Legittimo impedimento, il parlamento ha 18 mesi per approvare un disegno di legge costituzionale

Pubblicato il 7 Aprile 2010 23:13 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2010 23:13

Il presidente della Repubblica aveva appena fatto sapere di aver firmato la legge, che in Parlamento era già cominciato il conto alla rovescia. Il legittimo impedimento è infatti una legge con una data di scadenza, 18 mesi dalla sua promulgazione, oltre la quale lo scudo processuale garantito al premier e ai ministri svanirà per sempre.

E dunque, per evitare che Silvio Berlusconi tra un anno e mezzo sia nuovamente chiamato a difendersi in tribunale nei processi che lo vedono imputato, la maggioranza ha davanti a sé una sola strada: quella di inserire direttamente nella Costituzione la sospensione dei procedimenti giudiziari per le alte cariche dello Stato, principio contenuto nel vecchio lodo Alfano, bocciato dalla Consulta perché trattava con legge ordinaria principi di rango costituzionale.

Ecco dunque aprirsi una delicata partita in Parlamento. La maggioranza ha già nel cassetto un disegno di legge costituzionale da far approvare il prima possibile dalle Camere. Si sono incaricati di scriverlo i senatori del Pdl Roberto Centaro e Gaetano Quagliariello, che hanno lavorato sul vecchio lodo trasformandolo in un nuovo testo a prova di respingimento da parte dei giudici della Consulta. Perché l’operazione vada a buon fine, si devono però verificare due condizioni: la prima è che il disegno di legge venga approvato prima dei 18 mesi lasciati dalla legge sul legittimo impedimento (calendario alla mano, il sì delle Camere deve arrivare entro ottobre del 2011); la seconda, decisamente più impegnativa, è che l’opposizione non presenti la richiesta di sottoporre la nuova legge a referendum. Perché, con il referendum, nella migliore delle ipotesi si aprirebbe una finestra temporale in cui , decaduta la legge sul legittimo impedimento e in attesa della consultazione referendaria, i giudici potrebbero chiamare nuovamente Berlusconi alla sbarra; nella peggiore, lo scudo giudiziario potrebbe essere spazzato via per sempre dal voto popolare lasciando premier e ministri senza più scudi dietro cui ripararsi dalle insidie processuali.

Per evitare questi scenari da incubo, per la maggioranza c’è solo una cosa da fare: strappare all’opposizione un sì alla legge costituzionale e approvarla con una maggioranza superiore ai due terzi. Superata questa fatidica soglia, infatti, nessuno potrebbe più chiedere il referendum e la modifica costituzionale entrerebbe immediatamente in vigore, facendo tirare un sospiro di sollievo agli interessati. Il problema dunque è: come convincere l’opposizione a dire di sì? Tutto lascia pensare che il disegno di legge sul lodo Alfano in costituzione entrerà nella più ampia partita delle riforme, all’insegna del classico “se io do una cosa a te tu poi dai una cosa a me”. Qualcuno si azzarda a immaginare uno scambio tra il via libera alla riforma elettorale che piace al Pd con il sì dei democratici al nuovo “lodo Quagliariello”. Non sarà una partita facile. Il Pd, a tutt’oggi, conferma le ragioni che lo hanno portato a votare no in Parlamento al legittimo impedimento. Spiega Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd: «Abbiamo pieno rispetto per la decisione del Presidente Napolitano ma il legittimo impedimento è l’ennesimo provvedimento che prova come il governo e la maggioranza si muovano non nell’interesse degli italiani e delle istituzioni ma solo per difendere il premier dai processi».

Non farà sconti l’Idv, che già annuncia di voler promuover un referendum sul legittimo impedimento, una “legge immorale” secondo Antonio Di Pietro. Ma in Parlamento ci si prepara ugualmente: come spiega il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Donato Bruno: «Quando arriverà il lodo Alfano costituzionale ci lavoreremo».