 2013. Infatti, mantenendo l’ipotesi del Governo che la correzione strutturale comporti un miglioramento dei saldi di 1,8 punti di Pil, l’indebitamento netto strutturale del 2013 si collocherebbe tra l’1 e l’1,2%, ben oltre i limiti di approssimazione normalmente ammessi per poter conseguire il pareggio di bilancio”.

Risultato? Al prossimo governo toccherà fare subito una nuova manovra.